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	<title>Vangelo e Zen - comunità di dialogo interreligioso &#187; lettere</title>
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		<title>Lettera Vangelo e Zen &#8211; 13/5/12</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 23:39:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierinux</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[lettere]]></category>

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		<description><![CDATA[lettera Vangelo e Zen Vangelo secondo Giovanni 17, 1 -11 13 maggio 2012 … “&#8230; E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse&#8230;”. La breve citazione dal Vangelo di domenica 6 maggio, sopra riportata, è tratta dalla preghiera che Gesù, durante la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: x-large;">lettera</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: xx-large;">Vangelo e Zen</span></span></p>
<div style="margin-top: 20px; text-align: center;">Vangelo secondo Giovanni 17, 1 -11</div>
<div style="margin-top: 20px; text-align: right;">13 maggio 2012</div>
<blockquote><p>… “&#8230; E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse&#8230;”.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">La breve citazione dal Vangelo di domenica 6 maggio, sopra riportata, è tratta dalla preghiera che Gesù, durante la cena d&#8217;addio (ultima cena), elevò al Padre davanti ai suoi discepoli. Chi, come il sottoscritto, ricorda le ultime parole di suo padre o di sua madre prima di lasciare questo mondo, può immaginare quanto profonda fosse la commozione sia di Gesù, sia dei discepoli. Davanti ai suoi amici più cari, prima di finire il pellegrinaggio terreno Gesù desiderò ardentemente di riprendere dimora dentro il pensiero in cui Dio lo generava e lo custodiva dall&#8217;eternità: niente in meno e niente in più. E&#8217;, questa, la preghiera che si fa sempre più forte nel cuore di ciascuno di noi, quando il pellegrinaggio terreno si inoltra nell&#8217;autunno. Ed è una preghiera entusiasmante, madida della fede che la propria esistenza ha un senso eterno, e che in quel senso è la propria dimora. Purché l&#8217;uomo muoia a ogni sua misura di quel senso, e risorga là dove il senso del suo esistere è gratuità e amore. Lo Zen, con le sue frasi incisive, direbbe: La dimora senza dimora! Le rose di plastica hanno solo petali coloratissimi e non hanno spine. Ma la spina, nella rosa che vive, è vera come il petalo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;uomo può sempre imbrogliarsi anche là dove dice di volersi liberare. Posso anch&#8217;io mistificare quanto detto sopra con quanto sto per dire sotto. Può essere così; ma dico.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 30 maggio al 3 giugno a Milano la Chiesa cattolica celebra il 7mo congresso mondiale della famiglia. Il tema trattato nel congresso è “la famiglia: il lavoro e la festa”. Non c&#8217;è dubbio che il tema è attualissimo. La ricerca del lavoro, la sua conservazione, e inoltre la brama di carriera all&#8217;interno dell&#8217;ambiente di lavoro, tutto questo riduce talmente il tempo dato allo stare in casa, che la casa a sua volta si riduce a dormitorio. A tornare a casa dal lavoro per lo più sono corpi stanchi, disanimati dalla tensione e bisognosi solo di cibo e letto. Così la casa cessa di essere il luogo dove la nostra umanità si rigenera che sono sostituiti dai luoghi di relax a pagamento, anche questi programmati come propaggine del lavoro e non della casa. Molti, infatti, tacciono ai propri famigliari il dove e il come cercano il proprio relax. Senz&#8217;altro l&#8217;ondata di depressioni che dilaga nella gente, oggi, ha uno dei suoi motivi principali nello spegnimento della gratuità famigliare. Quindi, “Benvenuto” a questo momento di riflessione che è il congresso.</p>
<p style="text-align: justify;">Detto questo, tuttavia in questi giorni mi sento porre da molti questa domanda: Questo congresso, in cui si riuniranno centinaia di migliaia di persone – alla messa col Papa forse un milione e mezzo &#8211; che rapporto ha con il recupero dell&#8217;anima smarrita delle nostre case? Che rapporto ha la somma ingente che verrà spesa alla venuta del Papa, con l&#8217;ansia del fine mese di tante e tante famiglie vittime della crisi economica? Che rapporto tra quei paludamenti dei cardinali, colorati con la carissima essenza di porpora, e le bollette della luce e del gas, che si accumulano inadempiute nei cassetti delle famiglie povere? E che rapporto con le famiglie dove il rapporto sponsale è ferito e geme? E&#8217; a questa domanda che vorrei rispondere senza imbrogliarmi né imbrogliare. Anzitutto riconosco che la domanda freme anche dentro di me. Ciò non ostante, mi offro volentieri a fare da guida per coloro che me lo chiedono, sia per partecipare alla veglia di preghiera e di testimonianza che si terrà sabato pomeriggio 2 giugno, sia per partecipare alla messa la domenica mattina 3 giungo. Ambedue le celebrazioni si terranno all&#8217;aeroporto di Bresso, Parco Nord Milano, con la presenza di papa Benedetto XVI.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono convinto che il cambiamento di cui tutti avvertiamo il profondo bisogno, quello individuale quanto quello famigliare, passa anzitutto attraverso la conversione personale al pensiero eterno che custodisce il senso vero dell&#8217;esistenza di ciascuno di noi. Ce lo predicano tutti i vegetali che rallegrano la superficie terrestre. Herman Hesse afferma che l&#8217;albero è il più autentico predicatore. Ogni albero si radica nella vita, grazie le proprie radici. Eppure gli alberi istintivamente si raccolgono in compagnia e formano il bosco, e i boschi formano la foresta. L&#8217;uomo è individualità e socievolezza. So che, oggi, nell&#8217;ambiente italiano sia civile che religioso è da recuperare anzitutto la dignità personale. Come gli alberi, dobbiamo librarci nel cielo sostenendoci sulle proprie radici. Dobbiamo maturare alla dignità di poter testimoniare la propria convinzione, senza fare la vittima di quella degli altri. Né parlare male degli altri per parlare bene di sé. Dobbiamo crescere a stare in piedi, senza il bisogno del contrafforte degli sbagli altrui. Ciascuno deve ritrovare la propria anima.</p>
<p style="text-align: justify;">Credo che l&#8217;autentico recupero della responsabilità personale non lede minimamente il bisogno dell&#8217;uomo a radunarsi assieme, soprattutto con chi differisce dal proprio pensiero e dalle proprie scelte di vita. La folla che assieperà l&#8217;aeroporto di Bresso il 3 giugno non è la mia priorità, oggi. Ma so che quella messa, dove si radunerà oltre un milione di persone, sarà un momento di profonda commozione per tanti immigrati dalle Filippine, dall&#8217;America Latina e anche dall&#8217;Italia. Sarà una gioia per quegli sposi che hanno sfidato l&#8217;avarizia della nostra situazione economica e sono stati generosi nel trasmettere la vita, eventualmente tagliando vacanze esotiche per aggiungere un altro piatto alla loro tavola. Ne ho conosciuti tanti al confessionale in duomo e intimamente mi unisco alla loro festa. Sarà un momento particolarmente prezioso per i giapponesi cattolici, proprio perché integra la loro tendenza che preferisce il wabi del rito del tè, mentre fuori il vento bisbiglia accarezzando le cime dei bambù. Stare con tanti e restare solo con se stesso! Offrire se stesso agli altri e accogliere gli altri, uno a uno!</p>
<p style="text-align: justify;">Forse quanto ho scritto è più un monologo, rivolto più a me per convincere me stesso a tuffarsi nella folla che gremirà l&#8217;aeroporto di Bresso, piuttosto che rivolto agli amici di Vangelo e Zen, i quali sono meno complicati di me. Infatti, molti amano andare a teatro, o agli stadi, oppure amano passeggiare ai Navigli, o anche viaggiare ai templi indiani o giapponesi, gremiti di pellegrini che accendono stecchetti d&#8217;incenso o candeline. Nel Paese del Sol Levante, alle feste dette MATSURI, i giapponesi si radunano a nuvole e i turisti occidentali impazziscono a prendere foto coi loro cellulari. Allegramente. Poi ritornano al wabi della loro casetta fra i bambù.</p>
<p style="text-align: justify;">Gesù ritornò al Padre e nel cuore portava tutti.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2012/05/rododendro-Desio.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2975" title="rododendro-Desio" src="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2012/05/rododendro-Desio.jpg" alt="" width="512" height="288" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">p.Luciano</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Chi vuole aggiungersi al gruppo della Cappellania giapponese di Milano, da me guidato, per partecipare alla veglia e/o alla messa del Papa in occasione del Congresso, mi comunichi via email:</p>
<p>cognome, nome, età, cellulare.</p>
<p style="text-align: justify;">Provvederò io all&#8217;iscrizione (gratuita). Oltre quella individuale, è benvenuta la partecipazione di tutta la famiglia! A suo tempo verranno comunicati dove e quando radunarci. Da lì un pullman ci porterà a Bresso.</p>
<p style="text-align: justify;">La prenotazione mi deve essere comunicata entro giovedì 17 maggio. Attendo. Grazie.</p>
</blockquote>
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		<title>Lettera Vangelo e Zen &#8211; 15/4/12</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 10:54:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierinux</dc:creator>
				<category><![CDATA[lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[lettera Vangelo e Zen Vangelo secondo Giovanni 20, 19 -31 15 Aprile 2012 … Tommaso, uno dei dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: x-large;">lettera</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: xx-large;">Vangelo e Zen</span></span></p>
<div style="margin-top: 20px; text-align: center;">Vangelo secondo Giovanni 20, 19 -31</div>
