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	<title>Vangelo e Zen - comunità di dialogo interreligioso &#187; Vangelo della settimana</title>
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		<title>Lettera Vangelo e Zen del 26 febbraio 2012</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 23:42:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierinux</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Vangelo della settimana]]></category>

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		<description><![CDATA[Carissimi, la quaresima ci richiama a divenire liberi. Nel cammino della libertà, la lettera in allegato può esservi un fraterno incoraggiamento. L&#8217;11 marzo è l&#8217;anniversario dello tsunami in Giappone. Vi invito a visitare i disegni degli alunni della Scuola elementare De Amicis di Melzo (Milano). p.Luciano lettera Vangelo e Zen Vangelo secondo Matteo 4, 1-11 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.melzoscuole.it/lavori_scuola_10_11/giappone/tsunami.htm"><img src="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2012/03/DSCF4249-300x258.jpg" alt="" title="DSCF4249" width="300" height="258" class="alignleft size-medium wp-image-2887" /></a>Carissimi, la quaresima ci richiama a divenire liberi. Nel cammino della libertà, la lettera in allegato può esservi un fraterno incoraggiamento.</p>
<p>L&#8217;11 marzo è l&#8217;anniversario dello tsunami in Giappone. Vi invito a <a href="http://www.melzoscuole.it/lavori_scuola_10_11/giappone/tsunami.htm">visitare i disegni</a> degli alunni della Scuola elementare De Amicis di Melzo (Milano). </p>
<p>p.Luciano </p>
<div style="clear:both">
<hr /></div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: x-large;">lettera</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: xx-large;">Vangelo e Zen</span></span></p>
<div style="margin-top: 20px; text-align: center;">Vangelo secondo Matteo 4, 1-11</div>
<div style="margin-top: 20px; text-align: right;">26 febbraio 2012</div>
<blockquote><p>“Poi lo Spirito di Dio fece andare Gesù nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Per quaranta giorni e quaranta notti Gesù rimase là, e non mangiava né beveva. Alla fine ebbe fame. Allora il diavolo tentatore si avvicinò a lui e gli disse: &#8211; Se tu sei il Figlio di Dio, comanda a queste pietre di diventare pane! Ma Gesù rispose: &#8211; Sta scritto: Non di solo pane vive l&#8217;uomo, ma di ogni parola che viene da Dio. Allora il diavolo lo portò a Gerusalemme, la città santa; lo mise sul punto più alto del tempio, poi gli disse: &#8211; Se tu sei il Figlio di Dio, buttati giù; perché sta scritto: Dio comanderà ai suoi angeli. Essi ti sorreggeranno con le loro mani e così tu non inciamperai contro alcuna pietra. Gesù gli rispose: &#8211; Ma sta scritto anche: “Non tentare il Signore, tuo Dio”. Il diavolo lo portò ancora su una montagna molto alta, gli fece vedere tutti i regni del mondo e il loro splendore, poi gli disse: &#8211; Io ti darò tutto questo, se in ginocchio mi adorerai.Ma Gesù disse a lui: &#8211; Vattene via, Satana! Perché sta scritto: Adora il Signore, tuo Dio; a lui solo rivolgi la tua preghiera. Allora il diavolo si allontanò da lui, e subito alcuni angeli vennero a servire Gesù.”</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ricordo una predica sulle tentazioni di Gesù sentita in Seminario. Il sacerdote diceva a noi giovani seminaristi che Gesù non fu realmente tentato, ma semplicemente si era comportato come se lo fosse per darci l&#8217;esempio. In altre parole: Gesù avrebbe solo recitato. A fin di bene s&#8217;ntende!</p>
<p style="text-align: justify;">Don Alessandro, il parroco di San Babila dove settimanalmente io presto il servizio delle confessioni e della messa, mi ha raccontato che Lucio Dalla amava sostare in quella chiesa quando veniva a Milano. Chiedeva il sacramento del perdono e poi restata seduto in un banco, silenzioso, a lungo. Dal web riprendo una testimonianza del cantante sulla preghiera dei salmi. “La cosa che mi ha colpito dei Salmi è la grande forza dirompente delle parole. Noi abbiamo oggi, in una società che si sta trasformando praticamente da società della parola a società dell’immagine, uno scadimento della forza protettiva della parola e credo che i Salmi siano l’opposto di questa mancanza di energia. Nei Salmi la parola è dinamite pura, è proprio costruzione, la fondazione della parola stessa. Quindi mi sono avvicinato ai Salmi in maniera laica, da artista, per avere la conferma della grandissima esistenza, a livello di comunicazione, della forza del credere”. </p>
<p style="text-align: justify;">“Gesù ha solo recitato”! “Nei Salmi la parola è dinamite pura”! Tra questi due posizioni opposte sta il tentatore. </p>
<p style="text-align: justify;">Il tentatore non induce a lasciare la religione e scegliere l&#8217;ateismo. Piuttosato tenta per indurre sia la religione, sia l&#8217;atesimo a semplice recita. A fin di bene, s&#8217;intende! Ossia, garantisce sia al religioso sia all&#8217;ateo una vita senza fastidi, a patto che non guardino un po&#8217; più in là dei loro steccati. In altre parole, induce a recitare la scelta di una posizione, religiosa o atea, per gustarsi una vita senza molte noie. Praticamente il tentatore induce a svuotare la tentazione, garantendo una vita senza tentazioni, portati sulle mani degli angeli. Gli angeli per alcuni sono presenze spirituali, per altri le proprie idee. </p>
<p style="text-align: justify;">Gesù non sarebbe stato tentato realmente, ma soltanto avrebbe recitato per darci l&#8217;esempio. Da Gesù ai discepoli, da questi a noi: una generazione trasmette all&#8217;altra come recitare! “Se sei figlio di Dio, gettati giù; sta scritto infatti: &#8216;Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra&#8217;”.  Il tentatore sollecitò Gesù ad approfittare di Dio, fondando sul suo rapporto con Dio la pretesa di essere portato sulle mani degli angeli. La risposta di Gesù fu netta: “Non tenterai il Signore tuo Dio”. Non approfittare di Dio!</p>
<p style="text-align: justify;">Ultimamente ho letto un libretto molto interessante. Il titolo è “Processo a Dio” (Piemme) e riporta un dialogo fra Christopher Hitchens e Tony Blair. C. Hitchens è presentato come l&#8217;ateo più convinto e coerente del mondo, mentre T. Blair, già primo ministro del Governo del Regno Unito, da alcuni anni, come è noto,  si è convertito alla Chiesa Cattolica. Quindi, un ateo radicale e un neofita ancora fresco conversione. Hitchens pronuncia un&#8217;arringa terribile verso le religioni; in particolare, stando la controparte, contro la Chiesa Cattolica. Blair risponde attenuando la veemenza atea di Hitchens evidenziando sia il balsamo che gli uomini e le donne di religione hanno riversato sulle ferite dell&#8217;umanità, sia l&#8217;ispirazione artistica che hanno seminato nelle culture dei popoli. Ai duemilatrecento che avevano presenziato alla disputa fra Hitchens e Bair fu chiesto quale delle due posizioni ritenevano più convincente. Il 61% rispose a favore della tesi atea, il 37% a favore di quella religiosa. Vito Mancuso, in “Io e Dio” afferma che la questione religiosa va risvegliandosi nel mondo moderno.  </p>
<p style="text-align: justify;">La disputa fra Hitchens e Balir, come fra un qualsiasi serio non credente e un qualsiasi serio credente, turba chi ascolta perché l&#8217;uno lo sobbalza dalle proprie posizioni e l&#8217;altro ve lo ripone. Spesso tutto finisce col recupero della propria posizione da parte di ciascuno. Sì, perché sia chi crede, sia chi non crede sembrano dare per scontato che uno dei due abbia ragione e l&#8217;altro torto. Il tentatore aveva istigato Gesù a concepire Dio come uno che sta da una parte, ovviamente dalla propria. Poi, dentro a questa idea di Dio, aveva suggerito a Gesù di approfittarne. Per cui l&#8217;uomo, anche quando dice Dio, di fatto rimane rinchiuso nei suoi interessi e calcoli. Quindi, anche quando dice: pace, giustizia, verità, di fatto solo ripete i suoi punti di vista. L&#8217;uomo è incapace di uscire dalla sua imamgine. Un portiere di calcio direbbe: Non dirò mai che il pallone è entrato, perché non posso tradire la mia squadra. </p>
<p style="text-align: justify;">La vera tentazione è proprio questa: l&#8217;uomo è incapace di esssere vero! L&#8217;uomo può solo recitare! In questa incapacità, l&#8217;essere credente o ateo non fa differenza, perché le parole sono vacue. Le religioni hanno costruito le loro fortezze per suscitare l&#8217;impressione di verità. Chi si dice ateo ha i suoi fondatissimi motivi per dirsi ateo. Se il credere o il non credere  conseguisse dai ragionamenti, basterebbe migliorare il sistema di verifica per discernere il ragionamento che tiene e quello che non tiene, come è stato nella disputa se è più veloce la luce o i neutrini. La tentazione del tentatore è proprio questa: far sentire soddisfazione al credente nel rinchiudersi nel proprio credere e ugualmente all&#8217;ateo nel suo fare l&#8217;ateo. Il tentatore riduce la tentazione reale fra credere e non credere a recita, riducendo lo stesso credere e non credere a recita. </p>
<p style="text-align: justify;">Ho letto “Processo a Dio” e mi sono soffermato soprattutto sulle acute frecciate di Hitchens contro al religione. Dopo questa attenta lettura, cònstato che quelle affermazioni e le contro affermazioni non hanno cambiato nulla nella realtà in me e attorno a me. I motivi per cui uno non crede e l&#8217;altro crede restano tutti lì, come prima. E il tentatore è lì per suggerire l&#8217;astuzia di tirare fuori gli angeli, il miracolo, per chiudere la discussione a favore della riva dei credenti; oppure potrebbe giocare l&#8217;altra parte e tirare fuori la stessa carta, ma alla rovescia, ossia la constatazione che i miracoli sono frottole e così rasserenare l&#8217;ateo nel suo ateismo. Ma in realtà, che io mi posizioni su una sponda o sull&#8217;altra, non cambia nulla. </p>
<p style="text-align: justify;">Un grande dono della vita, col suo procedere negli anni, è la sensazione di disgusto in questo interminabile recitare. La fede, quella che sposta le montagne ovviamente lasciandole al giusto posto in cui sono, non si distilla dai ragionamenti. Per credere, l&#8217;uomo deve credere. Ossia deve di proprio librarsi nel vuoto della sua libertà e creare di suo l&#8217;atto di fede. Il tentatore suggerisce di credere agli angeli che ti portano nelle loro mani. La fede vera, invece, liberamente crede di suo, sospesa nel vuoto. Non crede qualcosa su cui posarsi, siano pure le mani di angeli. Crede perché liberamente crede. La prova della sua fede è che la sua fede non ha alcuna prova, ma è un atto di suo, libero e creativo. Credere non è appoggiarsi, ma è essere credente. Credere è scorprirsi più profondi e preziosi delle risposte che abitualmente ci diamo, per restare tranquilli. Il tentatore tenta di indurre l&#8217;uomo a credere che la sua natura è una serie di risposte recitate. La fede invece lo sobbalza nella domanda che non ha risposte, perché ha la natura di non aver bisogno di risposte. Come l&#8217;amore vero tr due amanti veri.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tentatore tenta l&#8217;uomo a ridurre la religione a risposta alle sue domande. Tenta l&#8217;uomo a ridursi a oggetto, anziché soggetto della sua avventura esistenziale. Tenta la cultura a farsi serva dell&#8217;economia. Tenta la religione a rimanere folclore sacro della cultura. Senza sporgersi oltre, ma semplicemente rispondendo alle domande. Tenta l&#8217;uomo a ridurre la religione ad angeli che lo portano sulle loro mani. La religione può restare ammagliata dalla tentazione. La fede lo libera!</p>
