sab 24 Giu 2006 Scritto da Pierinux AGGIUNGI COMMENTO

La tempesta sedata

In quel medesimo giorno, verso sera, disse loro: «Passiamo all’altra riva». E lasciata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo sve­gliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che moriamo?». De­statosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare ob­bediscono?».

* Svegliare Dio

Passare all’altra riva è espressione molto frequente anche nello Zen. Il fiume delle esistenze scorre tra due rive, la riva di qua e la riva di là. Tutte e due le rive sono indispensabili perché il fiume possa scorrere.

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La riva che diciamo di qua è tale soltanto in rapporto all’altra riva e vi versa. La vita dell’uomo scorre tra le due rive che compongono la vi a: le rive della vita e della morte, le rive del bene e del male, le rive della gioia e del dolore. Come le due rive sono parti integranti del fiume che scorre, così gli opposti tra cui scorre la vita dell’uomo sono parti dell’uomo.Durante la traversata verso l’altra riva gli apostoli remano assi­duamente, mentre Gesù dorme sul cuscino a poppa. Lo sforzo assi­duo degli apostoli si fa grido d’aiuto e ciò sveglia Gesù dal suo sonno. Gesù, destatosi, traendo vigore dalla sua calma interiore, rimprovera il vento e il mare e subito si fa bonaccia. Noi siamo soliti pensare che sia Dio a svegliare l’uomo addormentato. Nel Vangelo di oggi ci troviamo davanti alla scena opposta: l’uomo si sforza e ve­glia; Dio invece dorme. Senza l’uomo che lo sveglia, Dio dorme. A molti santi era familiare l’espressione: svegliare Dio che dorme in noi. Alcuni dicevano: svegliare il bambino divino che dorme in noi. Altri ancora: fare danzare, far cantare Dio dentro di noi. Quando l’uomo esaurisce il suo sforzo fino all’ultimo, in lui si sveglia l’imma­gine divina della sua creazione che agisce con potenza e armonia. «Chi è dunque costui al quale anche il vento e il mare obbediscono?».

Non ha alcun senso una religione se la virtù che venera nei santi non è la stessa che promuove in ogni uomo. Non ha alcun senso rico­noscere la sapienza del maestro se non perché la risveglia anche nel discepolo. «Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20).

Il cristiano è l’uomo che ha risvegliato dentro di sé Cristo. È er­rato cercare Cristo come un personaggio fuori di noi, anziché sve­gliarlo dentro di noi. Per questo c’è la traversata e la tempesta nella traversata: la vita con le sue intemperie sveglia in noi il grido che sveglia il Cristo! Lasciarsi svegliare e svegliare: questo è il cammino religioso!

Gesù dormiva su un cuscino a poppa. Questo dettaglio ci per­mette di ricollegarci, se si vuole in un modo un po’ fantasioso, alla pratica dello zazen. Lo zazen è sedere su un cuscino davanti a un muro e lasciare che le onde della vita e della storia si scatenino quando è la loro ora. Tra l’onda e chi siede c’è solo la parete della barca. La barca stessa è in balia dell’onda. La forza di stare lì senza inalberarsi e lasciare che tutto avvenga mentre l’animo rimane sve­glio è la fede. L’uomo che ha svegliato dentro di sé questa forza puòcomandare agli eventi e comporre la bonaccia. Nessuno può portare pace se in lui non c’è pace.

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Qualcuno potrebbe attaccarsi alla pace dello stare fermo, attrac­cato a una sponda e rifiutare di salpare verso l’altra riva. Così evita di scontrarsi con la tempesta e i suoi pericoli. Eppure mai la barca è così in pericolo come quando l’onda la colpisce da ferma e di fianco.Allora non c’è più tempo per accorgersi del pericolo e gridare per svegliare Dio. Solo chi rema e impiega tutte le sue forze conosce la potenza del grido che sveglia Dio. Non è quel grido che sveglia Dio. Dio da sempre è sveglio; ma egli, il Padre, entra in azione quando il figlio ha messo in azione la sua figliolanza. Figliolanza dell’uomo e paternità di Dio sono i due nomi della stessa verità.

«Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?». È questa la domanda veramente importante che ci dobbiamo porre. Si può fare la pratica cristiana e quella dello Zen senza la motivazione della fede: può trattarsi di paura, oppure di attaccamento, oppure di brama di consolazione e di successi spirituali.

Viviamo la vita sognando di raggiungere un altro luogo a cui diamo nomi luminosi: paradiso, terra pura, sé originale ecc. Alla fine di questa vita terrena ci accorgeremo che non abbiamo raggiunto nessun luogo geografico, ma che quel luogo è stato aperto dentro di noi remando assiduamente e svegliando Dio presente in noi.
p.Luciano

* Come bambini

Questo episodio della tempesta sedata viene annoverato fra i mi­racoli soprannaturali di Gesù, quei miracoli cioè in cui Gesù sembra piegare al suo volere le leggi di natura. lo credo che tutti i gesti ecce­zionali compiuti da Gesù vadano visti nel complesso della sua vita e del Vangelo che annuncia, e che su di essi vada proiettata l’ombra della croce: il vero miracolo di Gesù è la libera accettazione fino alla morte della parte che gli compete, non lo stravolgimento delle leggi naturali. In quest’ottica, questo episodio io lo leggo così.