<div style="margin-top: 20px; text-align: right;">15 Aprile 2012</div>
<blockquote><p>… Tommaso, uno dei dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel costato, non crederò”. Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c&#8217;era con loro Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi”. Poi disse a Tommaso: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!”. Rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”. Gesù gli disse: “Perché hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Sono anch&#8217;io, prete, uno dei tanti che, nella messa, recitano “Credo la risurrezione della carne per la vita eterna. Amen”, senza chiedermi realmente che sto dicendo. Io e molti, recitando di credere nella risurrezione della carne per la vita eterna, intendiamo parlare della risurrezione di Gesù, non della nostra. Eppure, chi non conosce la sua risurrezione, nemmeno può riconoscere quella di Gesù. “Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato” (1 Cor 15,13). Così ha testimoniato Paolo, grazie alla forte sua esperienza di risurrezione sulla via di Damasco. La risurrezione non è un privilegio di Gesù, ma una legge intima all&#8217;esistenza. Anch&#8217;io, anche tu, e tutto ciò che esiste ha l&#8217;intima natura di morire e risorgere. </p>
<p style="text-align: justify;">I racconti sulla risurrezione di Gesù  registrati nei quattro Vangeli e nelle lettere degli apostoli sono molto succinti. Inoltre sono molto contraddittori: non ce n&#8217;è uno che dica la stessa cosa dell&#8217;altro. Per Marco, le pie donne, trovato il sepolcro vuoto e ascoltato dall&#8217;angelo l&#8217;annuncio che egli è risuscitato, spaventate fuggirono via senza dire niente a nessuno. Secondo Luca, invece, tutte contente corsero a dirlo agli apostoli. Fa anche meraviglia che dopo aver visto il Signore risorto, proprio Pietro, il capo degli apostoli, attraversi tutta la Palestina a piedi, quindi 200 chilometri, e ritorni a casa sua, a Betsaida, dove riprende a fare il pescatore (Gv 21). Ci aspetteremmo degli apostoli gasati di entusiasmo dopo  aver visto il Signore risorto e invece credono sì, credono no; anzi alcuni ritornano al mestiere che tre anni prima avevano lasciato per seguire Gesù. Prima dell&#8217;ascensione gli fecero ancora questa domanda: “Signore, è questo il tempo in cui ricostruirai il regno di Israele?” (At 1,6). L&#8217;esperienza della risurrezione non aveva ancora illuminato a fondo la loro esistenza, perché la risurrezione non è un fatto che si conclude in una esperienza, ma è un cammino che procede passo dopo passo. </p>
<p style="text-align: justify;">La prima comunità cristiana, redigendo il Credo che noi recitiamo nella messa, non ha scritto “Credo nella risurrezione di Gesù”, ma “&#8230; nella risurrezione della carne per la vita eterna”. Quindi, la risurrezione è un tutt&#8217;uno con noi, con la nostra morte. “Si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale&#8230; Non vi fu prima un corpo spirituale, ma quello animale e poi lo spirituale” (1 Cor 15,45-46). La risurrezione è il passaggio dal corpo animale, di pura vita vegetativa e istintiva, a quello spirituale, nella santità dello Spirito. Gesù risorto, apparso agli apostoli, alitò su di loro lo Spirito e comandò loro di portare nel mondo il perdono e la pace. </p>
<p style="text-align: justify;">Gli apostoli riconobbero la risurrezione di Gesù, non vedendo qualcosa che accadde fuori, ma qualcosa che avveniva dentro di sé stessi. La risurrezione di Gesù destava in loro l&#8217;occhio della fede che vede la risurrezione. Se l&#8217;uomo non si dischiude al lasciarsi destare, non vede nulla. Del resto anche il cibo diventa energia perché il corpo lo assimila. Così tutti hanno narrato la risurrezione di Gesù in modo differente, perché di fatto ciascuno ha narrato la sua risurrezione. Si direbbe che però Tommaso è giunto a credere per pura grazia ricevuta, dato che fin all&#8217;ultimo ha negato di credere. Eppure il credere vuole come presupposto la negazione del credere, perché l&#8217;esperienza della risurrezione attraversa la morte, come la luce vuole la tenebra. Tommaso giurava con tutte le sue forze di non credere, eppure era rimasto lì, coi suoi compagni che dicevano di credere, restando amici. Non c&#8217;è fede vigorosa che non conosca il dubbio vigoroso. Il primo atto della fede è quello di non scappare via dal dubbio. Si può scappare nel pessimismo, ma anche nel dogmatismo. Sì, perché c&#8217;è una fede che appare potente, ma non è risorta. Per una fede risorta non c&#8217;è che una via: averla persa e quindi ritrovata, per grazia: nuova e madida di riconoscenza. Quando professiamo: “Credo nella risurrezione della carne per la vita eterna” noi testimoniamo che sia il perdere, che ai nostri occhi appare demerito, sia il ritrovare, che ai nostri appare merito, sono onde della vita eterna. Professiamo che senza l&#8217;esperienza del perdere, la nostra fede sarebbe rimasta fredda, altera, capace di condannare. La fede può crescere soltanto nel terreno dell&#8217;amore, perché l&#8217;amore “è più grande”. Anche Gesù doveva morire e risorgere: e così è il Cristo. Così diviene eucaristia: pane che nutre e vino che rallegra i suoi fratelli in cammino. Doveva morire e risorgere, ma gli apostoli “non avevano ancora compreso la Scrittura che egli, cioè, doveva risuscitare dai morti” (Gv 20,9). Avevano conosciuto Gesù, ma non il Cristo; e fuggirono via. Pur fuggendo si fermarono nella periferia di Gerusalemme: fuggivano, eppure non riuscivano a fuggire. Era l&#8217;alba, prima del sorgere del sole.</p>
<p style="text-align: justify;">Michele Do, un sacerdote di Alba che trascorse la sua vita in un eremo sul Monte Rosa, amico di don Marzolari e don Tartaglia, scrisse: “&#8230; i discepoli vedevano la luce sul volto di Gesù; dopo la Pasqua questa luce si è interiorizzata in loro. Questo è il grande fatto pasquale: le grandi realtà del regno di Dio sono interiorizzate, sono diventate costitutive dell&#8217;essere discepoli. Ormai possono andare nel mondo: la luce è dentro di loro” (Per un&#8217;immagine creativa del cristianesimo, pag. 305).</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi il popolo italiano sta ignorando l&#8217;alba: o tutto è buio o tutto è chiaro, non ostante la predica pasquale che ci regalano le nostre colline e pianure, così variegate nella forma e così variopinte! Nemici dell&#8217;alba sono le posizioni politiche, tutto buone o tutto cattive, a seconda da dove si vede. Nemici dell&#8217;alba anche le posizioni sociali, sindacati e confindustria in eterno contrasto. Anche la chiesa, con i suoi dogmi assoluti, ha favorito il disgusto verso l&#8217;alba. Eppure non c&#8217;è che il passaggio dell&#8217;alba, fra le tenebre e la luce. L&#8217;alba è l&#8217;ambiente della fede, quando l&#8217;uomo può contemplare insieme la bontà della tenebra e della luce: la tenebra intenerisce la luce e la luce plasma la tenebra in ombre e sfumature. E l&#8217;uomo sperimenta in sé la risurrezione che avviene. </p>
<p style="text-align: justify;">Sono profondamente convinto che la causa principale della crisi morale, economica, culturale, spirituale che ci ha investiti è dovuta alla dimenticanza del Vangelo: “State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso&#8230; Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate” (Mc 13,33-37). Praticamente la nostra vita è diventata crepuscolare e stiamo perdendo l&#8217;esperienza dell&#8217;alba. Non facciamo più la preghiera del mattino, ma subito, ancora non svegli, ci buttiamo in macchina o sul mezzo pubblico per raggiungere il posto di lavoro. Non desti, non risorti, il lavoro tende a renderci macchine. La mancata esperienza dell&#8217;alba ci conduce a vedere l&#8217;esistenza come un tramonto, da prolungare il più possibile. Oggi, la religione, la cultura, l&#8217;economia, per risorgere devono ri &#8211; esperimentare l&#8217;alba. Dobbiamo ritornare a praticare la preghiera del mattino: alla preghiera del mattino vera, non quella simulata con qualche Ave Maria detta in macchina o sul treno. Dobbiamo sostare e lasciarci irrorare dalla rugiada dell&#8217;alba. Dobbiamo stare silenziosi, ascoltare un brano del Vangelo, elevare la preghiera. La Cappellania cattolica giapponese durante il Congresso mondiale delle famiglie che si terrà a Milano dal 30 maggio al 3 giungo allestirà, nella sua cappella in P.zza Duomo, una piccola esposizione per testimoniare l&#8217;esempio delle famiglie dei cristiani nascosti durante i due secoli e mezzo di persecuzione, a Nagasaki (1612 &#8211; 1867). Senza sacerdoti, senza chiese, in un&#8217;epoca durissima, il papà battezzava i figli e la famiglia durante la notte vegliava la speranza del regno di Dio, pregando. </p>
<p style="text-align: justify;">Nella nostra comunità, Alessio, Raul e il sottoscritto, a volte si aggiunge anche Paolo, ogni mattina ci sediamo in zazen, ascoltiamo il Vangelo ed eleviamo la preghiera. Prima di concludere con il Padre Nostro, ricordiamo sempre gli amici che conosciamo e  coloro che non conosciamo. Nel mentre il sole distende la sua luce sulle cose. </p>
<p style="text-align: justify;">“Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole&#8230;” (Mc 16,2).</p>
<p style="text-align: justify;">
<em>Pasqua 2012. Battesimo di Minoru Hirasawa e di Inao Miura presso la Cappellania giapponese di Milano. <br/>Il battesimo è il sacramento dell&#8217;alba. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Inao Miura, nome di battesimo Anastasia, da decenni opera in un centro contabile.<br /> <br />
Minoru Hirasawa, nome di battesimo Pietro, in Milano gestisce due antichi ristoranti giapponesi: POPOROYA e SHIRO. Accoglie ogni ospite con un cordiale sorriso. </em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2012/04/battesimo.jpg"><img src="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2012/04/battesimo-300x199.jpg" alt="" title="battesimo" width="300" height="199" class="aligncenter size-medium wp-image-2952" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">p.Luciano</p>