<p style="text-align: justify;">“Non tentare il Signore, tuo Dio”! La religione rimane una serie di risposte alle domande. In religione uno sa perché sta scritto o perché così è insegnato. Ma la fede da tutte le risposte genera nuova domanda, una domanda sempre più profonda e ampia. La fede conduce l&#8217;uomo a sentirsi a casa nel vuoto dalle risposte, senza il supporto degli angeli fatti di miracoli, rivelazioni, sacerdoti, illuminazioni, dogmi. La fede conduce a gustare la libertà di essere generazione divina: “&#8230; ma da Dio sono generati” (Gv 1,13). In quella libertà, l&#8217;uomo congiunge le mani e ringrazia le risposte fatte di rivelazioni, illuminazioni, dogmi, riti, sacerdoti ecc. che passo dopo passo l&#8217;hanno condotto al confine delle rispsote e da lì ha potuto librarsi in Dio, ldi suo, liberamente.  </p>
<p style="text-align: justify;">a domanda genera domanda. Quando un credente crede di suo, in libertà; e quando un non credente non crede di suo, in libertà, sono lontani l&#8217;uno dall&#8217;altro?</p>
<p><em>p.Luciano</em></p>
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		<title>Lettera Vangelo e Zen del 29 gennaio 2012</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 23:34:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierinux</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Vangelo della settimana]]></category>

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		<description><![CDATA[lettera Vangelo e Zen Vangelo secondo Luca, 2, 41-52 29 gennaio 2012 Carissimi, l&#8217;atteso rigore invernale ci sta attenagliando, ma non regala ai nostri bimbi la poesia della neve, almeno qui a Desio. La lettera di questa settimana è un po&#8217; cruda e qualcuno potrebbe ritenerla anche un po&#8217; dissacrante. Ma proprio lì c&#8217;è la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: x-large;">lettera</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: xx-large;">Vangelo e Zen</span></span></p>
<div style="margin-top: 20px; text-align: center;">Vangelo secondo Luca, 2, 41-52</div>
<div style="margin-top: 20px; text-align: right;">29 gennaio 2012</div>
<p>Carissimi, l&#8217;atteso rigore invernale ci sta attenagliando, ma non regala ai nostri bimbi la poesia della neve, almeno qui a Desio. La lettera di questa settimana è un po&#8217; cruda e qualcuno potrebbe ritenerla anche un po&#8217; dissacrante. Ma proprio lì c&#8217;è la sua sacralità. Informo anche che il 10 febbraio, venerdì, nella nostra Villa Vangelo e Zen di Desio, ore 20,45, si terrà la serata di apertura di una mostra sul Giappone, patrocinata dai Missionari Saveriani, che durerà fino a giugno. Per l&#8217;inaugurazione è stata chiesta al sottoscritto una conferenza su: &#8220;Giappone: ricerca dell&#8217;armonia nelle tradizioni che diventano cultura&#8221;. Insieme con il sottoscritto darà la sua testimonianza anche Anna Casella Paltrinieri, docente di Antropologia culturale. Può essere una bella occasione anche per stare assieme e, chi lo vuole, pernottare per il ritiro del giorno dopo, sabato. Potete avere maggiori informazioni <a href="http://www.comune.novamilanese.mb.it/content/download/75428/901646/file/DESIO%20GIAPPONE%20INTERNO%20definitivo.pdf">cliccando qui</a>.<br />
Auguri. p. Luciano f </p>
<p><em>(estratto)</em></p>
<blockquote><p>
“&#8230; Gesù poi ritornò a Nazareth con i genitori e ubbidiva loro volentieri. Sua madre custodiva gelosamente dentro di sé il ricordo di tutti questi fatti. Gesù intanto cresceva, progrediva in sapienza e godeva il favore di Dio e degli uomini&#8230;”.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il calendario ambrosiano dedica l&#8217;ultima domenica di gennaio alla “sacra famiglia”. Questa, nell&#8217;intenzione del liturgista, è ovviamente la famiglia di Nazareth: Maria, Giuseppe e Gesù. Di quella famiglia i Vangeli ci raccontano pochissimo. L&#8217;unico episodio avvenuto prima che Gesù iniziasse la predicazione del Vangelo, ossia nell&#8217;arco di 30 anni, è quello raccontato nel Vangelo di oggi: Gesù dodicenne, senza dire nulla ai genitori, rimase a Gerusalemme, suscitando serie preoccupazioni in Maria e Giuseppe. Questi lo sgridano, ma lui non chiede scusa. Maria e Giuseppe non comprendono il suo comportamento. Degli altri 30 anni abbiamo solo un sunto: Maria digeriva le vicende famigliari nel silenzio, e il ragazzo Gesù cresceva, caro al cielo e alla terra. Come tante famiglie di tutti i luoghi della terra. </p>
<p style="text-align: justify;">Oggi la famiglia è luogo per alcuni di sacrifici nella speranza, ma per altri di sacrifici nella disperazione. Molti legami si infrangono. I figli non seguono la tradizione dei genitori. Che ha da dire la “sacra famiglia” alle famiglie odierne? Se guardiamo le oleografie con cui i devoti hanno dipinto la sacra famiglia, con Gesù, Maria e Giuseppe aureolati di luce, sembra dover dire che non hanno niente da dire a famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese; o, peggio, hanno figli abulici o anoressici o drogati in casa, oppure i due genitori fanno solo il dovere burocratico di nutrire i figli, ma fra loro non vivono più l&#8217;affetto e nemmeno il rapporto sponsale. Il marito fa il manager a tempo pieno e la moglie fa l&#8217;educatrice a tempo pieno: vittime ne sono i colleghi nel primo caso e i figli nel secondo. Dev&#8217;essere proprio pesante l&#8217;attenzione di una madre che scarica sui figli anche ciò che dovrebbe risolvere nel legame d&#8217;affetto col suo sposo. </p>
<p style="text-align: justify;">Abbandoniamo le oleografie devozionali e cerchiamo nei Vangeli l&#8217;identità della “sacra famiglia”. Straordinariamente ci ritorna vicina; anzi, vicinissima. In realtà la famiglia di Nazareth, come ce la descrivono i Vangeli, conobbe tribolazioni molto simili alle nostre. Anzitutto in quella casa, oltre Gesù, Maria e Giuseppe, vivevano i fratelli e le sorelle di Gesù, di cui ci parla il Vangelo. Quando Gesù fece la sua prima predica nella sinagoga del suo paese Nazareth, noi ci saremmo aspettati un plauso generale. La gente avrebbe dovuto esclamare: Ce l&#8217;aspettavamo questa autorevolezza di Gesù, perché abbiamo ammirato la sua fisionomia umana e quella di sua madre Maria! E&#8217; una famiglia straordinaria! Invece il Vangelo narra che i suoi compaesani si scandalizzarono: “&#8217;Donde gli vengono queste cose?&#8230; Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?&#8217;. E si scandalizzavano di lui&#8230;” (Mc 6,1-3). Un giorno tutta questa famigliona (forse Giuseppe era già morto, dato che non viene citato), preoccupata che Gesù avesse perso il senno, andò a prenderlo mentre stava predicando, con l&#8217;intenzione di ricondurlo a casa e farlo rinsavire. “Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poché dicevano: &#8216;E&#8217; fuori di sé&#8217;” (Mc 3,21). “Giunsero sua madre e i suoi fratelli, e stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: &#8216;Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano&#8217;” (Mc 3,31-32). Forse questo episodio va collocato all&#8217;inizio della predicazione di Gesù e, in parte, è comprensibile come sulle prime quelli di casa non capissero la scelta di Gesù di lasciare sia la famiglia sia il lavoro. Però quell&#8217;incomprensione durò a lungo. Fu forse due anni dopo, quando Gesù era ritornato in Galilea, ossia presso Nazareth, “perché i Giudei cercavano di ucciderlo. Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, detta delle Capanne, i suoi fratelli gli dissero: &#8216;Parti di qui e va&#8217; nella Giudea perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu fai. Nessuno infatti agisce di nascosto&#8230;&#8217; Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui” (Gv 7,1-5). In queste righe del Vangelo secondo Giovanni, i fratelli di Gesù, quelli di cui Marco ci ha dato i nomi riportati sopra, non solo non gli credono, ma fanno i cattivi: infatti gli suggeriscono di andare in Giudea, là dove volevano ucciderlo. Sembra quasi che volessero disfarsi di lui. E Maria dov&#8217;era? Qui il Vangelo non dice nulla. Era assorta con il suo crepacuore, come tante e tante mamme&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">La “sacra famiglia” ci è molto vicina, molto simile. La mistificazione ha svilito il messaggio cristiano, riducendolo a una fiaba: è senz&#8217;altro il primo motivo per cui molti si allontanano, non riconoscendo nelle prediche dei preti, nelle liturgie che sembrano recite, nell&#8217;anonimato della comunità cristiana, nel fraintendere la fede come soggezione e non come ricerca viva nel pensiero e nella fatica. Gesù fu criticato da quelli di casa: “ Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui” (Gv 7,5). Nell&#8217;asperità di quei rapporti crebbe il testimone dell&#8217;amore. Di quell&#8217;amore che non è sdolcinatura, ma robustezza, sacrificio, aroma. </p>
<p style="text-align: justify;"><em>p. Luciano</em></p>
<div id="attachment_2840" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2012/02/Georges-de-La-Tour-Saint-Joseph-Charpentier-small.jpg"><img src="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2012/02/Georges-de-La-Tour-Saint-Joseph-Charpentier-small-300x225.jpg" alt="" title="Georges-de-La-Tour-Saint-Joseph-Charpentier-small" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-2840" /></a><p class="wp-caption-text">Giuseppe e Gesù, nel capolavoro di Georges de la Tour, esposto a Palazzo Marino, Milano.</p></div>
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		<title>Lettera Vangelo e Zen del 8-15 gennaio 2012</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 23:24:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierinux</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Vangelo della settimana]]></category>

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		<description><![CDATA[lettera Vangelo e Zen Vangelo secondo Marco: 1, 7-11 08-15 gennaio 2012 Il battesimo in acqua “Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, si cibava di locuste e miele selvatico e predicava: «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: x-large;">lettera</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: xx-large;">Vangelo e Zen</span></span></p>