È la fine di una giornata in cui Gesù ha parlato a lungo, i disce­poli hanno ascoltato parabole per loro difficili da comprendere. Sal­gono tutti in barca, per traversare il lago incassato fra i monti. Gesùè stanco, si sdraia a poppa, dorme con la testa su di un cuscino. An­che i discepoli devono essere stanchi, nel silenzio della sera, su quella barca, chissà quanti pensieri si affollano alla mente, ripen­sando agli sconcertanti insegnamenti ricevuti («il regno di Dio ècome un seme di senape…»!). Si alza il vento, la barca ondeggia, entra dell’acqua, le ombre della sera e la stanchezza ingigantiscono le sen­sazioni. Si fa fatica a credere che fosse una grande tempesta in quel piccolo lago; è inverosimile che Gesù non si svegli se davvero la barca è spazzata dalla furia delle onde. La reazione dei discepoli è assurda, dice bene il loro stato d’animo: non chiamano Gesù per sal­varlo, sembra quasi che ~biano con lui perché dorme, sembra che attribuiscano a lui la responsabilità di quello che accade, a lui che parla così del regno di Dio, con familiarità, a lui che sa tutto! Gesù si risveglia e vede la situazione. Non pare per nulla impressio­nato, c’è quasi dell’ironia nello sgridare il vento, nel dire al mare «Taci! Calmati!». Le folate di vento passano, lo specchio d’acqua è subito di nuovo calmo. Allora Gesù si rivolge ai suoi e nel doman­dare loro perché hanno paura, sembra che dica: Perché avete paura di me? Perché non vi fidate del mio insegnamento e non compren­dete le mie parole, ma vi lasciate trascinare dalla tempesta che è nel vostro cuore? Abbiate fede, lasciatevi andare, e vedrete che non c’è motivo di aver paura.

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Ma i discepoli non comprendono: anzi, hanno ancora più paura, questa volta dichiaratamente di lui, e con un’ulteriore contraddi­zione sono sconcertati dal fatto che Gesù li abbia aiutati, proprio dopo che lo avevano svegliato perché li aiutasse. Un antico racconto cinese narra di un uomo che ambiva incontrare un dragone e faceva collezione di statuette di draghi sperando sempre di vederne uno vero. Un dragone lo venne a sapere e per farlo contento decise di farsi vedere da lui. Gli entrò in casa dalla finestra, ma l’uomo, ap­pena lo vide, sopraffatto dalla paura, morì sull’istante.I discepoli di Gesù, come quell’uomo, come ognuno di noi, molto spesso, andiamo dietro a immagini, fantasie, aspettative, e non vediamo la realtà per quello che è, facciamo tempeste in un bic­chier d’acqua, abbiamo paura di chi ci vuole salvare, siamo attirati da ciò che ci può far male. Siamo come bambini, che vogliono impa­rare a fare una cosa che ancora non sono capaci di fare, e poi si ribel­lano proprio a chi gliela potrebbe e vorrebbe insegnare.

Se rivolgiamo a noi stessi con semplicità la domanda di Gesù «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fiducia?», forse ci pos­siamo accorgere che il vento è cessato, e che nel nostro cuore c’è un lago senza fondo che nessun onda può riuscire a increspare.

jiso

* Nella burrasca insieme con Dio

«Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?». Erano con il padrone degli elementi eppure avevano paura. Quanti pensieri va­gano nella mente, quante domande e quante perplessità affiorano allo sguardo, volgendo attorno, sul male che abbonda e si moltiplica sempre più! Quante volte ci prende la paura e il timore! «Non avete ancora fede?»: Gesù ripete anche a noi le stesse parole, siamo in una tempesta sulle onde alte che sembrano sommergere ogni bene, ep­pure egli è sempre presente, a disposizione della nostra preghiera che lo può svegliare a ogni momento. Basta pregare con tutte le forze. Allora, come sulla barca, basta che dica al mare: «Taci» e al vento: «Calmati», perché tutto ritorni bonaccia. La compassione, la carità, il perdono, la misericordia, fanno cessare la tempesta, perché contro il bene non prevarrà mai il male. Lui l’ha promesso, è sua pa­rola eterna.

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«Chi è colui al quale anche il vento e il mare obbediscono?». A volte il cielo è come un cristallo, il vento lo libera da ogni nube e im­purità, si allarga la vista all’orizzonte, in lontananza si possono am­mirare le vette imbiancate di neve, i colori si ravvivano e la bellezza sembra contagiare d’allegria l’anima, un canto di gioia sale dal cuore, ma lode viva s’innalza al Creatore e, senza accorgersene, tutto si fa preghiera, la natura è preghiera, il vento, il sole, la neve lodano il Creatore.«Maestro non t’importa che moriamo?». Con te Signore la morte non ha nome; tu l’hai vinta, l’hai frantumata, con il tuo sonno pro­fondo, reclinando il capo su un cuscino a poppa. Un giorno recline­rai il capo nel vuoto, appeso al legno della croce. «Non avete ancora fede?».

(L. P.)

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