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		<title>Pasqua 2012</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 08:39:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierinux</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[lettere]]></category>

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		<description><![CDATA[a tutti i soci e amici di Vangelo e Zen, gli auguri di una santa e gioiosa Pasqua Pasqua significa passaggio. Gli Ebrei festeggiavano la Pasqua – passaggio dall&#8217;Egitto alla terra dei loro padri, la Palestina. Avevano scelto questo periodo della prima luna piena di primavera per attraversare il deserto. Anche l&#8217;ebreo Gesù ogni anno, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.6cm; text-align: center; font-family: Monotype Corsiva,cursive; font-size: x-large; line-height:22pt">a tutti i soci e amici di Vangelo e Zen, gli auguri di una santa e gioiosa Pasqua</p>
<p><a href="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2012/04/agnello.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2925" title="agnello" src="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2012/04/agnello-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Pasqua significa passaggio. Gli Ebrei festeggiavano la Pasqua – passaggio dall&#8217;Egitto alla terra dei loro padri, la Palestina. Avevano scelto questo periodo della prima luna piena di primavera per attraversare il deserto. Anche l&#8217;ebreo Gesù ogni anno, all&#8217;inizio della primavera, quando le colline e le pianure si ricoprono di verde e di fiori e le pecore partoriscono gli agnelli, celebrava la Pasqua, il passaggio. Era la terza volta che celebrava la Pasqua con i suoi discepoli e quella sera percepì se stesso divenuto passaggio: il suo corpo era diventato pane per la fame del mondo e il suo sangue vino che crea l&#8217;allegria e la comunione. Si sentiva “passaggio”. “Mangiatene e bevetene tutti”, disse. Rosmini affermava: Gesù muore e risorge nel pane e nel vino, che sono dati a tutta l&#8217;umanità affinché abbia le forze e il brio di passare. Quella sera Gesù disse parole come queste: “Io non mangerò più, non berrò più finché il passaggio non si compia nel regno di Dio che è giustizia pace e gioia nello Spirito”.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; il nostro attaccamento all&#8217;esistenza che ci ritarda la beata comprensione che tutto è passaggio. Anche il Cristianesimo, pur irrorato della mistica evangelica del passaggio, spesso rimane caparbiamente attaccato agli assoluti. Perfino Dio è frainteso come un assoluto, un ente immobile e autosufficiente. La bella notizia del Vangelo è che nulla ha la natura di essere autosufficiente, ma tutto è comunione, relazione. Dio è la fonte della relazione. Gesù testimoniò la natura relazionale di Dio ai sommi sacerdoti, difensori del concetto del Dio assoluto. “Ha bestemmiato, è reo di morte!”, gridarono. Così uccisero Dio nell&#8217;uomo Gesù. Ma Dio ha l&#8217;intima natura a morire, perché Dio è amore! Dio muore nei semi che, morendo sotto terra, risorgono. Dio muore nel mio corpo che, compiendo il suo cammino, muore e risorge. Dio muore e risorge in tutto. “Nulla esiste per se stesso, e nulla muore per se stesso”, soprattutto Dio, essenza intima di ogni esistenza. Così testimonia Paolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sto sperimentando la Pasqua in alcuni particolari avvenimenti. Alessio e Raul, due giovani, hanno lasciato il lavoro, l&#8217;università e hanno deciso di fare della casa Vangelo e Zen la loro casa, insieme con me. La loro giovinezza e sensibilità continuamente mi richiama il passaggio che stanno vivendo e lo suscitano anche in me, da anni stagionato in uno stile di vita da singolo. A Pasqua, il signor Hiroshi, primo ristoratore giapponese di sushi a Milano, e la signora Inao, giapponese da decenni impiegata presso un commercialista italiano di Milano, riceveranno il battesimo. Hiroshi proviene dalla religiosità scintoista e Inao da quella buddista. Ho accompagnato il loro passaggio al sacramento del battesimo, ammirando la naturalezza del loro passare lungo i sentieri religiosi differenti, con una agilità che va crescendo col cammino che si compie.</p>
<p style="text-align: justify;">“Se noi non risorgiamo, neanche Cristo è risorto”, scrive Paolo nella prima lettera ai Corinzi. Ho ridotto troppo a lungo la risurrezione di Gesù a un miracolo, quasi fosse avvenuta allo scopo che noi lo adoriamo. Oggi comincio a comprendere, nel mio corpo e nel mio sangue, che la risurrezione non si riduce a un miracolo. Infatti nessuno l&#8217;ha visto risorgere, perché quando le donne arrivarono al sepolcro, questo era già vuoto. La risurrezione non è un miracolo, ossia una cosa speciale di qualcuno speciale. La risurrezione è la legge universale che anima tutto ciò che esiste, sicché nulla esiste per rimanere nella prigione di se stesso; ma tutto vive in Dio. E Dio continuamente muore e risorge e in tutto opera il morire e il risorgere, perché tutto è in Dio, opera di Dio. In questa legge universale, il perdono diviene spontaneo. Perdonare è infatti morire e risorgere. Perdoniamo perché siamo morire e risorgere.</p>
<p style="text-align: justify;">Pietro, Paolo, gli altri apostoli, la Maddalena, le donne credettero in Gesù risorto perché lo sentirono risorto dentro di loro. Così, Gesù individuo storico, in loro risorse come Cristo. Risorto, è pane che nutre e vino che inebria i fratelli e le sorelle e li incoraggia nel loro passaggio che è il loro cammino storico. “Se noi non risorgiamo, neanche Cristo è risorto” (1 Corinzi 15,16).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;albero di pero trapiantato nel nostro giardino l&#8217;autunno scorso, è in fiore. Ogni giorno mi gusto una pera Caiser cotta al forno. E il mio intestino dice grazie. Una santa e gioiosa Pasqua!</p>
<p style="text-align: justify;"><em>p.Luciano</em></p>
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		<title>Lettera Vangelo e Zen &#8211; Quaresima 2012</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Mar 2012 23:16:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierinux</dc:creator>
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		<description><![CDATA[lettera Vangelo e Zen Vangelo secondo Giovanni 8, 31-36 11 Marzo 2012 “Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. Gli risposero: “Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: x-large;">lettera</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: xx-large;">Vangelo e Zen</span></span></p>
<div style="margin-top: 20px; text-align: center;">Vangelo secondo Giovanni  8, 31-36</div>
<div style="margin-top: 20px; text-align: right;">11 Marzo 2012</div>
<blockquote><p>“Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. Gli risposero: “Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?”. Gesù rispose: “In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non resta sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero”</p></blockquote>
<p>brano aggiunto (secondo Giovanni 5, 39-44) </p>
<blockquote><p>“Gesù disse ai Giudei: “Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che che mi rendono testimonianza. Ma voi non volete venire a me per avere la vita. Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma io vi conosco e so che non avete in voi l&#8217;amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel proprio nome, lo ricevereste. E come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene da Dio solo?”</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ottenere la consapevolezza della verità è la molla della storia umana. Nulla ricompensa l&#8217;uomo come l&#8217;esperienza di sentirsi nella verità. Ma il raggiungimento di questa consapevolezza costa la vita e le sue innumerevoli prove, attraversate sulla navicella della libertà. E&#8217; l&#8217;annuncio del Vangelo di questa terza domenica di quaresima: “Conoscete la verità e la verità vi farà liberi”.</p>
<p style="text-align: justify;">Può l&#8217;uomo essere realmente vero e realmente libero? Oppure la consapevolezza di verità e libertà che raggiunge rimane pur sempre un&#8217;illusione? Certi incontri improvvisi e inaspettati hanno la forza di liberarci dalla morsa letale di questo dubbio e ci incoraggiano a credere che la verità c&#8217;è e l&#8217;uomo la può incontrare. </p>
<p style="text-align: justify;">Mi ritorna alla mente l&#8217;episodio del clochard che tirava fuori dal cassonetto i resti di pizze e panini buttati dagli ospiti della vicina pizzeria e li spezzava ai colombi di Piazza Duomo, quella mattina in cui la piazza era coperta di neve gelata e a nessun turista veniva minimamente in mente di fermarsi a dare del mangime ai colombi affamati e, così, immortalarsi con la foto di questo suo gesto di bontà. Ricordate? Ne ho parlato nella lettera precedente. </p>
<p style="text-align: justify;">Giovedì 15 marzo un altro clochard mi ha fatto intravedere la verità. Nel Corso Vittorio Emanuele, Milano, nei pressi della chiesa di San Carlo, sorge un piedistallo che riporta in rilievo metallico la mappa del centro della città. L&#8217;avevo sempre creduto un elemento decorativo, anche se alquanto stravagante. Quel giorno, passandovi vicino, vidi un signore, forse cinquantenne, che con un temperino stava pulendo le viuzze incavate nella lastra di metallo. I passanti vi avevano infilato i mozziconi di sigaretta e vi avevano gettato dei chewming gum. Lo ringraziai per il gesto volontario di pulire quel curioso monumento. “Questa lastra è la mappa dei ciechi. Toccando questi rilievi e leggendo l&#8217;alfabeto Morse che è inciso nei canaletti, capiscono il punto dove si trovano e  verso dove devono andare- Ma se i canaletti sono ostruiti dai mozziconi, i ciechi si smarriscono”. Mi disse che veniva dal Brasile e che da anni dorme sui marciapiedi di Milano. Nel mentre la gente ci passava accanto frettolosa, stringendo borse firmate Armani, Zara, Rinascente&#8230; </p>