<div style="margin-top: 20px; text-align: center;">Vangelo secondo Marco: 1, 7-11</div>
<div style="margin-top: 20px; text-align: right;">08-15 gennaio 2012</div>
<h2>Il battesimo in acqua</h2>
<blockquote><p>“Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, si cibava di locuste e miele selvatico e predicava: «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo». In quei giorni Gesù venne da Nazareth di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, uscendo dall&#8217;acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba. E si sentì una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto». </p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">I fatti di questi giorni, come mai finora, mi guidano a comprendere perché il Vangelo distingua il battesimo in acqua da quello nello spirito. Questa distinzione nei secoli s&#8217;è persa, con grande svantaggio per un cammino cristiano autentico. Il brano di Vangelo di domenica 8 – casualmente uguale sia nel calendario ambrosiano come in quello romano – ci presenta Giovanni il battezzatore, il quale alla gente che andava da lui per essere battezzata, asseriva che lui battezzava in acqua; ma dopo di lui sarebbe venuto qualcuno più grande di lui che avrebbe dato il battesimo in spirito. Ovviamente, questo qualcuno, per l&#8217;evangelista che scrive, sarà Gesù. Gesù, a sua volta, confermerà la distinzione affermata da Giovanni, dicendo a Nicodemo: “In verità, in verità ti dico: Se uno non nasce da acqua e da spirito non può entrare nel regno di Dio” (Gv 3, 5). Ricordiamo qui l&#8217;etimologia greca del vocabolo battesimo: significa  immersione, tuffo. </p>
<p style="text-align: justify;">Il battesimo in acqua, ossia il tuffo nell&#8217;acqua, è amministrato da Giovanni, l&#8217;asceta.  Indica la prima tappa della vita, quella ascetica, in cui il ruolo principale è svolto dallo sforzo, dalla ricerca, dalla fatica, dal sudore umano. Battesimo in acqua: l&#8217;acqua provvede al germogliare e al crescere di ogni vivente. Anche il corpo umano si plasma nelle acque del seno materno.  </p>
<p style="text-align: justify;">Il battesimo nello spirito (santo) è amministrato da Gesù, l&#8217;inviato dal cielo, il figlio divino. Indica la tappa mistica della vita, quando questa, temprata dal cammino ascetico, matura il suo sapore, il suo colorito, il suo profumo. Così avviene di un cereale, di un frutto, di un animale e, ovviamente, dell&#8217;uomo. Cessa il processo di crescita e inizia quello della maturazione. </p>
<p style="text-align: justify;">Certamente si può riconoscere che il battesimo in acqua è laico, quello in spirito è religioso. E&#8217; possibile presumersi battezzati in spirito, senza essersi mai stati battezzati in acqua. E&#8217; possibile presumersi spirituali, senza essere mai stati umani. E&#8217; possibile essere immersi in religione, senza essersi immersi in umanità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il battesimo ai neonati, usanza introdotta tardi nella storia della chiesa, ha incoraggiato l&#8217;omissione del battesimo in acqua. Il battesimo in acqua fu agglomerato in quello in spirito. Così avvenne nell&#8217;uomo quanto purtroppo oggi viene praticato coi pomodori: ancora acerbi e non cresciuti, sono stimolati chimicamente a diventare rossi e a figurare come fossero maturi. Il cristianesimo ha messo in ombra il cammino laico, facendo leva sull&#8217;insegnamento di Agostino che dichiara l&#8217;uomo radicalmente corrotto dal peccato originale e, quindi, incapace del minimo retto sforzo senza il battesimo in spirito. Nel cattolicesimo si tende a riportare tutto nell&#8217;ambito della chiesa, al punto che i ministri religiosi entrano in quasi tutte le questioni laiche; nel protestantesimo si tende a riportare tutto nell&#8217;ambito laicale, sicché il laico diviene automaticamente colui che dirime anche le questioni religiose. “In God we trust”, sta coniato sulla moneta degli USA, il paradiso delle confessioni protestanti. </p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni fatti di questi giorni che mi guidano a riconoscere il valore inalienabile del battesimo in acqua amministrato da Giovanni, l&#8217;asceta. </p>
<p style="text-align: justify;">Un vigile urbano, per svolgere il suo dovere di proteggere la sicurezza dei cittadini, con la sua bicicletta fa barriera a un suv (sport utility vehicle, l&#8217;auto di chi anche quando viaggia vuole far notare la sua “potenza” ), ma viene intenzionalmente travolto e trascinato. Il fatto ha commosso profondamente chi lo conosceva e chi non lo conosceva: c&#8217;è chi muore svolgendo il suo ruolo per la sicurezza sociale! C&#8217;è il martirio del battesimo in acqua, ossia del proprio dovere laico: un battesimo spoglio, senza aureole o canonizzazioni in Piazza San Pietro. Vigile urbano, grazie! </p>
<p style="text-align: justify;">Davanti all&#8217;Isola del Giglio la lussuosissima nave del divertimento si incaglia e affonda: morti, feriti, panico. Gli operatori di bordo non erano stati addestrati all&#8217;opera di salvataggio. I giubbotti salvagente non erano  muniti di pile per tenere accesa la spia che segnali nel mare la presenza del naufraga. Il comandante lasciò la nave prima degli ospiti. Come i pomodori artificialmente arrossati: apparenza! C&#8217;è da augurarsi che sulla nave non ci fosse la cappella! Se c&#8217;era, la mancanza di battesimo in acqua è ancora più stridente! Eppure è una nave, che vive sull&#8217;acqua, ma senza aver imparato la lezione di umile dedizione che l&#8217;acqua svolge nei campi, nei boschi, nel seno degli esseri viventi. Senza aver mai imparato quanto sia rigorosa la via dell&#8217;acqua!</p>
<p style="text-align: justify;">Commuove il lamento degli abitanti del Centro di Milano che, davanti al provvedimento del Comune che prescrive anche per loro il pedaggio, protestano: “Ci tocca pagare anche per tornare a casa!”. Commuove, ma non convince del tutto. Infatti, chi abita nell&#8217;area C della città avrà grandi benefici dal provvedimento: meno traffico attorno alla propria casa, aria più pulita, meno rumore e – promessa del Comune con il ricavato del pedaggio – migliorie alle strade e ai marciapiedi. Sarebbe non equo che l&#8217;onere di questi benefici fosse addossato soltanto su chi non ne è il primo beneficiato, vale a dire su chi ogni giorno deve entrare da fuori, pagare il pedaggio e alla sera ritornare a casa, forse lontano. L&#8217;uomo fatica a pensare a sé dentro lo stesso pensare agli altri. D&#8217;istinto isola allo scopo di non perderci e perde di vista la sua natura universale, cosmica, divina. Ci ferisce il vedere i nostri parlamentari che si proteggono fra loro, o proteggono i loro interessi. Il titolo onorevole: come i pomodori artificialmente arrossati! </p>
<p style="text-align: justify;">Gli indignados salgono sull&#8217;albero di Natale in Piazza San Pietro. Cosa accade?  </p>
<p style="text-align: justify;">A Pilato che lo giudicava Gesù disse: “Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce” (Gv 18, 37). L&#8217;essere dalla verità che precede l&#8217;ascolto della voce di Gesù è il battesimo in acqua, amministrato dall&#8217;asceta Giovanni.  Forse in Italia la chiesa cattolica, con il suo zelo onnipresente, con la sua acqua benedetta che sostituisce la preziosità dell&#8217;acqua che scaturisce dal ventre della madre Terra, ha contribuito a quella cultura in cui un comandante può abbandonare la nave che affonda, prima dei passeggeri. </p>
<p style="text-align: justify;">“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”, comanda Gesù. Gratuitamente lo sforzo umano fino in fondo, gratuitamente la grazia dal cielo fino in fondo! La lettera che allego, inviatami da cari amici, lo testimonia.  </p>
<p style="text-align: justify;"><em>p. Luciano</em></p>
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		<title>Lettera Vangelo e Zen del 20 novembre 2011</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 23:43:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierinux</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Incontri / Ritiri]]></category>
		<category><![CDATA[Vangelo della settimana]]></category>

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		<description><![CDATA[lettera Vangelo e Zen Vangelo secondo Matteo, 3, 1-12 20 Novembre 2011 In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!”. Egli è infatti colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse. “Voce di uno che grida nel deserto: Preparate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: x-large;">lettera</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: xx-large;">Vangelo e Zen</span></span></p>
<div style="margin-top: 20px; text-align: center;">Vangelo secondo Matteo, 3, 1-12</div>
<div style="margin-top: 20px; text-align: right;">20 Novembre 2011</div>
<blockquote><p>In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!”. Egli è infatti colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse. “Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore. Raddrizzate i suoi sentieri&#8230;.”</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il Vangelo di oggi purifica il nostro consuetudinario modo di pensare la religione. Per lo più noi riteniamo che è la religione, con le sue pratiche di preghiere e di meditazione, a farci diventare buoni. Invece il Vangelo di oggi dice chiaramente che siamo noi che facciamo diventare buona la religione. Ossia, tocca a noi preparare la via del Signore e a raddrizzare i suoi sentieri. Al primo ascolto, risuona come se siamo noi a rendere buono Dio. E non è affatto sbagliato pensare così. “Convertitevi, perché il regno di Dio è vicino”, “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”. A gridare così ai passanti era un asceta di nome Giovanni. Era cresciuto nel deserto conducendo una vita molto aspra, nell&#8217;attesa che i suoi occhi ritornati puri potessero vedere “il sole che sorge”.  Anche noi attendiamo! Sì, attendiamo che Dio, o gli altri, o lo stato, o la rivoluzione socioeconomica ci regalino giorni migliori. Attendiamo il bene senza doverci convertire. Ma il bene, nelle mani di chi non si converte al bene, deperisce in male. </p>
