di Raimundo Panikkar

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Perché l’esperienza di un piccolo principe fatta oltre duemilacinquecento anni fa è ancora oggi così viva? Quale segreto si nasconde dietro questa figura? Dalla voce di un grande del dialogo interreligioso una breve ma precisa storia del Buddha e del Buddhismo, che avvince e affascina.

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Un bel giorno, di buon mattino, un giovane principe che non era delle Asturie né della casa di Davide, ma di un piccolo clan che viveva a fianco delle montagne più alte del mondo da una parte e la piana del Gange che già da mille anni era un punto d’incontro di civiltà dall’altra, dopo anni di lotta e di dubbi, (non oltre la metà del VI secolo a.C.) fece un colpo di testa e andò a prendere Kanthaka, il suo grande cavallo bianco preferito, e Channa, il suo servitore personale, per uscire dalle porte del castello del regno di suo padre lasciando un bambino piccolo (suo figlio) e la principessa (la sua sposa), per provare a risolvere i problemi che fin dall’età di sei anni lo tormentavano. Passato il fiume che segnava il confine del suo regno e di quello di suo padre, si liberò anche del servitore e del suo cavallo bianco preferito, si cambiò d’abito, prese una ciotola da mendicante e si incamminò, senza sapere dove andare.

  » Una predisposizione precoce
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