<p style="text-align: justify;">Giovedì 21 marzo. Una signora si accosta al confessionale in  duomo e mi chiede di benedire un rosario. E&#8217; australiana e parla solo l&#8217;inglese. Gli australiani, com&#8217;è noto, hanno norme dure contro gli immigrati, quasi razziste. Per cui, recitando la benedizione mi viene spontaneo augurare che la preghiera del rosario, come una catena di fratellanza, unisca la ricca Australia ai bambini affamati dell&#8217;Africa. A quelle parole la signora piange e mi dice: “Io, australiana, ho amato un africano, l&#8217;ho sposato ed è il papà dei miei figli”. Mi inchino. Lasciato il confessionale, l&#8217;australiana si accosta a un uomo nero che l&#8217;attendeva e insieme vanno verso l&#8217;uscita del duomo. “Conoscete la verità e la verità vi farà liberi”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Vangelo di Giovanni, scritto forse 50 dopo gli avvenimenti storici che riguardano Gesù, anziché distendere i discorsi di Gesù lungo i 3 anni di predicazione come fanno Matteo, Marco e Luca, compendia l&#8217;insegnamento di Gesù in due circostanze. La prima è la diatriba con i Giudei, la seconda è l&#8217;ultima cena. Praticamente, quando Giovanni scriveva, era venuto meno l&#8217;interesse alla cronistoria di Gesù, ed era cresciuto quello al nucleo del suo insegnamento. Nella diatriba coi Giudei Gesù parla a chi avversa il suo insegnamento; all&#8217;ultima cena parla ai discepoli, quindi a chi intende seguire il suo insegnamento. La quaresima è il tempo opportuno per coinvolgerci nella diatriba di chi avversa l&#8217;insegnamento di Gesù. Perché, di fatto, lo avversiamo un po&#8217; tutti; per lo meno il sottoscritto lo fa. </p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono due espressioni nei brani di Vangelo sopra riportati che hanno la potenza di una catapulta sugli schemi del nostro quieto vivere.  Sono: </p>
<ol>
<li> “E come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene da Dio solo?”;</li>
<li>“conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”.  </li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Le due espressioni, benché registrate in capitoli differenti, si richiamano nel dirci un messaggio unico e fondamentale. Gesù grida ai Giudei che non potranno mai conoscere la verità, perché sono frullati dalla bramosia di cercare gloria l&#8217;uno dall&#8217;altro, per cui tutte le parole che si scambiano sono diplomaticamente soppesate in modo da procurare un ritorno di gloria e di compiacenza. Il vocabolo della lingua italiana che più fedelmente traduce questo atteggiamento è adulazione. L&#8217;adulazione devitalizza la parola dalla sua originaria carica di verità. Non c&#8217;è verità dove un interesse privato o personale condiziona il linguaggio. Ci vengono alla mente gli atteggiamenti dei politici che misurano non solo le parole, ma condizionano anche i giudizi allo scopo di confermare il loro potere e i loro interessi. Anche il principio della democrazia, ossia il misurare il bene e il male con il misurino del 50% + 1, si presta ottimamente a coprire con la quantità la mancanza di qualità. La verità è incondizionata dal numero di chi approva o disapprova! Gesù afferma che vi si accede soltanto posizionandosi davanti a Dio, alla condizione di non dire il nome di Dio invano; ossia, stando davanti a Dio, senza farsi alcuna immagine di Dio né nella mente né nel cuore. Il buddista dice: mollare tutto. Mollare tutto purché l&#8217;uomo non rimanga rinchiuso in un tutto ancora misurato dall&#8217;io che dice di mollare. La verifica che il mio ricercare la verità è vero è dato dal fatto che io, ricercando la verità, non assorbo dentro di me l&#8217;altro. Occorre l&#8217;altro che rimane altro, che non si riduce mai a me, per attraversare il confronto reale che introduce nella verità incondizionata. Quindi, la ricerca della verità esige l&#8217;esperienza del limite; anzi, il rispetto religioso del limite. Io mi conosco veramente, quando sono consapevole di ciò che non sono; e ne gioisco. Invece, quando la distinzione e il confronto evaporano nell&#8217;indistinto, dove non c&#8217;è più alcuna soglia che separa il fuori e il dentro, non rimane che monotonia e impercettibilità. </p>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno cerca quella religione che meno lo disturba; anzi, che gli dà appagamento. Ovviamente, quella religione per lui diventa l&#8217;unica vera; e questa supposta unicità lo dispensa dal confronto con le altre vie. I cattolici hanno il loro papa infallibile, i protestanti la loro bibbia infallibile, gli ortodossi la loro tradizione infallibile, i musulmani sono certi che Dio parla arabo, i buddisti detengono la chiave dell&#8217;illuminazione. L&#8217;uomo che cerca la verità nella religione, cerca la verità a basso prezzo, quasi la verità fosse una merce che si compera. Allora i salamelecchi abbondano. Allora si prende gloria gli uni dagli altri. Non è la religione che guida alla verità, ma è l&#8217;atteggiamento di fondo con cui si cerca la verità che conduce alla religione. La mancata esperienza della solitudine originaria in cui sostare ascoltando Dio prima di adorare Dio, assaporando la propria libertà prima che  altri ci dicano come comportarci, questa assenza dell&#8217;esperienza della solitudine  inaridisce la nostra anima. Che vale la luce di tutte le stelle del cielo, se questa piccola sfera che è l&#8217;occhio non si dischiude incondizionato a coglierla?  </p>
<p style="text-align: justify;">“Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. </p>
<p><em>p.Luciano</em></p>
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		<title>Lettera Vangelo e Zen del 12 febbraio 2012</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 00:24:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierinux</dc:creator>
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		<category><![CDATA[lettere]]></category>

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		<description><![CDATA[lettera Vangelo e Zen Vangelo secondo Luca, 7, 36-50 12 febbraio 2012 Un fariseo lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: x-large;">lettera</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: xx-large;">Vangelo e Zen</span></span></p>
<div style="margin-top: 20px; text-align: center;">Vangelo secondo Luca, 7, 36-50</div>
<div style="margin-top: 20px; text-align: right;">12 febbraio 2012</div>
<blockquote><p>Un fariseo lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: “Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!”. Gesù allora gli disse: “Simone, ho da dirti qualcosa”. Ed egli rispose: “Di’ pure, maestro”.<br />
“Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento de-nari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?”. Simone rispose: “Suppongo sia colui al quale ha condonato di più”. Gli disse Gesù: “Hai giudicato bene”.<br />
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: “Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei in-vece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco”. Poi disse a lei: “I tuoi peccati sono perdonati”. Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: “Chi è costui che perdona anche i peccati?”. Ma egli disse alla donna: “La tua fede ti ha salvata; va in pace!”.</p></blockquote>
<h3 style="margin-top:15px">Il peccato porta verso l&#8217;amore con i piedi impolverati</h3>
<p><a href="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2012/02/tanegashima-017.jpg"><img src="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2012/02/tanegashima-017-300x203.jpg" alt="" title="tanegashima-017" width="300" height="203" class="alignleft size-medium wp-image-2875" /></a>
<p style="text-align: justify;">Quanto riesco a scrivere sul brano di Vangelo di questa domenica non è soltanto un pio pensiero che affido agli amici, ma è anzitutto una testimonianza a me stesso. Quando mi si chiede &#8211; e avviene spesso &#8211; perché vado missionario in Giappone, rispondo: “per annunciare questa pagina del Vangelo”. E&#8217; stato il romanziere Endō Shūsaku, una delle figure più significative e amate della letteratura giapponese del secolo scorso, di tradizione buddista e battezzato cattolico, a guidarmi alla soglia di questo brano di Vangelo. Andato in Giappone ad annunciare il Vangelo, fu un giapponese a guidarmi alla comprensione del carisma del Vangelo che annunciavo. Endō Shūsaku scrive che la chiave per entrare nel cuore del Vangelo è la risposta di Gesù a Simone, il fariseo, riportata nel Vangelo di oggi: “Colui al quale si perdona poco ama poco”. Lo scrittore tutta la vita si è chiesto cosa il Vangelo porti di suo al popolo giapponese, popolo già ricco della sensibilità spirituale della via degli dei, lo scintoismo, che fin dalle origini il giapponese ha spremuto nella sua vita vivendo un inteso rapporto con la Natura, e popolo ricco della religiosità buddista, che il giapponese ha accolto come balsamo che lenisce e dona compostezza al suo peregrinare fra gli opposti che intrecciano la vita umana, la sofferenza e la sete di pace.</p>
<p style="text-align: justify;">Simone che invita Gesù a pranzo è fariseo, ossia apparteneva a un gruppo religioso – culturale – politico che mirava alla perfetta osservanza delle prescrizioni dell&#8217;Antico Testamento e delle costumanze ebraiche. Raggiungere tale perfezione e lì dimorare era il movente della sua vita. Anche il popolo giapponese si trova compatto nel sentirsi giapponese, e ne ha ben solidi motivi. Chi non ammira la cultura giapponese della consapevolezza, della dedizione, dell&#8217;essenzialità, della sobria bellezza? Per il giapponese essere un vero giapponese è il movente della sua esistenza. </p>