<p style="text-align: justify;"> “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”. Io, prete, mi trovo più a mio agio nel predicare che è Dio che deve raddrizzare i sentieri dell&#8217;uomo, piuttosto che l&#8217;uomo debba raddrizzare i sentieri di Dio. Il mio modo di pensare, ovviamente, dà più importanza alla posizione della Chiesa, di cui io sono ministro, perché equivale a dire che se uno non si affida alla cura pastorale della Chiesa non può percorre sentieri diritti. </p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è una religione che precede le religioni: è la via che la natura ci trasmette con la vita. E&#8217; la via di cui la natura, con la sua armonia ed equilibrio, ci è maestra. Immaginiamoci come sarebbe squallido se un essere umano dovesse tirare fuori i testi sacri della sua religione per convincersi che il lavoro è un dovere e un piacere, oppure che l&#8217;uomo deve rispettare i suoi genitori e tutti i suoi simili, come pure che deve riconoscere l&#8217;ambito e il limite di ogni cosa. Ugualmente, come sarebbe desolante se bisognasse tirare fuori l&#8217;andare in paradiso per ricercare e scegliere ciò che è giusto, bello e vero. Che proveremmo se, caduti in povertà, qualcuno venisse ad aiutarci dicendoci che lo fa perché è scritto nel Vangelo! Purtroppo può essere che l&#8217;uomo tiri in ballo la religione, meglio l&#8217;appartenenza a una religione, per demandare a Dio quanto è cammino dell&#8217;uomo. In nome della religione l&#8217;uomo può giustificare la sua mediocrità.</p>
<p><a href="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2011/11/autunno.jpg"><img src="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2011/11/autunno.jpg" alt="" title="autunno" width="650" height="971" class="aligncenter size-full wp-image-2763" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;incontro vero con Dio avviene lungo la strada che l&#8217;uomo stesso appiana e raddrizza. L&#8217;uomo incontra Dio ricercando la giustizia, la verità e la pace. Il profeta Osea dice che molti con Dio peccano di prostituzione: abusano Dio per un profitto. La religione autenticamente religiosa parla poco di Dio, di apparizioni, di rivelazioni, di miracoli. In una comprensione profondamente religiosa il miracolo non lo si avverte, come una madre non avverte che sta facendo tutto il possibile e impossibile per i figli. La vera religione non lascia strascico. Un vescovo di una diocesi d&#8217;Italia ha detto che non si devono spargere le ceneri dei propri antenati nella natura, ma vanno conservate in un luogo sacro nell&#8217;attesa della risurrezione. Probabilmente chi non è ministro di religione direbbe l&#8217;opposto: dalla natura abbiamo ricevuto tutti gli atomi che compongono il nostro corpo. Alla morte restituiamoli, dicendo grazie! “Chi conserva la sua vita la perde”, disse Gesù di Nazaret.</p>
<p style="text-align: justify;">Giovanni il battezzatore, l&#8217;asceta ritornato dal deserto dove era cresciuto, aveva la fortuna di non poter dire di conoscere già Gesù. Quindi non era tentato di sostituire Gesù al proprio cammino umano. “Convertitevi” perché il regno di Dio è vicino, ti circonda, ma sta a te allungare il passo e la mano per farlo tuo.  Quindi “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”. Il catechismo più autentico per i nostri ragazzi è quello di accompagnarli e incoraggiarli, mentre sperimentano che la vita è un dono avuto attraverso i genitori, un dono nutrito dal sacrificio vegetale e animale e, quindi, che i giorni di pioggia sono belli come quelli di sole, e che dobbiamo rispettare gli altri e così volere che gli altri rispettino noi ecc. ecc. Il genitore veramente religioso non tira fuori il nome di Dio nell&#8217;insegnare queste verità, perché semplicemente non ne sente il bisogno. Infatti, questi comportamenti parlano da se stessi. Se si tira fuori la legge di Dio, se ne sminuisce la genuinità come è della frutta che deve essere fatta luccicare artificialmente per essere venduta. Il primo atto di fede è credere nell&#8217;esistenza senza dei perché: questa è la fede spoglia di qualsiasi aggiunta, anche di aggiunte pie, così come ciascuno di noi è nato dal seno di sua madre. E&#8217; da questo sentire vera l&#8217;esistenza che un giorno il bimbo cresciuto riconoscerà che nell&#8217;esistenza c&#8217;è uno Spirito che avvolge e penetra tutto. In questa esperienza si radica la fede che rende carismatica la vita. L&#8217;incontro reale con Dio è quando l&#8217;uomo s&#8217;accorge che sempre è stato in Dio. Così non mistifica la religione, come non si vanta l&#8217;albero il giorno che i suoi frutti maturano. Gesù iniziò il Vangelo proclamando beati i poveri in spirito, perché di essi, rimanendo poveri, è il regno dei cieli. Alcuni, per dare più valore al cristianesimo, affermano che è la religione rivelata; ma è proprio quel supervalore che ne annebbia il valore. A meno che per rivelazione uno non intenda che è la realtà stessa a rivelarglielo, in silenzio, nella vita di ogni giorno. “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo Vangelo ci guidi a superare il divario fra credenti e non credenti! Amen! </p>
<p style="text-align: justify;"><em>p.Luciano</em></p>
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		<title>Lettera Vangelo e Zen del 5 dicembre 2010</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 23:39:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierinux</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Vangelo della settimana]]></category>

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		<description><![CDATA[Carissimi, ci ha fatto visita il primo freddo. L&#8217;augurio a tutti di istaurare un bel rapporto col freddo, in modo che ce ne resti un bel ricordo. Eccovi la lettera settimanale. Presto vi farò conoscere il programma dei giorni di ritiro e di convivenza nel dopo Natale qui a Desio. Oltre la lettera, in allegato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="imageleft">
<div id="attachment_2185" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2010/12/eremo.jpg"><img class="size-medium wp-image-2185" title="eremo" src="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2010/12/eremo-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">La cappella nell&#39;eremo di padre Oshida.</p></div>
</div>
<p>Carissimi, ci ha fatto visita il primo freddo. L&#8217;augurio a tutti di istaurare un bel rapporto col freddo, in modo che ce ne resti un bel ricordo. Eccovi la lettera settimanale. Presto vi farò conoscere il programma dei giorni di ritiro e di convivenza nel dopo Natale qui a Desio. Oltre la lettera, in allegato la foto della cappella nell&#8217;eremo di padre Oshida scattata da Alessio nel recente pellegrinaggio in Giappone. p. Luciano</p>
<div style="clear: both;"></div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: x-large;">lettera</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: xx-large;">Vangelo e Zen</span></span></p>
<div style="text-align: right;">5 dicembre 2010</div>
<p>Vangelo secondo Matteo capitolo 21,1-9</p>
<blockquote><p><sup>1</sup> Gesù e i discepoli stavano avvicinandosi a Gerusalemme. Quando arrivarono al villaggio di Bètfage, vicino al monte degli Ulivi, Gesù mandò avanti due discepoli.<br />
<sup>2</sup> Disse loro: «Andate nel villaggio che è qui di fronte a voi, e subito troverete un&#8217;asina e il suo puledro, legati. Slegateli e portateli a me.<br />
<sup>3</sup> E se qualcuno vi domanda qualcosa, dite così: È il Signore che ne ha bisogno, ma poi li rimanda indietro subito».<br />
<sup>4</sup> E così si realizzò quel che Dio aveva detto per mezzo del profeta:<br />
<sup>5</sup> Dite a Gerusalemme: guarda, il tuo re viene a te. Egli è umile, e viene seduto su un asino un asinello, puledro d&#8217;asina.<br />
<sup>6</sup> I due discepoli partirono e fecero come Gesù aveva comandato.<br />
<sup>7</sup> Portarono l&#8217;asina e il puledro, gli misero addosso i mantelli e Gesù vi montò sopra.<br />
<sup>8</sup> La folla era grandissima. Alcuni stendevano sulla strada i loro mantelli, altri invece stendevano ramoscelli tagliati dagli alberi e facevano come un tappeto.<br />
<sup>9</sup> La gente che camminava davanti a Gesù e quella che veniva dietro gridava: «Osanna! Gloria al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Gloria a Dio nell&#8217;alto dei cieli!».</p></blockquote>
<p><span class="drop">A</span>lessandro Magno aveva appena conquistato le terre del Medio oriente, la Palestina compresa. I popoli si inchinavano al condottiero macedone, e le sue gesta erano osannate ovunque. Ma in Israele una voce profetica dissentì e profetizzò la venuta di un altro condottiero, senza armi in mano, seduto su un puledro di asina: “Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d&#8217;asina. . .  L&#8217;arco di guerra sarà spezzato, annunzierà la pace alle genti, e il suo dominio sarà da mare a mare, e dal fiume ai confini della terra”. (9,9-10). L&#8217;evangelista Matteo riprese questa immagine del profeta Zaccaria e la applicò a Gesù.  “ Guarda, il tuo re viene a te. Egli è umile, e viene seduto su un asino, un asinello, puledro d&#8217;asina”. Il contesto in cui l&#8217;evangelista applica a Gesù l&#8217;immagine del profeta è l&#8217;ingresso di Gesù in Gerusalemme la domenica precedente la sua passione, che noi ogni anno evochiamo con la liturgia delle palme e dei rami d&#8217;ulivo. Il testo, quindi, si riferisce a Gesù, giunto al termine della sua missione.</p>
<p><span id="more-2183"></span></p>
<p>Gesù, ebreo, aveva un temperamento da ebreo: forte, risoluto, caparbio. Non fosse stato così, non avrebbe avuto l&#8217;ardore di porre mano alla testimonianza del Vangelo. Viveva radicato nella sua convinzione interiore, restio a lasciarsi condizionare da ciò che gli altri dicevano. “Maestro, noi sappiamo che tu non guardi in faccia a nessuno”, gli dissero un giorno i giudei. A volte, la veemenza del suo carattere gli fece usare delle espressioni che ai nostri orecchi suonano violente. Ed erano, di fatto, violente. Per esempio, quando, trovandosi nel territorio di Canaan corrispondente all&#8217;attuale Libano, una donna non ebrea gli chiese insistentemente  di fare qualcosa per la sua figliola malata. Gesù, da ebreo puro sangue, rispose: “Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini”.  Ovviamente, agli occhi di Gesù ebreo i cagnolini erano i bambini palestinesi non ebrei. La donna gli rispose: “E&#8217; vero, Signore, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni” (Mt 15,21-28). Le parole della donna ferirono la caparbietà ebrea di Gesù, cambiandogli il cuore. L&#8217;ebreo Gesù “cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e davanti agli uomini”  (Lc 2,52), scrive due volte l&#8217;evangelista Luca. E&#8217; la nostra idea fissa che l&#8217;essere già tutto completo fin dall&#8217;inizio e, di conseguenza, il non mancare di nulla sia cosa più perfetta che il crescere lungo il cammino della storia “in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” che ci fa svigorire la fisionomia umana di Gesù, come di uno che sapeva tutto, poteva tutto fin dalla sua infanzia. Ci conduce a disumanizzare Dio.</p>
