sab 27 Mag 2006 Scritto da Pierinux AGGIUNGI COMMENTO
  • Il commiato che è presenza

Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagne­ranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parle­ranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai ma­lati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano.

  • Parte Dio e nasce l’uomo religioso

L’ascensione segna il termine della presenza visibile del Signore e inaugura l’era della sua presenza invisibile. Per chi non ha fede l’invisibilità equivale a non-realtà di Dio (ateismo); per chi crede è presenza più reale e forte di quella visibile. L’ascensione non indica affatto privazione, ma maturità; per cui la partenza del Signore non è motivo di tristezza ma di festa. È l’inaugurazione dell’era del­l’uomo religioso. Prima di partire Gesù aveva comandato agli apo­stoli: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni crea­tura» .

Andare in tutto il mondo significa più cose: 1) non esiste più un luogo geografico determinato dove il Signore è circoscritto, nem­meno la Palestina: quindi non va cercato qua o là; 2) il Vangelo non è riservato ai discepoli, ma è di tutti e di tutto: quindi va annunciato fino agli estremi confini della terra; 3) il discepolo che parte e annun­cia ha la stessa grandezza e autorevolezza del maestro. Anzi, Gesù aveva detto: «Chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre» (Gv 14,12). Paradossal­mente la festa dell’Ascensione di Cristo fa comprendere che il Van­gelo è più grande della persona di Cristo: infatti egli nasce, agisce, muore obbedendo al Vangelo e testimoniandolo. Il Vangelo è la bocca del maestro che l’annuncia e l’orecchio del discepolo che l’ascolta. Nel buddismo il principio vitale che, nascosto in tutto, su­scita in ogni cosa il senso di essere quella cosa, è chiamato Darma. Gli apostoli sono mandati ad annunciare il Vangelo ad ogni creatura non perché il Cristo non sia presente, ma perché è presente da sem­pre e ovunque: «Senza di lui niente è stato fatto di ciò che esiste» (Gv 1,3). Il Cristo che appare nel tempo e come persona individuale, an­che scompare nel tempo e come persona individuale, affinché tutto sia ricapitolato nel Cristo eterno e universale.

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Il Cristo visibile si ritira nel cielo per lasciare posto all’uomo cri­stiano: questo è il senso della festa dell’ Ascensione. La religione come istituzione si ritira quando è maturo il frutto per cui c’è la reli­gione: l’uomo religioso. Il ritirarsi del maestro per fare spazio al di­scepolo ha lo stesso valore del darsi quando il discepolo ha bisogno. Ogniqualvolta l’uomo fa esperienza di Dio, Dio scende dal cielo e abita in quell’uomo che necessita dell’aiuto divino. Poi sale al cielo e lascia l’uomo camminare con le sue gambe. Un criterio molto sicuro per discernere se un avvenimento storico è opera di Dio o no, è di osservare se ne consegue dipendenza o libertà.Nello Zen si mette in guardia dal pericolo di attaccarsi all’espe­rienza religiosa. Durante lo zazen il praticante molla tutti i pensieri che passano per la sua mente, quelli cattivi come quelli buoni, com­presa l’immagine di Cristo o di Budda. Infatti nessuna immagine di Cristo è il Cristo! Il cammino di fede non è inseguire un’immagine sacra prodotta dalla mente dell’uomo, ma convertirsi a Dio mol­lando le proprie immagini di Dio. Un antico detto dice: se incontri Budda, uccidilo! Budda non è un idolo che si incontra lungo la strada che blocca il cammino, ma è l’energia di continuare a cammi­nare facendo tesoro di ogni incontro. Così chi incontra Cristo deve mangiarlo. Se non si lascia mangiare non è il Cristo che ha dato il suo corpo nel pane e il suo sangue nel vino; ma un idolo.

«Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato». La porta del cammino religioso è la fede e la fede ha infinite manifestazioni. A volte è voce che professa la fede come i martiri davanti al persecutore. A volte è semplice stare in silenzio davanti al mistero di una croce che non ha spiegazione alcuna; o da­vanti al destino del peccatore che, come nel caso di Giuda, pecca perché devono adempiersi le Scritture. La fede è intimità con Dio senza contaminare la magnanimità e la profondità del suo pensiero che va oltre tutti i pensieri dell’uomo. La vera fede si attua quando l’uomo venera Dio che ritorna nel cielo sempre più grande del pen­siero dell’uomo; poi si alza e va a predicare il Vangelo fino agli ul­timi confini della terra, pellegrinando sotto il cielo sconfinato sen­tendosi sempre a casa. «Allora essi partirono e predicarono dapper­tutto, mentre il Signore operava insieme con loro».

p.Luciano

  • Il vero potere

Èoggigiorno assodato concordemente dagli studiosi che i ver­setti 16,9-20 non facevano parte dell’originario Vangelo di Marco. Resta da stabilire se esso terminava con l’annuncio dell’angelo e la fuga delle donne, o se l’ultima parte sia andata perduta: ma certo i versetti che oggi leggiamo Marco non li ha mai scritti.
In altri codici importanti è riportata un’altra conclusione, dopo 16,8, più breve, che è pur essa ritenuta spuria, ma che vale la pena di riportare:

«Esse poi annunziarono in breve a quelli che stavano attorno a Pie­tro tutto ciò che era stato (loro) comandato. E dopo questo anche lo stesso Gesù (apparve), mediante loro mandò dall’oriente e fino al­l’occidente il messaggio sacro e incorruttibile della salvezza eterna»

Anche se entrambe le versioni sono apocrife, possiamo però ri­cavarne indicazioni utili, perché quello che a noi interessa non è sta­bilire cosa ha veramente scritto Marco, ma che cosa ci trasmette, oggi, ogni brano di Vangelo che leggiamo. L’accostamento dei due testi ci fa dire con più sicurezza che la parte più evangelica è l’unica che in entrambi si ripete: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura» oppure: «mediante loro mandò dall’o­riente e fino all’occidente il messaggio sacro e incorruttibile della sal­vezza etern
Questa è la vera Ascensione, questo il vero potere. È quantomai importante ricordarci di questo punto, in un momento storico in cui si dà così importanza al potere personale, al potere straordinario, alle manifestazioni esteriori di potere.

In questo brano del Vangelo si parla di scacciare i demòni, par­lare nuove lingue, prendere in mano i serpenti, bere veleno senza averne danno, imporre le mani e guarire i malati: si parla di ascen­dere al cielo. Diciamolo: è poco o niente, rispetto a predicare il Van­gelo ad ogni creatura, il messaggio sacro e incorruttibile della sal­vezza eterna.

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Molte persone attratte dalla spiritualità orientale (ma sarebbe meglio dire, in questi casi, dallo spiritualismo orientale) danno im­portanza al potere personale che si svilupperebbe grazie al controllo della mente: senza arrivare alle sciocchezze tipo i vari poteri miraco­losi, anche il solo potere di arrivare ad avere una mente impertur­babile sembra essere così allettante da costituire la meta auspicabile del cammino spirituale individuale. Così si viene attratti da vari per­sonaggi, guru, maestri, perché appaiono sempre calmi, sereni, sorri­denti, equanimi. È capitato alcune volte anche a me di sentirmi dire: la sua pratica religiosa deve far bene, perché lei è così tranquillo! In quei casi, per fortuna rari, mi vergogno dell’immagine che dò di me, della mia ipocrisia e del cattivo servizio che rendo. lo so che la mia tranquillità è, come ogni stato d’animo, dipendente da mille fattori; so di avere un carattere per niente tranquillo; so, soprattutto, che la tranquillità personale non c’entra niente con la via universale che in­tendo percorrere e indicare. La Via trascende, come il Vangelo, tranquillità e agitazione, potere e impotenza. L’Ascensione di Cristo rappresenta per me la realtà autentica della vita che ascende là dove gli opposti non sono separati, dove la contraddizione non costituisce impedimento, dove ogni cosa, essendo come è, concorre alla vita del tutto che è il fondamento e la struttura della mia vita.

«Devi sapere che l’apparire e lo scomparire della varie forme di pace interiore, ugualmente è la natura autentica che è il concorrere di tutte le cose».[1]

Jiso

[1] Eihei Doghen, Bussho – La natura autentica

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