<p style="text-align: justify;">Ritorniamo in casa di Simone il fariseo. Gesù è seduto a tavola con Simone e gli altri invitati. In punta di piedi entra una prostituta del luogo e va ad accovacciarsi dietro a Gesù e, in quello posizione, scorge i suoi piedi screpolati. Si mette a piangere e con le lacrime lava quei piedi impolverati e madidi di sudore. Poi li bacia e li profuma con l&#8217;unguento che fino alla sera prima aveva usato prostituendosi. La scena scandalizza Simone, l&#8217;adoratore della perfezione, al punto che si pente d&#8217;aver invitato a pranzo un uomo che si lascia baciare i piedi da una peccatrice. Allora Gesù narra la parabola dei due debitori, uno di un&#8217;ingente somma e l&#8217;altro di una molto inferiore. Ambedue sono impossibilitati a restituire, e allora il creditore, commosso, condona a tutti e due il debito. “Quale dei due lo amerà di più”, chiede Gesù. La risposta è semplice: “quello a cui ha condonato di più”.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è un trascorre la vita, presi dal voler raggiungere la situazione di non avere alcun debito da devolvere, in altre parole arrivare a sentirsi autosufficienti. Chi vive così continuamente si specchia nello specchio che lui stesso si è posto davanti. Vive a tu per tu con uno specchio che lo riflette. A un livello banale questo specchio può consistere nei propri interessi economici, a un livello più fine può consistere nella propria cultura, a un livello ancora più sottile può essere, come Simone, la propria appartenenza religiosa. Vivendo nella prospettiva di corrispondere al proprio specchio, ciò che esula dal riflesso del proprio specchio esula pure dalla propria attenzione. L&#8217;attenzione verso lo stato reale dell&#8217;ospite Gesù, esulava dallo specchio in cui Simone si rifletteva. Abbagliato dal riflesso del proprio perfezionismo, non si accorse che Gesù aveva i piedi impolverati, e il volto sudato. Gli bastava rigirarsi nel gusto di aver invitato un personaggio diventato famoso. Gli interessava soltanto quel ritorno di fama. La riduzione della propria vista solo su quanto riflette il proprio specchio permette due ambìti risultati: 1) si può misurare la propria crescita e un giorno ci si può auto promuovere come il “puro”, quello apposto (fariseo significa appunto puro); 2) inoltre facilita il confronto con gli altri, e il giudizio su di loro. </p>
<p style="text-align: justify;">Endō Shūsaku scrive di se stesso che quando si specchiava nella sua giapponeseità, il Cristo gli risultava un sovrappiù, anzi un fastidio. Ha una bella immagine per dire questo: dice che il crocifisso non si adatta alla sala dove il giapponese accoglie e onora gli ospiti, per cui ha lo ha rimosso e finito nel sottoscala dove si butta tutto ciò che dà fastidio. Se un passante, senza preavviso, bussa alla porta di un giapponese e se l&#8217;interno della casa è sottosopra, probabilmente chi è in casa, colto all&#8217;improvviso, si blocca, non fa alcun rumore affinché l&#8217;indiscreto passante creda che non c&#8217;è nessuno e vada altrove. Oppure la signora della casa può affacciarsi e chiedere a chi ha bussato di attendere fuori finché la casa sarà rimessa in ordine. Questa è la fine cultura giapponese che, dice  Endō Shūsaku, tiene il giapponese indifferente al Vangelo. Lo scrittore afferma di aver voluto più volte disfarsi del battesimo cristiano, ma fu la vita a non permetterglielo. Dice che tutte le volte che, non volendosi vedere allo specchio perché si sentiva in disordine o perché non aveva risposta da dare al passante che aveva bussato per cui era costretto a fare brutta figura, si è rifugiato nel sottoscala. Ma là immancabilmente ritrovava ad attenderlo il Cristo che aveva rimosso dalle sale d&#8217;onore. </p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; molto fine e profonda la testimonianza di  Endō Shūsaku, è una grazia per me prete e, credo, anche per molti battezzati italiani. Finché l&#8217;uomo intende la vita come una passerella su cui deve fare bella figura davanti a chi lo sta osservando, o anche davanti a se stesso, quell&#8217;uomo, anche se battezzato, anche se ordinato sacerdote, non capirà mai il cuore di Cristo. Il Cristianesimo gli resta una religione al servizio della sua autosufficienza, fosse questa anche chiamata paradiso (così Celentano a San Remo, ieri sera), ma non è Cristo, perché Cristo non è il rimando a un altra situazione messa in ordine. Cristo lo si incontra soltanto nell&#8217;esperienza del peccato, quando l&#8217;uomo non gioca più con lo specchio. Il peccato è il momento in cui l&#8217;uomo non si inganna, e Cristo aspetta quel momento di verità. Tutti sappiamo che il Vangelo è la via dell&#8217;amore, ma non dell&#8217;amore della passerella su cui uno può usare l&#8217;amore per fare bella figura. Simone il fariseo non vide la polvere sui piedi di Gesù. Il perfezionista non vede più la polvere. Per ritrovare la delicatezza e la naturalezza l&#8217;uomo deve partire dal toccare fondo e sperimentare che lo stesso suo sforzo gli è gratuito. L&#8217;uomo è fondamentalmente uno in debito. La sua salvezza inizia da quando si accorge che tutte le sue trovate per raggirare i debiti non funzionano più (discorso molto attuale). Allora l&#8217;uomo aderendo a ciò che realmente è, soltanto chiede perdono e dice grazie. E&#8217; l&#8217;esperienza del perdono che lo partorisce alla vita vera e libera, libera dallo specchio. Partendo dalla sua impossibilità a restituire, l&#8217;uomo incontra Cristo, quello del Vangelo. </p>
<p style="text-align: justify;">Penso ai miei debiti. Debiti verso le persone a cui ho dato cattivo esempio, che inutilmente ho fatto soffrire. Penso ai debiti che io, benestante, ho verso chi col sudore e la fatica mi ha costruito questa vita agiata. Penso agli operatori delle centrali elettriche o di altri cantieri dove si lavora in mezzo a rumori assordanti (ne ho visitata una, tenevano le cuffie alle orecchie; ma un mio cugino di Broni è rimasto sordo); è grazie a loro che io adesso posso scrivere al computer. Penso agli animali uccisi per diventare mio alimento. Gesù fu chiamato “agnello immolato”, ossia chi gli ha dato quel titolo ha visto in Gesù la sacralità dell&#8217;agnello portato al macello. Ciò non ostante &#8211; mio padre due settimane prima di macellare il maiale voleva che mia madre gli desse in pasto cose buone “perché, poveretto, ha solo due settimane di vita” &#8211; nella mia chiesa cattolica non c&#8217;è nessun rito per suffragare la sofferenza degli animali. </p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;uomo diventa vero solo quando parte dal suo peccato. Non solo, l&#8217;uomo diventa libero soltanto quando parte dal suo peccato. Sì, perché non ha più paura del riflesso dello specchio. Se mi è dato, un giorno vorrei ritornare in Giappone ad annunciare questo Vangelo. Forse è il riflesso di quello specchio che chiamiamo “giapponeisità”, ossia quell&#8217;accuratissimo volto culturale e sociale che lo contraddistingue, a impedire il Giappone dal prendere a cuore i bambini e i ragazzi che abitano nei dintorni del generatore nucleare di Fukushima. “Tutto è apposto” riflette lo specchio. Ma lo specchio è , dopo tutto, opera di chi vi si riflette. Nudi davanti a Dio, siamo tutti in debito di verità e di libertà. </p>
<p style="text-align: justify;">“Invece colui al quale si perdona poco, ama poco”. </p>
<p style="text-align: justify;"><em>p.Luciano</em></p>
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		<title>Lettera da Cristiano e Marzia</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 23:19:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierinux</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Padre Luciano, riceviamo spesso le sue lettere che leggiamo in un momento di calma al di fuori della routine quotidiana. Ci danno sempre serenità&#8217; e una prospettiva nuova sulla vita. L&#8217;altra sera ricercando una delle sue precedenti lettere dalla quale attingere un po&#8217; di tranquillità&#8217; in un momento molto particolare mi sono imbattuto nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Padre Luciano,</p>
<p>riceviamo spesso le sue lettere che leggiamo in un momento di calma al di fuori della routine quotidiana. Ci danno sempre serenità&#8217; e una prospettiva nuova sulla vita.</p>
<p>L&#8217;altra sera ricercando una delle sue precedenti lettere dalla quale attingere un po&#8217; di tranquillità&#8217; in un momento molto particolare mi sono imbattuto nei suoi auguri per il nostro matrimonio del 16 Luglio scorso. E&#8217; una lettera che non avevamo visto subito, ma ci ha riempito il cuore per come Lei si sia ricordato di noi e del nostro giorno.</p>
<p>Nell&#8217;ultimo anno la nostra vita non e&#8217; stata certo un cammino semplice. Lo scorso Luglio siamo stati costretti ad un mese dalle nozze a rimandare il matrimonio per un problema di famiglia che riguardava il papa&#8217; di Marzia. E&#8217; stata per noi una decisione molto sofferta ma che ritenevamo giusta sopratutto per far partecipare ad un momento cosi importante una delle persone che ama di più&#8217; Marzia. Con il senno di poi devo comunque dire che questo fatto ha rafforzato ancora di più&#8217; la nostra unione e ci ha preparato per le successive prove che il Signore ci avrebbe messo di fronte.</p>
<p>Purtroppo a Marzia non più&#8217; di un anno fa e&#8217; stata diagnosticato un tumore benigno nel cervello. Marzia lo ha scoperto in modo del tutto casuale, attraverso una visita oculistica di routine. Era il 13 Maggio, il giorno della Madonna di Fatima quando i medici ci hanno chiamato e con parole rassicuranti ci hanno presentato il problema. Smarrimento, paura, e shock sono state le prime sensazioni e l&#8217;inizio di un capitolo della nostra vita particolarmente duro. Nonostante le difficoltà&#8217; Marzia ha pero&#8217; iniziato un percorso interiore che attraverso la preghiera e la meditazione l&#8217;ha aiutata in un processo di guarigione straordinario. Sopratutto si e&#8217; avvicinata moltissimo alla Madonna, chiedendole aiuto e ascoltando i suoi messaggi, che l&#8217;hanno portata fino al Giappone, dove il 4 gennaio scorso si e&#8217; operata con successo.</p>