<p>Gesù nacque in un&#8217;umile capanna; ma furono le vicende della vita a crescerlo all&#8217;umiltà. La domenica prima della sua passione era umanamente maturato alla qualità del Cristo. Un frutto squisito di questa maturazione fu ed è l&#8217;eucaristia, in cui il suo corpo diviene pane nutriente e il suo sangue vino dolce che ricrea la convivialità tra gli uomini cancellando le discordie e i peccati. L&#8217;altro grande frutto maturo fu ed è la passione e la morte in croce, perorando il perdono universale. Pregò: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34).  Ed emise lo spirito, chinando il capo.</p>
<p>La vera umiltà è il profumo della maturazione umana. Noi spesso la pensiamo l&#8217;umiltà come una virtù che si raggiunge accettando le umiliazioni. Ne scaturisce una cosiddetta umiltà viscida, finta, contorta, di chi sta davanti allo specchio per constatare quale grado di umiltà abbia raggiunto. Quindi, diventare umile è la stessa cosa che diventare superbo, in forma contorta. Anche l&#8217;allenatore di una squadra di calcio raccomanda a sé e ai giocatori l&#8217;umiltà, per raggiungere la vittoria e confermare i loro stipendi stellari. Umiltà di finzione! L&#8217;umiltà, quella vera, germoglia sul fondo dell&#8217;anima coltivata e concimata dalla vita, dalla storia, dai fatti che accadono, dalla croce dei rapporti umani e soprattutto dalla persistente domanda sul senso dell&#8217;esistenza. L&#8217;umiltà non è una virtù che si raggiunge coi propri meriti, ma piuttosto è un regalo esistenziale dei propri demeriti.  Quando l&#8217;uomo guarda i demeriti con gli occhi della fede.</p>
<p>L&#8217;umiltà è la qualità cristica. E&#8217; quell&#8217;esperire che esistere è “aver ricevuto” e che continuare a esistere è  “restituire”. E&#8217; esperire che il mio io è la pasqua, il passaggio del ricevere e del restituire. “Prendete e mangiate. Questo è il mio corpo dato per voi&#8230; Questo è il mio sangue versato per voi&#8230;”.</p>
<p>Spesso abbiamo pensato che l&#8217;umiltà sia la virtù che ci permette di diventare forti, vittoriosi; quasi un&#8217;anticamera verso il successo. Il Vangelo di oggi ci invita a vedere dall&#8217;altra parte: è lo fortezza, la resistenza e la costanza lungo il percorso della vita che, frantumandoci, ci guida a scoprirci come siamo veramente. Chi vede ci riconosce umili. Noi semplicemente ringraziamo per avere meno pesi addosso e per il vento fresco che ci lambisce.</p>
<p>“Guarda, il tuo re viene a te. Egli è umile, e viene seduto su un asino, un asinello, puledro d&#8217;asina”</p>
<p><em>p.Luciano</em></p>
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		<title>Lettera Vangelo e Zen del 14 e 21 novembre 2010</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 23:41:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierinux</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Vangelo della settimana]]></category>

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		<description><![CDATA[lettera Vangelo e Zen 14 e 21 novembre 2010 Vangelo secondo Matteo capitolo 24,1-31 e secondo Luca capitolo 21, 14-18 1Gesù era uscito dal tempio e andava via. Si avvicinarono a lui i suoi discepoli e gli fecero osservare le costruzioni del tempio. 2 Ma Gesù disse loro: «Vedete tutto questo? Vi assicuro che non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: x-large;">lettera</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: xx-large;">Vangelo e Zen</span></span></p>
<div style="text-align: right;">14 e 21 novembre 2010</div>
<p>Vangelo secondo Matteo capitolo 24,1-31 e secondo Luca capitolo 21, 14-18</p>
<blockquote><p align="justify"><sup>1</sup>Gesù era uscito dal tempio e andava via. Si avvicinarono a lui i suoi discepoli e gli fecero osservare le costruzioni del tempio. <sup>2</sup> Ma Gesù disse loro: «Vedete tutto questo? Vi assicuro che non rimarrà una sola pietra sull&#8217;altra. Tutto sarà distrutto». <sup>3</sup> Quando giunsero al monte degli Ulivi, Gesù si sedette e i suoi discepoli si avvicinarono a lui in disparte e gli chiesero: «Puoi dirci quando avverranno queste cose? E quale sarà il segno del tuo ritorno alla fine di questo mondo?». <sup>4</sup> Gesù rispose: «Fate attenzione e non lasciatevi ingannare da nessuno! <sup>5</sup> Perché molti verranno e cercheranno di ingannare molta gente. Si presenteranno con il mio nome e diranno: &#8220;Sono io il Messia!&#8221;. <sup>6</sup> Quando sentirete parlare di guerre, vicine o lontane, non abbiate paura: bisogna che ciò avvenga, ma non sarà ancora la fine. <sup>7</sup> I popoli combatteranno l&#8217;uno contro l&#8217;altro, un regno contro un altro regno. Ci saranno carestie e terremoti in molte regioni. <sup>8</sup> Ma tutto questo sarà come quando cominciano i dolori del parto.<br />
<sup>12</sup> Il male sarà tanto diffuso che l&#8217;amore di molti si raffredderà. <sup>13</sup> Ma chi persevererà fino alla fine sarà salvo. </p>
</blockquote>
<p>Dal Vangelo secondo Luca capitolo 21</p>
<blockquote><p><sup>14</sup> “Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò lingua e sapienza&#8230;  <sup>18</sup> ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”.</p></blockquote>
<p align="justify"><span class="drop">C</span>on questa domenica (14 dicembre) il rito ambrosiano dà inizio all&#8217;Avvento, il periodo che prepara al Natale. Nel rito romano, seguito dalla stra-maggioranza delle comunità cristiane a cui appartengono anche molti amici che ricevono questa mia lettera, l&#8217;Avvento comincerà due settimane dopo, dal 28 novembre. Coll&#8217;Avvento ha inizio il nuovo anno liturgico; quindi, un nuovo cammino! Conseguentemente il Vangelo di questa domenica (14 novembre) ci fa ascoltare le parole di Gesù che indicano il finire e l&#8217;incominciare di ogni cosa. Non c&#8217;è il cominciare di qualcosa nuovo se prima non c&#8217;è il finire di qualcosa vecchio. Cominciare, maturare, finire! Nascere, crescere, morire! E&#8217; il divenire di cui è intrisa la nostra esistenza e che poneva tante domande già ai filosofi greci. Parmenide diceva che il divenire non ci può essere, perché mentre una mela è acerba non c&#8217;è l&#8217;essere matura; e quando è matura non c&#8217;è più l&#8217;essere acerba. Anche Dogen nel Genjokoan afferma la stessa cosa: quando la legna è legna, allora è solo legna! Quando è cenere, allora è solo cenere! Eppure il Buddhismo insegna l&#8217;impermanenza di tutto ciò che è, e l&#8217;affermazione di Dogen resta per me misteriosa. </p>
<p><span id="more-2168"></span></p>
<p align="justify">Ogni cosa ha nel suo intimo la natura della sua fine. Ma oggi ci si fa forza, anche artificialmente, per sostenere l&#8217;illusione contraria. I malati in cura all&#8217;ospedale dovrebbero sempre guarire e si fatica ad accettare che, non ostante le cure più attente o forse proprio grazie a tali cure, sia giunto il momento della morte. Il caso Englaro e Welby dimostrano come anche per certi uomini di chiesa la morte rimanga un fenomeno negativo da non accettare. La morte non ci appartiene! Probabilmente la non accettazione cordiale della morte è la prima causa di depressione psichica.  Senza la morte non c&#8217;è la nascita.</p>
<p align="justify">Gesù afferma: “Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”. La religione di Gesù è la Pasqua: ossia, il passaggio. Tutto è passaggio! Quindi ogni tempo è Avvento: è attesa. Ed ogni tempo è anche la fine dell&#8217;attesa. Per Gesù l&#8217;essere è divenire, al punto che anche Dio non è mai un punto fisso, ma lo sgorgare della fonte (il Padre), lo scorrere del fiume (il Figlio) e, quindi, il rifrangersi nella miriade di goccioline della pioggia che irrora e feconda la terra (lo Spirito).</p>
<p align="justify">Nessuno può afferrare Dio, perché Dio non è alcun punto fisso da afferrare. Dio è divenire e ne si coglie la presenza nel flusso del divenire! Giovanni riassume il Vangelo in tre parole: “Dio è amore” (1 Gv 4,8). Amore è la qualità profonda dell&#8217;essere che realizza il massimo di se stesso, non avendo mai alcun se stesso in cui dimorare. Una madre è il massimo di se stessa, proprio là dove si percepisce se stessa nel non esistere né vivere per se stessa. E quel non esistere, né vivere per se stessa è la dimora del suo essere se stessa. Così Dio è amore perché in nulla è Dio per la sua gloria; ma è la funzione divina che offre il fondamento a tutte le cose affinché siano, e siano creazione “divina”. Ossia, siano senza alcun sé in cui rinchiudersi, ma veramente se stesse nel non esistere per se stesse. Così la madre Natura testimonia il suo essere creazione divina, proprio attraverso il divenire delle stagioni e l&#8217;interconnessione creativa di tutti i suoi fenomeni. Una foglia che, madida di pioggia autunnale, marcisce nel pantano è convergenza della funzionalità cosmica; è a sua volta fonte di convergenza cosmica, per cui, grazie alla foglia che marcisce, le stelle brillano nel cielo.</p>
<p align="justify">La concezione di Dio come persona è sembrata una grande scoperta per i Padri della Chiesa che, proclamando così la trascendenza di Dio come persona, intendevano liberare l&#8217;uomo greco romano dal pantano del politeismo, in cui ognuno aveva il suo dio che altro non faceva che proteggere gli interessi del suo devoto. Quindi, altro non faceva che consacrare l&#8217;uomo nei suoi attaccamenti e schemi. Ma il dio personale e trascendente, nel tempo, è stato ridotto ad essere il dio della propria religione, dei propri dogmi, delle proprie credenze, al punto da vidimare l&#8217;inquisizione e la persecuzione religiosa. E&#8217; diventato un dio che ha una dimora fissa. Sembra che l&#8217;uomo, immerso nel mare dell&#8217;impermanenza, trovi consolazione nel credere che un punto fisso c&#8217;è e lo chiama Dio. Del resto Gesù fu condannato a morte, proprio perché aveva contaminata la trascendenza di Dio, proclamandosi figlio di Dio. </p>
<p align="justify">L&#8217;Avvento è il tempo che ci prepara ad adorare Dio che nasce in una capanna spoglia sotto il cielo stellato. Ci fa ripercorrere il viaggio di Maria e Giuseppe, due giovani sposi che dimoravano la non dimora delle steppose lande del Sud della Palestina. Così simili a noi, uomini moderni, che dimoriamo i sentieri contorti di un progresso che non sappiamo dove ci conduce; ma anche tanto differenti, perché noi, al contrario, presumiamo il diritto di proprietà su questa landa e consumiamo il tempo nel difendere i nostri interessi, anziché nel camminare contemplando le foglie che germogliano in primavera e marciscono in autunno. Ci alletta così tanto la suggestione di possedere, che concepiamo nella mente l&#8217;immagine di un dio che a sua volta è possessore della sua divinità, di cui ha l&#8217;esclusiva; anzi, che è il garante a conferma della nostra mania di possedere. Concepiamo dio come persona nel senso di un ente esclusivo, appunto perché ci beiamo nell&#8217;impressione di essere anche noi, a nostra volta, proprietari esclusivi. Profaniamo l&#8217;immagine di Dio persona con il nostro concetto profano di persona. Così il dio, persona esclusiva, è qualcosa di estraneo a noi, che dimora un altrove da noi. E&#8217; onnipotente di una onnipotenza che si nutre della nostra impotenza. E&#8217; onnipotente per se stesso, e non potente in ogni cosa: omni potens.  La sua potenza dimora in lui, e non in me. Nei secoli è proliferata la devozione al dio al quale l&#8217;uomo demanda la sua salvezza. </p>
