dom 18 Feb 2007 Scritto da Pierinux AGGIUNGI COMMENTO

L’arcivescovo di Milano pochi mesi fa scrisse: molte persone, anche cristiane non scelgono il matrimonio”. Toni lontani dallo stile aggressivo di Ruini

da Repubblica.it

“Vicini anche a chi convive”
la terza via di Tettamanzi

di MARCO POLITI

Il Cardinale Tettamanzi

Il cardinale Dionigi Tettamanzi sta cercando la sua via. Lontana dalla chiamata alle armi degli intransigenti ruiniani. Non piace all’arcivescovo di Milano lo stile aggressivo imboccato dal presidente della Cei e meno che mai l’idea di una forzatura nei confronti dei deputati cattolici. Milano, poi, ha sempre rappresentato – dai tempi del cardinale Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI – un centro di quel cattolicesimo democratico, che coniuga l’intensità della fede con il rispetto della laicità dello Stato. Più che ai Dico il porporato ritiene vada dedicata attenzione e cura alla situazione concreta di quanti, giovani e non giovani, hanno scelto la via della convivenza.

Un primo segnale concreto è costituito dall’impostazione molto misurata con cui si muovono la radio e i settimanali diocesani. Non ci sono parole d’ordine, non ci sono appelli alla mobilitazione o toni allarmisti. L’indicazione è di seguire con calma gli eventi e ascoltare ciò che dice la gente. Per stamani Tettamanzi ha convocato il Consiglio pastorale, “parlamentino” che comprende una rappresentanza del clero e dei laici impegnati nella diocesi. All’ordine del giorno: “suggerimenti” al programma triennale dedicato proprio alla pastorale della famiglia. Si parlerà di tutto. Di crisi familiare, Dico, proposte di legge e situazioni concrete.

L’arcivescovo arriverà probabilmente con una sua traccia, ma i concetti basilari li ha già esposti pochi mesi fa in un suo testo. Si chiama “L’amore di Dio in mezzo a noi” e parla chiaro. “Un numero sempre crescente di persone, pur provenendo dalle comunità cristiane, non sceglie l’istituzione del matrimonio per vivere il proprio amore”, è scritto. Per i motivi più diversi: paure, fallimenti, incertezza sul futuro. “Scelgono o il semplice matrimonio civile o la convivenza come espressione del loro amore”. Che fare in questa situazione?


La diocesi di Milano ha stabilito un percorso: “Queste condizioni di vita – è detto nel documento – non possono lasciare indifferente e assente la comunità cristiana. Essa si sente obbligata ad interrogarsi su come essere più vicina a queste persone e a queste situazioni, sia nel loro sorgere come nel loro evolversi lungo gli anni”. E’ questa la linea Tettamanzi: essere vicini a chi vive nelle coppie di fatto e, secondo l’espressione dell’arcivescovo, “condividere con amore paziente e incoraggiante un cammino verso la verità dell’amore”.

Per capire ancora meglio quali sono gli umori all’interno della diocesi ambrosiana – che per storia e posizione geografica vive in costante collegamento con l’Europa del Nord – non bisogna dimenticare che la maggior parte dei parroci sono stati formati dal lungo “regno” del cardinale Carlo Maria Martini, predecessore di Tettamanzi. Martini nel 2000 fece un discorso sulla crisi della famiglia che, come sottolineano parecchi esponenti della diocesi, “è attualissimo e valido anche per il futuro”.

Diceva Martini che dinanzi alla corrosione dell’istituto familiare “è importante non lasciarsi dominare dal panico da accerchiamento e da recriminazioni senza frutto”. Fra i partecipanti al Consiglio pastorale di questa mattina qualcuno è già andato a ripescare il discorso. D’altronde Martini non a caso rappresentò per oltre un decennio all’interno della Cei il contraltare della visione del cardinale Ruini.

Tra i brani sottolineati c’è anche questo: “Sappiamo che il tentativo di imporre d’autorità e in maniera univoca e uniforme una nostra concezione della famiglia alla società civile europea sarebbe visto quale pretesa di parte e contribuirebbe probabilmente a radicalizzare i conflitti e a degradare ulteriormente il costume”.

L’ultima frase, poi, sembra scritta in previsione della Nota che Ruini ha deciso di emanare. Perché Martini – che ora sta festeggiando il suo ottantesimo compleanno – lancia un interrogativo pungente: “Chi potrebbe oggi sostenere che, per affermare i valori per noi importanti, basterà un’opposizione frontale alle trasformazioni in atto e un’obiezione di coscienza di fronte a ogni intervento legislativo, che accetti di misurarsi con le questioni poste da un nuovo e discutibile costume?”.

(17 febbraio 2007)

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