<p>Ora e&#8217; accanto a me a scriverle questa lettera. La fede nella madonna l&#8217;ha sostenuta e accompagnata per tutto il tempo, durante le lunghissime sette ore dell&#8217;operazione e subito dopo nella riabilitazione. A meno di una settimana dalla operazione il suo recupero ha dello straordinario perché&#8217; non ci sono state complicazioni particolari. Per quasi due anni, la sua vita era stata scandita da medicinali che le impedivano di vivere pienamente i suoi 28 anni. Ora esiste solo una gioa immensa e tanta gratitudine per questo dono che ha ricevuto.</p>
<p>Nonostante tutto, ci siamo uniti ancora di più&#8217; ed abbiamo avuto l&#8217;occasione di scoprire il Giappone, che lei aveva cosi ben raccontato nelle sue lettere e nel suo libro. In particolare siamo stati affascinati dalla gentilezza e purezza della gente e dal loro profondo rispetto per la natura e il prossimo. Ci siamo affezionati moltissimo a questo paese e gli siamo grati non solo per la straordinaria manualità&#8217; dei suoi dottori ma anche per la sua ospitalità&#8217; e umanità&#8217;.</p>
<p>Ci sposeremo l&#8217; estate prossima quando Marzia avrà&#8217; ripreso tutte le forze e potrà&#8217; finalmente essere accompagnata all&#8217;altare da Suo padre.</p>
<p>Volevamo dirle che le sue lettere e parole ci hanno sostenuto in questo periodo e ringraziamo il Signore per averci dato la possibilità&#8217; di conoscerla per sostenerci lungo il percorso.</p>
<p>Noi viviamo ancora in Giordania, ma abbiamo in piano un giorno di venirla a visitare a Milano e magari unirci ai suoi ritiri di zazen.</p>
<p>Le mandiamo i nostri più&#8217; sinceri auguri per un serenissimo 2012.<br />
Un abbraccio,</p>
<p>Cristiano e Marzia</p>
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		<title>da Fukushima</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 15:56:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierinux</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lettera inviata il 26 dic. 2011 da p. Daniele Sarzi a Rosa Maria Cusmai. p. Daniele vive al Shinmeizan, centro cristiano di spiritualità del dialogo, che sorge sulle montagne del Kyushu, Giappone. Subito dopo il disastro tsunami &#8211; centrale nucleare p. Daniele si è recato sul posto, collocandosi al margine dell&#8217;area dichiarata contaminata e inacessibile, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Lettera inviata il 26 dic. 2011 da p. Daniele Sarzi a Rosa Maria Cusmai. p. Daniele vive al Shinmeizan, centro cristiano di spiritualità del dialogo, che sorge sulle montagne del Kyushu, Giappone. Subito dopo il disastro tsunami &#8211; centrale nucleare p. Daniele si è recato sul posto, collocandosi al margine dell&#8217;area dichiarata contaminata e inacessibile, per prestare il suo servizio con altri volontari. Ha scritto questa lettera di getto, con qualche imprecisione grammaticale. Mi sono permesso di correggerne alcune, senza lederne il calore umano. p. Luciano</em></p>
<p style="text-align: center;">* * * * * *</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2012/01/fukushima1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2824" title="fukushima1" src="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2012/01/fukushima1-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>Sono appena rientrato da Fukushima, dove abbiamo vissuto nei prefabbricati dei rifugiati e vicino alla costa, nella piccola chiesa rimasta come avamposto fra la terra evacuata e quella incontaminata. Confine, frontiera essa stessa. E tanti volti, storie e fremiti del cuore,soprattutto di sera quando sale di tono un silenzio che glissa persino il vento e indugia sull&#8217;imbrunire, come di un giorno che raccoglie gli ultimi raggi, cercando di intuire l&#8217;ora dalle meridiane dipinte su quanto resta delle case, talora solo le fondamenta, altre volte solo archi voltati e cumuli di detriti, o pareti intatte con finestre spalancate, vuote, come se non fossero mai state abitate. Sono scene che si imprimono nel cuore come ferite sottocutanee, senza fare rumore, eppure scavano dal di dentro, fino ad implodere in un grido altrettanto silenzioso che sale come incenso e preghiera.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho visto demolito il confine del mare, infrante le mura di cinta, ho visto il deserto dove prima c&#8217;erano pascoli e campi di riso, rovi; dolore, ma accanto, anzi proprio nel cuore del deserto, la meraviglia di nuovi covoni, un piccolo agnello a cercare il suo posto in un prato di salsedine. Quanti covoni, quanta forza ha la vita capace ancora di germinare, proprio li`. E quale vigore la fede&#8230; in quelle spighe pronte a portare ancora frutto, anche se nessuno mai le raccoglierà, come se fossero solo uva acerba. Le autorità hanno ribadito la non contaminazione dei prodotti del suolo, ma in pochi sono disposti a crederci. Arare un terreno che per anni non porterà frutti, o raccogliere frutti che non sazieranno mai la fame di nessuno, se non i fiori del campo e gli uccelli del cielo. E&#8217; un po` vivere come Gesù, che proprio mentre sapeva di essere tradito, proprio allora amò Giuda, disposto a dare la Sua vita per Lui. Quello è il momento in cui dà la vita, in cui “Tutto e` compiuto”&#8230; Avviene cosi` anche nella nostra vita, nella vita della Chiesa. Una voragine allora che si riapre nel cuore della speranza, un continuo confine fra vita e morte, una frontiera, come quella a cui ci si può solo avvicinare, dove inizia l&#8217;area di evacuazione, una terra desolata. Ma mai come ora quella frontiera e` nostra casa, e` un appello a restare.</p>
<p style="text-align: justify;">Davvero Lui non è mai a corto di meraviglie, ricomincia dalle pietre scartate&#8230;. Ho avuto la gioia di celebrare la Messa nella chiesa ricostruita dopo lo tsunami , la più vicina alla centrale&#8230; Fra le crepe e le ferite non ho mai visto cattedrale più bella&#8230; Ho nel cuore poi costantemente l&#8217;immagine di una piccola città rasa al suolo dallo tsunami, il cui nome, Shinchimachi. Significa “Terra nuova”. Vivere lì il Natale, contemplare proprio nel deserto la speranza a cui siamo chiamati, vederla come fiorire, invisibilmente ma profondamente scolpita nel profondo. Quante rovine ho visto in questo anno, insieme ai Fratelli di Madre Teresa, nei volti, nei corpi, nella terra, nei cuori, quanta morte, quanta disperazione e quanto amore, quanta sete in quei silenzi e in quei gridi che sono anche i miei.</p>
<p style="text-align: justify;">Che grazia poter essere proprio qui, aver potuto vivere quest&#8217;anno con i fratelli più poveri, ritrovare qui i miei stessi Natali in Gesù, qui fra i piccoli, tutti i fratelli che per diverse ragioni viaggiano ai limiti dell&#8217;esistenza. E contemplandoli, e contemplando in essi come Cristo regna, ti senti come naufragare, fino a toccare l&#8217;Abisso. Con la loro fragilità infatti, specchio e rivelazione della mia, mi obbligano costantemente a confrontarmi con le cose estreme, con la vita a rischio, metafora di fallimento e di morte. Ma sono anche maestri di fede perché incarnano l&#8217;evidenza che tutti noi viviamo solo perché custoditi da altri, che esistiamo solo perché accolti da Qualcuno, qualcuno che, anche se il vaso non è riuscito bene, non butta via l&#8217;argilla, ma la rimette sul tornio e la plasma di nuovo, fino a che realizza il suo progetto. E dall&#8217;abisso, toccati dalla vita dolente, sembra di sfiorare il cielo di Dio. Dove entreremo solo se saremo prima entrati nella vita di chi soffre, di chi incarna non i nostri sogni, ma le nostre paure e i nostri dolori. Ed e` proprio il luogo dove Gesù sta, nell&#8217;ultimo posto, fissando sempre il Suo sguardo sul bene ancora possibile. Che bello pensare come sia anche un bene concreto e l&#8217;umiltà della materia a cui Dio ha legato la salvezza, legandola ad un po&#8217; di pane e ad un bicchiere d&#8217;acqua, ad un vestito donato, ai passi di una visita. E non avere che quella porzione di poveri e di lacrime come pegno del Regno.. E pensavo&#8230;questo sto imparando, e chiedo perdono al Signore per capirlo solo ora&#8230;il grido di chi va in cerca solo di briciole, di pane perduto. Dio è più attento alla vita e al dolore dei suoi figli che non alla fede che professano. Non ha la fede dei teologi, ma quella delle madri che soffrono per la carne della loro carne: esse conoscono Dio dal di dentro, lo sentono pulsare nel profondo delle loro piaghe, all&#8217;unisono con il loro cuore di madre. E sempre più mi convinco che la missione e` l&#8217;uomo, è nell&#8217;uomo&#8230; E non abbiamo altro da dire e da dare che Cristo, che tanto si rivela fra le ferite e le pieghe dei volti, con tante lacrime rimaste dentro, come a riportarne alla luce la bellezza&#8230; Diceva don Primo Mazzolari: “Gesù torna perché si e` legato con il vincolo della carità invincibile al nostro destino, fino a diventare uno di noi. Fino a prendere il posto di ognuno di noi”. A volte penso che ci vuole dell&#8217;incoscienza o della disperazione per chiamarlo ancora qui. Chi di noi tornerebbe? Ci sono follie che non si possono commettere che una volta sola, ma il ripeterle, ogni anno, ogni giorno, ogni momento, questa e` la storia di Gesù con ognuno e` fuori dell&#8217;uomo. Ecco la luce più chiara, la letizia più sicura del nostro Natale di quest&#8217;anno. Una carità che resta fedele a chi non e` più fedele e viene all&#8217;appuntamento con la nostra indegnità nel sorriso di un bambino che tutto sa e nulla ricorda , che tutto soffre e di nulla ci incolpa. C&#8217;è già qualche cosa di nuovo oggi. Ci sei tu che torni&#8230; Nel Suo ritorno è la nostra casa e la nostra missione, la nostra Chiesa e il nostro sogno pieni della stessa incoscienza e disperazione. Nel buio di un grembo dove sta la luce della vita. Lì in quella zona d&#8217;ombra che Gesù predilige. In quella zona c’è la sua luce. C&#8217;è la sua culla, la sua casa, il suo cenacolo, il suo Getsemani, la sua croce, il suo sepolcro, la sua Chiesa; in quella zona c’è soprattutto il suo amore, la sua resurrezione. Lì dove dire grazie, dove continuare a completare nella carne e nella vita ciò che manca alla passione di amore di Gesù al Suo tormento per la nostra salvezza. Lì poter finalmente pregare in un gemito di somigliare a Gesù, particolarmente nel suo Natale: piccolo, misero, nascosto, ignorato dal mondo, rivelato solo ad un drappello di poveri, i pastori, ma sempre Salvatore del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel Signore poniamo le nostre speranze, ripartendo dalla mangiatoia e dalle fasce per poter imparare da Lui a gemere e a sorridere, a camminare e vivere, a offrire ed amare, a scegliere e accogliere, a benedire e ringraziare&#8230; e così stendere, sul fremito di cose e di eventi, il cielo notturno del silenzio&#8230; di quella notte a Betlemme per scorgere le stelle e il sorgere di un gemito dal cuore. Le giornate ricominciano ad allungarsi. Un altro Natale, un altro anno e un altro abbraccio&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Con tutto il cuore, Buon Natale!<br />