<p align="justify">“Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”. La potenza che salva è la mia perseveranza. La mia perseveranza è la potenza di Dio. La mia perseveranza è Dio in me che fa la parte di Dio. La mia perseveranza si fa debole se io la declasso dalla sua natura divina. La fede è non declassarsi, anche quando tutto sembra voler declassare.<br />
   In un recente viaggio – pellegrinaggio in Giappone, ho ammirato molto la dignità di quel popolo, la compostezza dei suoi comportamenti, la funzionalità delle sue strutture. Ho avuto la forte impressione che a coltivare l&#8217;anima giapponese abbia contribuito la loro religiosità che non conosce il dio trascendente a cui rimandare ciò che a ciascuno spetta. I cristiani giapponesi, su quella nobile religiosità, hanno versato il Vangelo: “Dio è amore”.</p>
<p align="justify"><em>p.Luciano</em></p>
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		<title>Lettera Vangelo e Zen del 25 luglio 2010</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 22:15:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierinux</dc:creator>
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		<description><![CDATA[lettera Vangelo e Zen 25 luglio 2010 Vangelo secondo Matteo 22, 41-46 41 Una volta molti farisei si erano riuniti e Gesù fece loro questa domanda: 42 Ditemi il vostro parere sul Messia. Di chi sarà discendente? Quelli risposero: &#8211; Sarà un discendente del re Davide. 43 E Gesù continuò: &#8211; In questo caso come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: x-large;">lettera</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: xx-large;">Vangelo e Zen</span></span></p>
<div style="text-align: right;">25 luglio 2010</div>
<p>Vangelo secondo  Matteo 22, 41-46</p>
<blockquote><p><sup>41</sup> Una volta molti farisei si erano riuniti e Gesù fece loro questa domanda:<br />
<sup>42</sup> Ditemi il vostro parere sul Messia. Di chi sarà discendente? Quelli risposero: &#8211; Sarà un discendente del re Davide.<br />
<sup>43</sup> E Gesù continuò: &#8211; In questo caso come si spiega che Davide stesso, guidato dallo Spirito di Dio, dice in un salmo che il Messia è il suo Signore? Egli ha scritto:<br />
<sup>44</sup> Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io metterò i tuoi nemici come sgabello sotto i tuoi piedi.<br />
<sup>45</sup> Dunque, se Davide lo chiama Signore, può il Messia essere un discendente di Davide?<br />
<sup>46</sup> Nessuno era capace di rispondere, di dire anche solo una parola. E a partire da quel giorno nessuno aveva più il coraggio di fare domande a Gesù.</p></blockquote>
<p><a href="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2010/07/vangelo.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1955" title="vangelo" src="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2010/07/vangelo-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p><span class="drop">S</span>embra una delle tante beghe religiose: se il Cristo è figlio di Davide, come mai Davide lo chiama Signore?  Ovviamente qui Davide significa tutto il popolo ebraico; per estensione possiamo dire che rappresenta ogni popolo, oppure tutti i popoli.  Non solo! Qui Davide significa l&#8217;apparato religioso di ciascun uomo, il suo cammino di ricerca, la sua teologia ecc. Come mai il Cristo, che è figlio della nostra fede, è Signore della nostra fede? Nasce dalla nostra fede, eppure la supera continuamente? “La tua fede ti ha salvata, ti ha salvato” diceva Gesù alle persone che guariva. Gesù non si è proclamato Cristo: è stato proclamato Cristo dalla fede della gente. “Tu sei il Cristo”, gli disse Pietro, voce dell&#8217;uomo che si unisce alla voce di Dio. Dal Vangelo è evidente che Gesù sentiva quasi un tremore, quando gli proclamavano che è il Cristo; per cui comandava di non dirlo a nessuno. Senza l&#8217;umanità con la sua storia di ricerca e di smarrimenti, Gesù non sarebbe stato né riconosciuto né proclamato il Cristo. Senza la passione e la morte, non ci sarebbe stata la risurrezione.</p>
<p><span id="more-1905"></span></p>
<p>Il Cristo è il figlio che nasce nella fede di ciascuno di noi. Così il Cristo assume tanti lineamenti, tante sfumature. Proprio come un bravo medico nasce nuovamente come medico ogni volta che cura un malato, che non è mai uguale a quelli precedenti. Ogni malato partorisce la professionalità di medico. Paolo nella lettera agli Efesini parla della piena statura del Cristo che si attua nella storia. Nella lettera ai Colossesi afferma anche che lui, Paolo, completa ciò che manca alla passione di Gesù. Il Cristo di cui Gesù fu incarnazione continua a crescere nella carne di Paolo. A un certo punto, soprattutto negli ultimi 5 secoli, un violento retromarcia ha devastato l&#8217;umore cristiano originale, che nei secoli aveva continuato a generare nuovi lineamenti del Cristo. Quando la fede non suscita più dubbi, e il Cristo creduto coincide perfettamente con le nostre opinioni o definizioni, quel Cristo non è Signore.</p>
<p>Il Cristo nasce da noi, ci è figlio; e insieme ci è Signore! La domanda ritorna sull&#8217;uomo.  Che è l&#8217;uomo? Che è ciascuno di noi? Che è questa mia esperienza esistenziale? Che faccio quando prego? Quando ricerco? Quando cado? Quando mi rialzo? Dove mi conduce il Cristo che, nato nella mia fede, mi è Signore? E tutto avviene dentro l&#8217;esperienza umana, terreno dove il chicco di grano germoglia e dove la spiga matura.</p>
<p>Per i farisei era scandaloso che il Cristo fosse Signore di Davide. Anche per noi può essere scandaloso che il Cristo sia più grande delle nostre idee, delle nostre preghiere, dei nostri programmi. Eppure quel Cristo l&#8217;abbiamo generato e riconosciuto noi nella fede. Beato l&#8217;uomo che, in ciò che genera con le sue idee, ricerche, preghiere o lavoro, intravede il Signore che lo guida oltre le sue idee, ricerche, preghiere o lavoro. Di per sé, non è così anche per ogni figlio che nasce?  Figlio e Signore! C&#8217;è in noi ciò che nasce da noi ed è più grande di noi. La sua gravidanza è il cammino di fede.</p>
<h2>Avviso</h2>
<ol>
<li>6 persone hanno aderito alla settimana Vangelo e Zen, dal 2 al 7 (8) agosto. C&#8217;è posto anche per te, se veramente lo vuoi.</li>
</ol>
<p><em>p.Luciano</em></p>

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		<title>Lettera Vangelo e Zen del 18 luglio 2010</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 22:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierinux</dc:creator>
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		<description><![CDATA[lettera Vangelo e Zen 18 luglio 2010 Vangelo secondo Matteo 22, 15-22 «Rendete a Cesare quello che è di Cesare, a Dio quello che è di Dio» Il Vangelo di questa domenica ci regala una notissima frase che Gesù disse quando gli chiesero se si deve o no pagare le tasse. Frase molto attuale, quindi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: x-large;">lettera</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: xx-large;">Vangelo e Zen</span></span></p>
<div style="text-align: right;">18 luglio 2010</div>
<p>Vangelo secondo  Matteo 22, 15-22</p>
<blockquote><p>«Rendete a Cesare quello che è di Cesare,<br />
a Dio quello che è di Dio»</p></blockquote>
<p><a href="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2010/07/koan.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1958" title="koan" src="http://www.vangeloezen.org/wp-content/uploads/2010/07/koan-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin-bottom: 0.8cm; margin-top: 0.5cm;"><span class="drop">I</span>l Vangelo di questa domenica ci regala una notissima frase che Gesù disse quando gli chiesero se si deve o no pagare le tasse. Frase molto attuale, quindi, perché le tasse anche noi facciamo fatica a pagarle e spesso ci facciamo la stessa domanda: se proprio si devono pagare o no.  Tutti sappiamo che l&#8217;evasione fiscale è uno dei tumori che corrode la nostra comunità nazionale. Tutti a parole la biasimiamo, ma quando dobbiamo aprire il portafoglio, la tentazione è sempre lì, con tutte le scuse già confezionate per giustificarci. Eppure, il seme del rispetto e della solidarietà non ha altro terreno per mettere radici che la nostra vita quotidiana. Beato chi a una cosa crede al punto da metterla in pratica senza pretendere che prima lo facciano gli altri. Beati coloro che sono i primi testimoni di ciò che credono.</p>
<p><span id="more-1910"></span></p>
<h3 style="text-indent: 0cm; margin-bottom: 0.8cm; margin-top: 0.5cm;"><strong>“Rendete a Cesare quello che è di Cesare, a Dio quello che è di Dio”. </strong></h3>
<p>Forse nessun altro iniziatore di cammino religioso è stato così incondizionato dal potere politico come Gesù. Eppure, la chiesa cristiana ben presto ha stretto le mani con imperatori, re, politici. Alcune chiese cristiane hanno perfino consacrato il loro rapporto con l&#8217;autorità politica; basti ricordare quella anglicana che ha come apice l&#8217;autorità regale britannica. La chiesa cattolica, stando a questo aggettivo cattolico ossia universale, dovrebbe essere immune dall&#8217;adulazione politica. Invece, la tentazione si traveste in infiniti abbigliamenti, tutti con nomi religiosi. Ricordiamo bene il partito Democrazia cristiana. Anche tuttora alcuni partiti vantano origini cristiane e vari movimenti pretendono di tenere il piede contemporaneamente nella staffa religiosa e politica. Né vera politica, né vera religione.</p>
<p style="text-indent: 0cm; margin-bottom: 0.8cm; margin-top: 0.5cm;">Qualcuno ritiene che il papa possa meglio confermare la comunione ecclesiale, come disse Gesù a Pietro “Io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,32),  se gode del titolo di capo di stato. Per lo meno siamo tantissimi che invece gradiremmo un papa senza stampelle politiche, ricco della sola povertà del Vangelo. Potrebbe essere che la discriminazione fra cattolici nazionalisti e cattolici fedeli al papa, di cui oggi l&#8217;autorità politica cinese fa abile uso &#8211; proclamando che il Vaticano è uno stato nemico perché riconosce Taiwan &#8211; tutta questa robaccia intrigata non avrebbe motivo di essere. E quel sacerdote e quella suora cinesi, messi a morte alcuni giorni fa perché fedeli al papa, sarebbero ancora vivi e dediti alla loro missione. Ovviamente non c&#8217;è cattolico che si riconosca nazionalista e senza il legame con tutta la chiesa e con il papa; ma ciò sarebbe più limpido, semplice, meno abusabile, se il papa non fosse un capo di stato.</p>
