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Naturalmente i mistici si esprimono attraverso delle immagini (vedi S. Teresa d’Avila) che danno solo una pallida ed inadeguata idea della loro esperienza, essendo questa indicibile con le nostre parole umane e inesprimibile per la stessa teologia, che si muove a livello razionale ( vedi l’esperienza di S. Tommaso d’Aquino). Del resto il Vangelo stesso, per parlare del mistero del Regno dei Cieli, si serve di immagini e di racconti, cioè delle parabole.

Es. Il Regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto

Mt 13,44

Oltre all’esperienza dei mistici, noi disponiamo anche di diversi passi del Nuovo Testamento che affermano l’esistenza dell’Aldilà come nostra meta dopo la morte.

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Mi limiterò a citarne alcuni. Va subito precisato che si tratta di rivelazioni che ci trascendono, è come venisse tolto il velo su qualcosa di inconcepibile per la nostra mente, ma di stupendo nello stesso tempo. Si parla di parola ispirata o di Parola di Dio perché, anche se espressa in termini umani (eccome!), è pronunciata da chi ha vissuto un’esperienza mistica, come i profeti nell’Antico Testamento (es. Isaia ) o gli apostoli (es. S. Paolo) nel Nuovo Testamento. Ancora una volta ci affidiamo a coloro che han attraversato un’esperienza sovrumana, che supera le nostre possibilità intellettuali e persino le nostre categorie di spazio e tempo.Ecco alcune brevi citazioni prese dal NT:

Carissimi, ciò che saremo ( dopo la morte ),non è stato ancora rivelato: Sappiamo però che… noi saremo simili a Lui, perché lo vedremo così come Egli è.[5]

Io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi.[6]

Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore d’uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito.[7]

A queste vorrei aggiungere un’interessante citazione di Giovanni Paolo II
del 21/07/99:

Nel quadro della Rivelazione sappiamo che “il cielo”, la “beatitudine”, nella quale ci troveremo, non è un’astrazione (un qualcosa di vago o irreale), neppure un luogo fisico tra le nubi, ma un rapporto vivo e personale con Dio.

[5] I Lettera di S. Giovanni, cap3,2
[6] Lettera ai Romani, cap 8,18
[7] I Lettera di S. Paolo ai Corinti cap 2,9-10

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