p. Daniele</p>
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		<title>Natale 2011</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 10:05:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierinux</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un santo e gioioso Natale a tutti gli amici di Vangelo e Zen! Sabato e domenica pomeriggio, nella nostra cappella trasformata in laboratorio, sotto la guida di maestre giapponesi molti bambini con le loro dita hanno creato il presepio in origami. Lievità e colori! Il pellegrinare di Maria, gravida, e di Giuseppe alla capanna di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un santo e gioioso Natale a tutti gli amici di Vangelo e Zen!</p>
<p><a href="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2011/12/origami-presepio.jpg"><img src="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2011/12/origami-presepio-300x225.jpg" alt="" title="origami-presepio" width="300" height="225" class="alignright size-medium wp-image-2814" /></a>Sabato e domenica pomeriggio, nella nostra cappella trasformata in laboratorio, sotto la guida di maestre giapponesi molti bambini con le loro dita hanno creato il presepio in origami. Lievità e colori!  Il pellegrinare di Maria, gravida, e di Giuseppe alla capanna di Betlemme fu faticoso, eppure lieve. Bue, asinello, paglia calda. Angeli invisibili nel cielo cantavano inni che i puri di cuore udirono. Una stella sorrideva sulla capanna. I teologi dissero: Dio è sceso sulla terra. I mistici dissero: la terra ha generato Dio. “Se non ritornerete come bambini&#8230;”</p>
<p>Il TG3 della Lombardia ha visitato la cappellania e ha preparato questo servizio che è stato trasmesso il giorno 26 dicembre alle 14:00.</p>
<p><center><br />
<iframe width="512" height="425" src="http://www.youtube.com/embed/v2f6_JEFOhg" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br />
</center></p>
<p>Un grazie a chi ha inviato oppure invierà l&#8217;obolo natalizio.</p>
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		<title>Natale 2011</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 10:49:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierinux</dc:creator>
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		<category><![CDATA[lettere]]></category>

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		<description><![CDATA[降誕祭 2011 いよいよ主の降誕祭が近付きました。ひいては、2011年度の終わ りも、2012年度の始まりも相次いで近づいています。心が暖かまる 半面、時の早流れにせめられて、忙しい連日ですが、過ぎて行く一年 間の思い出が次々に浮かんで来ます。何となく、心が暖まり、道すが ら出会う見知らぬ人とでも、”Buon Natale” “Buone Feste” と挨拶を交わすこの頃です。どうか、皆様、暖かいクリスマスを過ご し、明るい新年を迎えましょう。  過ぎた一年間に起こった出来事を二・三思い起こさせて頂きます。 先ず、信者の入れ替わりが激しかったことです。今年度中に日本に引 っ越された信者の方は9名です。その内に鈴木御夫妻と小林真理子御 家族、そして日曜日のミサを深い歌声の聖歌で満たしてくれた山本耕 平君とシューベルトのAve Maria曲を心に響かせて下さった坂口み どりさんです。どうか、母国でも、相変わらず頑張って下さい。来年 度に、新しい受洗者を迎え、私どもの小さい共同体が増えますように。  もう一つの出来事に触れざるを得ません。それは、お嬢様山田美知 世さんを訪ねるために遠い日本からミラノに着かれたMonica幸子お 母様は11月9日に娘の腕の中で帰天なさったのです。13日(日)に 私どもの教会で葬儀ミサが捧げられました。やはり、人生は旅です ね!聖母マリアは旅の途中で野原の馬屋に身を寄せ、イエスをお生み になりました。私どもも、支え合って人生の旅を進みましょう。天の 星に導かれて。。。 どうか、皆さん、小さい共同体であっても、大司教様が切に望まれ たこの『日本人カトリック教会』に愛と協力を注いで行きましょう。 色々の不便を乗り越えてミサに集うことが出来る日曜日は、何となく お互いに深い喜びを覚えます。感謝! ルチアーノ神父 お知らせ 12月24日22.00に聖夜ミサが挙げられます 教会は21.00から開いて、赦しの秘跡や黙想が可能です。 ミサ聖祭に次いでクリスマス挨拶交換とちょっとした祝賀会。 元旦ミサは常例通り、元旦11.30です お願い 毎年のように、クリスマス献金をお願い致します。私どもの教会を皆 で支えましょう。感謝! per i famigliari di lingua italiana NATALE 2011 Si avvicina il Natale! Un anno finisce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>降誕祭 2011</h3>
<div id="attachment_2789" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2011/12/tsunami.jpg"><img class="size-medium wp-image-2789" title="tsunami" src="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2011/12/tsunami-300x292.jpg" alt="" width="300" height="292" /></a><p class="wp-caption-text">Un alunno delle elementari di Melzo immagina lo tsunami</p></div>
<p>いよいよ主の降誕祭が近付きました。ひいては、2011年度の終わ りも、2012年度の始まりも相次いで近づいています。心が暖かまる 半面、時の早流れにせめられて、忙しい連日ですが、過ぎて行く一年 間の思い出が次々に浮かんで来ます。何となく、心が暖まり、道すが ら出会う見知らぬ人とでも、”Buon Natale” “Buone Feste” と挨拶を交わすこの頃です。どうか、皆様、暖かいクリスマスを過ご し、明るい新年を迎えましょう。  過ぎた一年間に起こった出来事を二・三思い起こさせて頂きます。 先ず、信者の入れ替わりが激しかったことです。今年度中に日本に引 っ越された信者の方は9名です。その内に鈴木御夫妻と小林真理子御 家族、そして日曜日のミサを深い歌声の聖歌で満たしてくれた山本耕 平君とシューベルトのAve Maria曲を心に響かせて下さった坂口み どりさんです。どうか、母国でも、相変わらず頑張って下さい。来年 度に、新しい受洗者を迎え、私どもの小さい共同体が増えますように。  もう一つの出来事に触れざるを得ません。それは、お嬢様山田美知 世さんを訪ねるために遠い日本からミラノに着かれたMonica幸子お 母様は11月9日に娘の腕の中で帰天なさったのです。13日(日)に 私どもの教会で葬儀ミサが捧げられました。やはり、人生は旅です ね!聖母マリアは旅の途中で野原の馬屋に身を寄せ、イエスをお生み になりました。私どもも、支え合って人生の旅を進みましょう。天の 星に導かれて。。。<br />
どうか、皆さん、小さい共同体であっても、大司教様が切に望まれ たこの『日本人カトリック教会』に愛と協力を注いで行きましょう。 色々の不便を乗り越えてミサに集うことが出来る日曜日は、何となく お互いに深い喜びを覚えます。感謝!</p>
<p style="text-align: right;">ルチアーノ神父</p>
<p style="text-align: center;"><strong>お知らせ</strong></p>
<p><strong>12月24日22.00に聖夜ミサが挙げられます</strong><br />
教会は21.00から開いて、赦しの秘跡や黙想が可能です。<br />
ミサ聖祭に次いでクリスマス挨拶交換とちょっとした祝賀会。<br />
<strong>元旦ミサは常例通り、元旦11.30です</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>お願い</strong></p>
<p>毎年のように、クリスマス献金をお願い致します。私どもの教会を皆 で支えましょう。感謝!</p>
<p>per i famigliari di lingua italiana</p>
<h2>NATALE 2011</h2>
<p>Si avvicina il Natale! Un anno finisce e un altro inizia. Preme il veloce scorrere del tempo, mentre le feste ci riscaldano il cuore e la mente rievoca gli avvenimenti dell&#8217;anno che sta per passare. In questi giorni ci viene spontaneo salutare anche i passanti che non conosciamo: “Buon Natale!”, “Buone feste!”.<br />
In questa occasione desidero rievocare alcuni avvenimenti che riguardano la nostra Cappellania. Quest&#8217;anno fu contrassegnato dal ritorno in Giappone di ben 9 amici e membri della Cappellania: la coppia Suzuki, la famiglia di Kobayashi Mariko, il tenore Yamamoto Kōhei che riempiva la chiesa con la sua voce canora, Sakaguchi Midori che ci commuoveva con l&#8217;Ave Maria di Schubert. A loro, ora, l&#8217;augurio di farsi onore in patria. C&#8217;è un altro episodio che non posso non rievocare. La domenica 6 novembre mamma Yukiko arrivò a Milano per far visita alla figlia Yamada Michiyo. Quattro giorni dopo all&#8217;improvviso morì fra le braccia della figlia. La domenica 13 novembre abbiamo celebrato la messa funebre. Com&#8217;è vero che siamo pellegrini! Maria peregrinava per i campi alla ricerca di una capanna. Trovatala, entrò e partorì Gesù. Che anche noi possiamo vivere la vita come un pellegrinaggio! Continuiamo a camminare, aiutandoci. La stella dal cielo ci guida.<br />
La nostra Cappellania è una piccola comunità. L&#8217;anno prossimo col battesimo sarà arricchita di nuovi fratelli e sorelle. E&#8217; piccola, ma fu voluta dall&#8217;arcivescovo come segno di comunione. Amiamola e sosteniamola. La domenica, quando non senza difficoltà riusciamo a trovarci assieme a celebrare l&#8217;Eucaristia, tutti sperimentiamo una profonda gioia.    p. Luciano<br />
avvisi<br />
1)    La santa messa di Natale è celebrata il 24 dicembre alle ore 22.00. La chiesa è aperta alle 21.00 per chi desidera il sacramento del perdono o meditare. Dopo la messa lo scambio degli auguri e un po&#8217; di festa.<br />
2)    La santa messa del primo dell&#8217;anno (che è domenica) è alle ore 11.30 obolo natalizio<br />
Come consueto, chiedo l&#8217;obolo natalizio. E&#8217; prezioso per la nostra chiesa. Grazie!</p>
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		<title>Vangelo e Zen &#8211; Natale 2011</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 15:49:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierinux</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri / Ritiri]]></category>
		<category><![CDATA[lettere]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8230;senza lo straccetto&#8230; Si avvicina il Natale di questo contrariato 2011. A tutti, soci dell&#8217;associazione Vangelo e Zen, amici e conoscenti, l&#8217;augurio &#8211; preghiera di un Natale caldo di sobrietà e di genuinità. Ho preposto come titolo a questa lettera: “senza lo straccetto”. Oggi, 3 dicembre, è l&#8217;anniversario della morte di Francesco Saverio, il missionario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: x-large;">&#8230;senza lo straccetto&#8230;</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Si avvicina il Natale di questo contrariato 2011. A tutti, soci dell&#8217;associazione Vangelo e Zen, amici e conoscenti, l&#8217;augurio &#8211; preghiera di un Natale caldo di sobrietà e di genuinità. Ho preposto come titolo a questa lettera: “senza lo straccetto”.</p>
<p><a href="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2011/12/saverio.jpg"><img src="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2011/12/saverio.jpg" alt="" title="saverio" width="369" height="215" class="alignleft size-full wp-image-2773" /></a>