<p style="text-indent: 0cm; margin-bottom: 0.8cm; margin-top: 0.5cm;">Anche il Buddismo e, forse, tutte le religioni nella loro storia hanno compiuto atti di adulazione verso i potenti, da cui furono ricambiati con privilegi di ogni sorta. Non c&#8217;è una religione che sia innocente, immune da tale tentazione; perché nessuno, non certo il sottoscritto o ciascuno di noi, è immune da questa tentazione. Quando la legislazione statale proibiva il lavoro domenicale, compresa l&#8217;apertura dei negozi, indisturbati dal frastuono degli affari ci era molto più semplice e gradevole frequentare la messa domenicale ed, eventualmente, fermarci all&#8217;oratorio anche nel pomeriggio. Personalmente tuttora invoco il ritorno alla santa gratuità che caratterizzava il giorno del Signore. Ritengo questo ritorno una riqualificazione dei rapporti umani. Detto questo, il mio maestro mi dichiara:  “Rendete a Cesare quello che è di Cesare, a Dio quello che è di Dio”. Ossia, mi raccomanda di non demandare al sistema politico ciò che invece deve rinasce solo attraverso la gravidanza religiosa della conversione. E&#8217; stata debole la chiesa italiana che ha demandato l&#8217;istruzione religiosa confessionale al sistema scolastico statale; è stato debole lo stato italiano che ha demandato alla chiesa cattolica l&#8217;istruzione religiosa che è uno degli ambiti fondamentali del conoscere per chiunque, credente o no. Oggi siamo qui, con le classi spezzate in studenti che fanno religione e in esenti. E la religione stessa fa la brutta figura di materia secondaria, mentre riguarda la parte più intima degli uomini.</p>
<p style="text-indent: 0cm; margin-bottom: 0.8cm; margin-top: 0.5cm;">Certamente sia la religione, sia la politica sono al servizio dell&#8217;uomo. Come possono essere al servizio, se dobbiamo dare a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio? La tentazione è implacabile; riappare continuamente. Bisogna sperimentare in noi la genuina qualità umana, quella di Gesù, per riconoscere che la netta distinzione fra ambito religioso e politico è un bene sommo. E&#8217; dignità! Grande maestro e testimone ne è l&#8217;albero. L&#8217;albero è la sua parte esteriore, fusto, rami, foglie, fiori, frutti ecc.. Contemporaneamente l&#8217;albero è la sua parte nascosta nel terreno: le radici. La parte esteriore richiama subito l&#8217;attività sociale, culturale ecc. che è l&#8217;ambito in cui agisce la politica. Le radici nascoste indicano molto bene l&#8217;attività religiosa. Le radici con tutte le loro forze fanno le radici, rimanendo sempre sotterra. Non balzano mai fuori pretendendo riconoscimenti: lo facessero morirebbero essiccate. Ugualmente il fusto e i rami con tutte le loro forze svolgono il compito di fare foglie, fiori e frutti. Eppure la funzione vitale dell&#8217;albero è una, comprende le radici come i rami. Quindi, anzitutto sia la religione sia la politica devono riconoscere volentieri la parzialità del loro servizio per l&#8217;uomo.</p>
<p style="text-indent: 0cm; margin-bottom: 0.8cm; margin-top: 0.5cm;">Dobbiamo curare il cammino di fede, attività intima e nascosta di ciascuno di noi. “Quando preghi, entra nella tua camera interna, chiudi la porta e prega nel segreto&#8230;” raccomandò il maestro. La fede è il flusso della comunione con Dio, che è più intimo a noi che non la nostra stessa anima. In chiesa dobbiamo preoccuparci di scendere nel profondo e non dobbiamo preoccuparci di programmare rivoluzioni sociali; ma piuttosto di nutrirci di quell&#8217;energia che, nel sociale, ci renderà rivoluzionari, quando occorre essere rivoluzionari. Nessun cambiamento sociale e culturale deve nascere come prodotto religioso; ma come gemma, fiore, frutto dell&#8217;uomo sociale e culturale che è tale  grazie alla radice nascosta e che rimane nascosta. Paolo afferma che non è la circoncisione o la non circoncisione che conta, ma l&#8217;essere creatura nuova. In politica non occorre sbandierare l&#8217;appartenenza religiosa; anzi è di grande inciampo. Occorre una cosa sola: essere persona umana genuina, tanto genuina che per presentarsi non occorre dire la provenienza religiosa. Basta essere creatura nuova.</p>
<p style="text-indent: 0cm; margin-bottom: 0.8cm; margin-top: 0.5cm;">Crediamoci a questo Vangelo, in quest&#8217;epoca in cui l&#8217;uniformismo partitico dispensa dall&#8217;avere una radice propria, dal pensare in proprio.</p>
<p><em>p.Luciano</em></p>

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		<title>Lettera Vangelo e Zen del 6 giugno 2010</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 16:36:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierinux</dc:creator>
				<category><![CDATA[Incontri / Ritiri]]></category>
		<category><![CDATA[Vangelo della settimana]]></category>

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		<description><![CDATA[lettera Vangelo e Zen 6 e 13 giugno 2010 Vangelo secondo Matteo 6, 25-33 «Perciò io vi dico: non preoccupatevi troppo del mangiare e del bere che vi servono per vivere, o dei vestiti che vi servono per coprirvi. Non è forse vero che la vita è più importante del cibo e che il corpo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: x-large;">lettera</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: xx-large;">Vangelo e Zen</span></span></p>
<div style="text-align: right;">6 e 13 giugno 2010</div>
<p>Vangelo secondo  Matteo 6, 25-33</p>
<blockquote><p>«Perciò io vi dico: non preoccupatevi troppo del mangiare e del bere che vi servono per vivere, o dei vestiti che vi servono per coprirvi. Non è forse vero che la vita è più importante del cibo e che il corpo è più importante del vestito? «Guardate gli uccelli che vivono in libertà: essi non seminano, non raccolgono e non mettono il raccolto nei granai&#8230; eppure il Padre vostro che è in cielo li nutre! Ebbene, voi non valete forse più di loro? «E chi di voi con tutte le sue preoccupazioni può vivere un giorno più di quel che è stabilito? «Anche per i vestiti, perché vi preoccupate tanto? Guardate come crescono i fiori dei campi: non lavorano, non si fanno vestiti&#8230; eppure vi assicuro che nemmeno Salomone, con tutta la sua ricchezza, ha mai avuto un vestito così bello! Se dunque Dio rende così belli i fiori dei campi che oggi ci sono e il giorno dopo vengono bruciati, a maggior ragione procurerà un vestito a voi, gente di poca fede! «Dunque, non state a preoccuparvi troppo, dicendo: &#8220;Che cosa mangeremo?, che cosa berremo?, come ci vestiremo?&#8221;. Sono gli altri, quelli che non conoscono Dio, a cercare sempre tutte queste cose. Il Padre vostro che è in cielo sa che avete bisogno di tutte queste cose. «Voi invece cercate il regno di Dio e fate la sua volontà: tutto il resto Dio ve lo darà in più. Perciò, non preoccupatevi troppo per il domani: ci pensa lui, il domani, a portare altre pene. Per ogni giorno basta la sua pena.»</p></blockquote>
<ul>
<li><strong>questo vangelo folle!</strong></li>
</ul>
<p style="text-indent: 0cm; margin-bottom: 0.8cm; margin-top: 0.5cm;"><span class="drop">C</span>m&#8217;è vero e attuale questo vangelo folle! L&#8217;ideologia del libero mercato, della libera concorrenza, del libero capitalismo ci ha derubato il diritto originario di vivere liberi. Abbiamo appena ascoltato le rimostranze dei Buffon e dei Cannavaro alla petizione inoltrata da Calderoli per la riduzione dei premi stellari messi in pallio per i calciatori ai mondiali. Tecnicamente grandi atleti, ma solo auto referenti, non toccati dal destino degli altri. Eppure è a loro che attribuiamo il merito di rappresentarci come nazione. E&#8217; a loro che tributiamo il culto delle nostre magliette con la loro effige, dei nostri discorsi al bar ecc. Mai nessuno ha riconosciuto tale titolo a un giovane che bussa la porta a decine di ditte per ottenere un lavoro precario, o un universitario che il fine settimana lavora per alleggerire l&#8217;onere dei suoi genitori, o a un carabiniere che rimane vittima di un pirata della strada, o al netturbino che tutte le mattine si alza alle 5 per pulire le strade che noi sporchiamo.</p>
<p><span id="more-1899"></span></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin-bottom: 0.8cm; margin-top: 0.5cm;">Fino ad alcuni decenni fa, la domenica era giorno di riposo per tutti. Era una bella consuetudine scaturita dalla religiosità cristiana: nel giorno del Signore si vive la gratuità originaria, prima che gli uomini si spartissero le proprietà private. Ora anche la domenica è assoggettata alla grande legge della concorrenza e anche questo santo giorno va vissuto in tensione. Eppure, a ciascuno di noi la sua propria esistenza è puro dono gratuito. Siamo fatti di gratuità; eppure viviamo di tensione. La legge della concorrenza fa temere nell&#8217;altro un possibile avversario, per cui la prima reazione verso l&#8217;altro che sgorga nella coscienza è quella della prudenza e del sospetto.  Entrando in metropolitana mi guardo attorno per vedere se c&#8217;è un posto libero per sedermi; ed ecco che le persone vicine per precauzione stringono la borsa oppure si toccano la saccoccia dei pantaloni per assicurarsi che tutto sia ancora al suo posto. I miei occhi hanno suscitato  diffidenza!</p>
<p style="text-indent: 0cm; margin-bottom: 0.8cm; margin-top: 0.5cm;">«Guardate gli uccelli che vivono in libertà»,  «Guardate come crescono i fiori dei campi» dice il Signore. C&#8217;è una grande provvidenza dentro cui siamo nati e viviamo, che vuole il nostro bene prima e più di noi. Ma il bene che la provvidenza ci vuole è sobrio, essenziale, comunionale: ossia volendo bene a ciascuno di noi vuole bene a tutti; e il bene che ci vuole, per sua natura fa si che il mio bene sia il bene dell&#8217;altro e viceversa. La grande madre Natura è il seno di questo bene comunionale. Penso al predatore che aggredisce la preda! Nel bene comunionale c&#8217;è il sacrificio: sacrum facere. La sofferenza che la legge comunionale vuole è sacra.  Quando ci fa visita una grazia che ci arriva tutta all&#8217;improvviso, senza i nostri sforzi, noi congiungiamo le mani e ringraziamo. Ma quando ci arriva un dolore inatteso, senza nostra colpa, quindi gratuito, noi imprechiamo, oppure ci mettiamo in cerca del colpevole. I gigli del campo fioriscono gratuitamente, e gratuitamente sfioriscono, oppure sono travolti dal vento.</p>
<p style="text-indent: 0cm; margin-bottom: 0.8cm; margin-top: 0.5cm;">Sembra rassegnazione irrazionale! Eppure la vita palpita in modo più vivo, se l&#8217;accettiamo tutta con cuore gratuito, senza precipitare nel baratro della concorrenza: Perché proprio a me! Perché agli altri no? La vita si manifesta più materna e feconda di sentimenti, se l&#8217;accettiamo tutta, anche nei risvolti che a noi restano oscuri od ostili. Credere talmente di esistere dentro ciò che è più grande dei nostri calcoli e pensieri, da restare liberi anche di fronte ai nostri calcoli e pensieri! Le ali dell&#8217;uccello hanno una loro massa e un loro peso: sembrano un ostacolo a volare per l&#8217;uccello. Invece senza le ali l&#8217;uccello non vola. Così i nostri calcoli e pensieri usiamoli per buttarci in ciò che è più grande; e per volare.</p>
<p style="text-indent: 0cm; margin-bottom: 0.8cm; margin-top: 0.5cm;">Sedersi in zazen, oppure andare a messa la domenica, mentre si constata che non ne viene alcun profitto e non serve a nulla! Quando uno fa volentieri ciò che non serve a nulla per il regno dei nostri calcoli, sta operando per il regno di Dio.  Profonda consolazione a una certa età, quando si constata che le cose non sono andate come si credeva e si voleva! E si intravede l&#8217;alba di un&#8217;altra dimensione.</p>
<h2>Avviso</h2>
<ol>
<li>La settimana estiva Vangelo e Zen di pratica e di studio si tiene all&#8217;inizio di agosto: con arrivo lunedì 2 ag. entro sera e ritorno sabato sera 7 ag.. La settimana è guidata da p. Luciano. Il costo della settimana intera è Euro 300,00. Possibile la partecipazione parziale, con relativa riduzione del costo.</li>
<li>La settimana estiva Vangelo e Zen di Calligrafia, già programmata per l&#8217;ultima settimana di luglio, è stata spostata all&#8217;ultima di agosto con l&#8217;arrivo lunedì 23 prima di sera e partenza sabato 28 dopo pranzo. Ogni giorno contempla questi momenti speciali: pratica Vangelo e Zen, 4 ore lezione calligrafia, 2 ore introduzione alla comprensione dei caratteri sino – giapponesi. Costo del corso (pernottamento e pasti compresi) Euro 350,00; senza il pernottamento e con il solo pasto del mezzogiorno Euro 200,00. Numero ideale di partecipanti: da 6 a 10. Il corso si tiene se gli iscritti raggiungono il numero di 6.</li>
</ol>
<p><em>p.Luciano</em></p>
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		<title>Lettera Vangelo e Zen del 16 maggio 2010</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 13:44:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierinux</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Vangelo della settimana]]></category>

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		<description><![CDATA[lettera Vangelo e Zen 16 e 23 maggio 2010 Vangelo secondo Luca 24, 44-52 36 Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 37 Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. 38 Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: x-large;">lettera</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Monotype Corsiva,cursive;"><span style="font-size: xx-large;">Vangelo e Zen</span></span></p>
<div style="text-align: right;">16 e 23 maggio 2010</div>
<p>Vangelo secondo  Luca 24, 44-52</p>
<blockquote><p><sup>36</sup> Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».  <sup>37</sup> Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma.  <sup>38</sup> Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?  <sup>39</sup> Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho».  <sup>40</sup> Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.  <sup>41</sup> Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?».  <sup>42</sup> Gli offrirono una porzione di pesce arrostito;  <sup>43</sup> egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. <sup>44</sup> Poi disse: «Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi».  <sup>45</sup> Allora aprì loro la mente all&#8217;intelligenza delle Scritture e disse:  <sup>46</sup> «Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno  <sup>47</sup> e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.  <sup>48</sup> Di questo voi siete testimoni.  <sup>49</sup> E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall&#8217;alto».  <sup>50</sup> Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse.  <sup>51</sup> Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo.  <sup>52</sup> Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia;  <sup>53</sup> e stavano sempre nel tempio lodando Dio.</p></blockquote>
<ul>
<li><strong>la conversione e il perdono</strong></li>
</ul>
<p style="text-indent: 0cm; margin-bottom: 0.8cm; margin-top: 0.5cm;"><span class="drop">A</span>lla morte di una persona cara spesso si dà un fenomeno particolare: per vari giorni sentiamo il “caro defunto” ancora vivo, ci pare di incontrarlo aprendo la porta della sua stanza, oppure lo si chiama ad alta voce perché il pranzo è pronto. Alla morte di Gesù per quaranta giorni i discepoli sperimentarono la sua presenza viva, ne sentirono la voce, con lui parlarono e perfino gli offrirono un pesce arrostito come cibo. Ma non era più il Gesù storico, ma quello della nuova dimensione della risurrezione, che solo chi aveva la radice della fede poteva incontrare. Infatti Gesù stesso lo rimarca dicendo: “Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi&#8230;”. Non era più il tempo “&#8230; quando ero con voi&#8230;”, ma il nuovo tempo della risurrezione. E&#8217; importante distinguere i vari modi del tempo, altrimenti possiamo fare la grande confusione delle apparizioni della Madonna qua e là, come fossero esperienze storiche, anziché di fede, oppure, forse per la maggior parte dei casi, semplicemente psichiche. Al quarantesimo giorno Gesù fu assunto in cielo e gli angeli rimproverarono gli apostoli perché stavano con gli occhi incollati al cielo.  Gli apostoli non avevano ancora terminato il loro dovere storico; tuttavia Gesù raccomandò loro di restare in Gerusalemme “finché non siate rivestiti di potenza dall&#8217;alto”. Stupisce che Gesù abbia riconosciuto la sua morte prematura, dopo solo tre anni di condivisione coi suoi discepoli, come volontà eterna di Dio: “Così sta scritto&#8230;”. Per Gesù l&#8217;incompiuto era volontà e armonia divina. Perché Dio è incompiuto! Infatti la creazione del Padre e il logos (logica divina) del Figlio si riversano nello Spirito Santo, che è il vento che tutto scompone e ricompone. Gesù aveva detto a Nicodemo: “Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito. Non ti meravigliare se t&#8217;ho detto: dovete rinascere dall&#8217;alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito” (Giovanni 3, 6-8).</p>
<p><span id="more-1878"></span></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin-bottom: 0.8cm; margin-top: 0.5cm;">Gesù ha riassunto il suo Vangelo in due parole: “ saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati”. Conversione e perdono sono il cuore del Vangelo. Non la perfezione celeste, non l&#8217;illuminazione dei saggi, non la santità delle beatificazioni in Piazza San Pietro, non le verità non commerciabili, ecc.; benché tutte cose lodevoli, non sono le ultime parole che Gesù lasciò detto ai suoi apostoli. L&#8217;uomo è sempre tentato di voler capire se stesso e il senso della vita partendo dalle sue virtù e dai suoi talenti. Così l&#8217;uomo si vuole capire partendo dalla proiezione che si fa di se stesso, incorniciandola di perfezione.  Partendo così, l&#8217;uomo conduce una vita spesso schizofrenica, dimenandosi tra due se stesso, quello reale e quello della sua proiezione. Può diventare violento, può fingere, può cadere in depressione, può gonfiarsi per farsi vedere più grande di quello che è. Il Vangelo di Gesù invece dice: CONVERSIONE E PERDONO. Gesù ci invita a partire dai nostri limiti, testimoniando che quella è la porta della beatitudine. “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”: è la sua prima beatitudine. Il “povero in spirito” è proprio quello che parte dai suoi limiti, comprendendo che la sua via reale è quella della conversione nel perdono. Conoscere e perdonare – ossia “per dono” &#8211; i propri limiti è anche la disposizione più serena e oggettiva per conoscere la propria unicità. Infatti, ciò che è unico, ossia che è mio e non tuo, non può che essere limitato. Ovviamente: limitato nella religiosità del “per – dono”. Riconoscere la propria unicità come “per – dono” introduce nell&#8217;armonia e nella pace. E&#8217; bello avere la propria unicità: ossia è bello non avere l&#8217;unicità degli altri; così, le unicità scorrono, confluiscono, si ricamano, si rivestono di colori, danzano la fantasia della vita. E&#8217; l&#8217;ambito dello Spirito, ossia del vento divino che non sai da dove viene e dove va. Chi sa dove sta andando la Chiesa cattolica? Chi sa dove sta andando il Buddismo? A quel Gesù che dopo tre anni disse ai suoi discepoli, durante l&#8217;ultima cena, che per loro era meglio che lui tornasse al Padre, a quel Gesù queste domande non interessavano.</p>
<p style="text-indent: 0cm; margin-bottom: 0.8cm; margin-top: 0.5cm;">Qualcuno ha interpretato che Dio sia il punto d&#8217;arrivo che racchiude la vicenda esistenziale. I mistici, al contrario, in Dio comprendevano l&#8217;infinito, l&#8217;incompiutezza dei pensieri e calcoli umani, la creatività perenne, lo Spirito che tu non sai da dove viene e dove va. Così le religioni, anche quelle più corazzate di certezze, lungo i secoli svaniscono. Sono svanite le comunità cristiane del Sud ed Est Mediterraneo, stanno svanendo quelle dell&#8217;Europa; anche nella buddista Tailandia vediamo la violenza delle ingiustizie e nella Cina confuciana vediamo trionfare l&#8217;industrialismo sfrenato. Oggi, nel Giappone dove è cresciuto lo Zen che predica il vuoto e il gratuito, sarà possibile trovare un&#8217;attività che non si strutturi di calcolo e profitto?</p>
<p style="text-indent: 0cm; margin-bottom: 0.8cm; margin-top: 0.5cm;">Il cammino religioso, afferma Gesù, in ogni periodo della storia e in ogni posizione geografica è sempre conversione e perdono, perché nella conversione e nel perdono c&#8217;è già il punto d&#8217;arrivo. Infatti, la conversione da un atteggiamento errato introduce in un&#8217;ulteriore passo che di nuovo si chiama conversione e perdono. A chi volesse interpretare le mie parole come uno svilimento del Vangelo, rispondo che lo svilimento sarebbe piuttosto la sua interpretazione. Infatti, il Vangelo diverrebbe non più necessario! Il soffio dello Spirito Santo ci fa ballare la danza dell&#8217;amore, di quello evangelico che non è: Io bravo amo te poveretto; ma l&#8217;essere tutti fatti vivere dallo stesso soffio che a volte fa fiorire la tua unicità anche per me, a volte la mia anche per te; e poi le fa sfiorire ambedue. Perché il passaggio che rende sul serio tutto così è il saper morire come conversione e perdono. E Gesù se ne ritornò al Padre.</p>
<blockquote><p>“Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: Dove vai?  <sup>6</sup> Anzi, perché vi ho detto queste cose, la tristezza ha riempito il vostro cuore.  <sup>7</sup> Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò” (Giovanni 16,5-7).</p></blockquote>
<p style="text-indent: 0cm; margin-bottom: 0.8cm; margin-top: 0.5cm;">E&#8217; Pentecoste. Il vento fa ondeggiare i campi di frumento, mentre il sole ne infuoca le spighe. Uomini e uccelli già sognano un buon raccolto!</p>
<p><em>p.Luciano</em></p>
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