<p style="text-align: justify;">Oggi, 3 dicembre, è l&#8217;anniversario della morte di Francesco Saverio, il missionario santo al quale noi missionari saveriani facciamo riferimento nell&#8217;impostazione della nostra vita. F. Saverio morì a 46 anni su un isolotto disabitato, al largo di Canton, Cina. Aveva 46 anni e 8 mesi. Spagnolo, studiava alla Sorbona quando, mosso dall&#8217;esempio di Ignazio di Loyola compagno di studi, si convertì alla vita cristiana e con Ignazio e altri amici fu fondatore della Compagnia di Gesù (Gesuiti). Con la nomina del papa che gli affidava la responsabilità e la guida dei missionari cattolici nelle terre d&#8217;Oriente, a 35 anni approdò in India, quindi in Malesia, Indonesia e Giappone. Conduceva con sé altri missionari che lasciava due a due nei vari luoghi, dando loro indicazioni e incoraggiamenti. Si trovava a Malacca, Malesia, quando lo accostò un pirata giapponese di nome Anjiro. Questi era fuggito dal Giappone temendo la vendetta per gli omicidi commessi. Francesco lo guidò al sentimento del perdono da chiedere alle sue vittime e da dare a se stesso. Anjiro ritrovò la serenità interiore, chiese il battesimo, e convinse Francesco a recarsi in Giappone. Vi giunsero il 15 agosto 1549, a Kagoshima, patria di Anjiro (e anche l&#8217;ambiente della missione del sottoscritto per 17 anni). Sul molo del porto di Kagoshima ora sorge il monumento che rappresenta il peccatore perdonato Anjiro che porta sulle sue spalle il suo maestro del perdono, Francesco Saverio. Francesco volle subito recarsi dal daimyō Shimazu a perorare l&#8217;amnistia per Anjiro. Quindi si recò nel monastero Zen Fukushōji nei pressi di Kagoshima e si legò in profonda amicizia con Ninjitsu, l&#8217;abate del monastero. Sulla stele funeraria di Ninjitsu tuttora si legge: “Amico di Francesco Saverio”. F. Saverio fu il primo occidentale a vivere a lungo in Giappone, a (tentare di) impararne la lingua, e a inviare in Europa descrizioni precise e obiettive sulla vita nel Paese del Sol Levante. Fu il primo missionario a divenire amico di un monaco Zen.</p>
<p style="text-align: justify;">F. Saverio constatò che la madre della cultura orientale era la Cina, e volle recarsi nell&#8217;immensa terra del Drago. La Cina proibiva l&#8217;ingresso di qualunque straniero e F. Saverio si fermò su un isolotto di fronte a Canton. L&#8217;isolotto era la terra franca dove prosperava un florido commercio fra pirati cinesi, giapponesi, portoghesi. Un cinese promise a Francesco di ottenergli il visto d&#8217;ingresso in Cina e questi, come compenso, gli diede quanto aveva portato con sé, cibo e vestiti. I pirati scomparvero e l&#8217;isolotto restò disabitato: solo Francesco e un cinese della diaspora divenuto cristiano a Malacca. Soffiava un vento freddo e i due non avevano da coprirsi né da mangiare. Il cinese che aveva promesso di ritornare con il visto, non tornò più e la notte fra il 2 e il 3 dicembre Francesco morì di fame e di freddo. Il cinese cristiano che lo accompagnava sopravvisse e raccontò che Francesco morì pregando. I Missionari Saveriani ereditano la preghiera di F. Saverio, il primo cristiano che si legò in amicizia con l&#8217;abate della via dello Zen. Una decina di miei confratelli vivono a Pechino, senza alcun titolo missionario. Uno di loro insegna architettura buddhista all&#8217;Università di Pechino. Si legano in amicizia.</p>
<blockquote><p>“senza lo straccetto”</p></blockquote>
<p><a href="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2011/12/presepio-origami-stella.jpg"><img src="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2011/12/presepio-origami-stella-228x300.jpg" alt="" title="presepio-origami-stella" width="228" height="300" class="alignright size-medium wp-image-2771" /></a>
<p style="text-align: justify;">“Troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” (Lc 2,12). Così gli angeli annunciarono ai pastori la nascita di Gesù. Come tutti noi nacque nudo, ma subito fu lavato e avvolto in fasce, come si faceva una volta. La sua culla fu la mangiatoia degli animali. Fino a circa 30 anni visse in modo tanto ordinario che quando per la prima volta parlò in pubblico a Nazareth, il suo paese, tutti rimasero stupiti: “Donde gli vengono queste cose?&#8230; Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria&#8230; ?” (Mc 6,2-3). A meno di 40 anni morì sulla croce, completamente nudo, senza lo straccetto con cui noi abitualmente copriamo le sue cosce. L&#8217;unico vestito le secrezioni dal suo corpo: sudore, sangue e, come sempre avviene nelle morti violente, escrementi. Sotto la croce poche donne e un discepolo, composti che assaporavano il dolore di quella fine; attorno, invece, sommi sacerdoti e loro amici che lo deridevano. Dio era assente. Gridò: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. (Mc 15,34). Poi nuovamente supplicando: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”. (Lc 23, 34). Risorto, come sue ultime parole ai discepoli dirà: “Predicate a tutte le genti la conversione e il perdono” (Lc 24,47).</p>
<p style="text-align: justify;">Visse e morì dedito a un voto che permeava tutto di lui: il Vangelo della conversione e del perdono. Era profondamente convinto che solo attraversando la via della conversione e del perdono l&#8217;uomo diventa vero uomo. Nel cammino religioso che è scaturito dalla sua testimonianza, l&#8217;esperienza del peccato è talmente fondamentale che, senza, il cammino nemmeno inizierebbe. Il peccato non è un atto singolo, individuale; ma è una fisionomia originaria: una imperfezione, una contraddizione, una incompletezza originaria che è avvio verso la via della conversione e del perdono. Lungo questa via, l&#8217;uomo scopre che è vero e giusto e bello diventare veri, giusti e belli convertendosi e perdonandosi; mentre non lo è se si conserva per sé la propria verità, la propria giustizia, la propria bellezza. L&#8217;uomo scopre di diventare se stesso, rinnegando se stesso. Scopre la vacuità di tutti gli straccetti con cui sovente copre la sua imperfezione, la sua incompletezza, la sua contraddizione. Quanta religione cristiana è fatta di straccetti che coprono! Anche Gesù, morto nudo in croce, fu ben presto rivestito di straccetti devozionali che hanno appannato la sua genuina umanità. Molti quando lo chiamano Figlio di Dio, con tali parole non intendono quell&#8217;umanità nuda, ma piuttosto intendono coprirla. Al punto che il bambino nella mangiatoia e l&#8217;uomo nudo sulla croce anche per molti battezzati non è manifestazione di Dio , ma velo che lo nasconde. Ad abolire quel velo verranno le affermazioni teologiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Natale ha un ascendente particolare su di noi, perché per una forza magica quel giorno i bambini diventano i protagonisti della storia. Nessun bambino vorrebbe mai fare il presepio con un castello al posto della capanna. Non ostante le aggressioni commerciali e ludiche perpetrate da noi adulti, il Natale conserva un qualcosa di genuino, intaccabile. La Cappellania giapponese con altri intende mettere in atto prima del Natale l&#8217;iniziativa del presepio in origami a favore dei bambini di Fukushima, colpiti dalle radiazioni. Dell&#8217;iniziativa manderò via email il volantino. Il governo giapponese continua a minimizzare: Tutto apposto! Straccetti su una ferita profondissima! Nel Corno d&#8217;Africa i bambini somali muoiono di fame: Eccola l&#8217;anima nuda del nostro progresso! Eppure i grandi della terra, e noi con loro, vi mettiamo su gli straccetti delle nostre interpretazioni. Anche sulla crisi economica che coinvolge il mondo, quanti straccetti! Il più usato è quello di farne la conseguenza di alcune disattenzioni! Invece, se ne guardiamo la nudità con occhi nudi, piuttosto è il frutto della capitale disattenzione che è il capitalismo. Il capitalismo prospera sulle disattenzioni che coprono la nudità delle cose. Cos&#8217;è il plus valore?</p>
<p style="text-align: justify;">Anch&#8217;io come prete ho coperto ripetutamente la mia nudità con gli straccetti del rimando: ho continuato a sperare che io nel futuro sarei divenuto ciò che volevo essere e che non riuscivo al presente; ho continuato a sperare che avrei potuto realizzare quanto non riuscivo nel presente! Nel discorso parlavo al presente, ma rimandavo al futuro. Quante e quante persone incontrate, subito interpretate dalla mia ambizione come solidi praticanti di Vangelo e Zen, mentre il loro essere venuti da me, visto nella sua nudità, era qualcosa più primordiale, ma in cambio qualcosa vero. Grazie a Dio, a un certo punto si ritorna bambini e si gusta il Natale di un bimbo avvolto con fasce nella mangiatoia. Lo si gusta, perché si comincia a comprendere che per Dio non c&#8217;è modo più proprio di manifestarsi che così. Perché Dio è così: humus dell&#8217;essere. Abbiamo tanto ridetto che Dio è persona; il Natale ci fa gustare Dio che è Natura. E gli straccetti non occorrono più.<br />
Il cristiano cinese che stava al fianco di Francesco Saverio morente di freddo e di fame sull&#8217;isolotto disabitato di fronte alla Cina, ha descritto così la sua morte: “Capii che moriva. Gli posi una piccola candela nella mano. Allora col nome di Gesù sulle labbra, egli rese la sua anima al suo Creatore e Signore, con grande serenità e pace”. L&#8217;occidentale mette straccetti sulla sua limitatezza naturale per apparire agli altri sicuro e perfetto; l&#8217;orientale mette straccetti sulla sua individualità storica per apparire a se stesso senza alcun io. E&#8217; Natale: gettiamo via gli straccetti e giochiamo la nostra nudità! Siamo natura, siamo storia! Al tempo dell&#8217;imperatore Augusto, in una capanna sotto il cielo stellato, è nato un bambino.</p>
<p style="text-align: justify;">la nostra messa di Natale per giapponesi e italiani amici è alle ore 22.00 del 24 dicembre, sabato, nella nostra cappella a Milano. Vi attendo!</p>
<h2>ritiro fine anno a Desio &#8211; 29 dicembre – 1 gennaio</h2>
<p style="text-align: justify;">il 31 dicembre è giorno di purificazione: durante il giorno digiuno, zazen, eucaristia. La sera cena di ringraziamento e di augurio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 1 gennaio, domenica, santa messa alle ore 11,30 (nostra cappella a Milano)</p>
<p><em>p. Luciano</em></p>
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