lun 7 Mag 2007 Scritto da Pierinux AGGIUNGI COMMENTO

E’ morto un grande testimone del vangelo aperto: il teologo Luigi Sartori, sacerdote della diocesi di Padova. Don Luigi ha creduto fermamente che il Vangelo di Gesù non fonda una nuova religione separata dalle altre, da confrontarsi con le altre, da sentirsi un gradino più in alto delle altre,il cosiddetto cristianesimo. Don Luigi fu testimone che il Vangelo è il balsamo del messaggio della rsurrezione a novità di vita nel perdono, offerto a ogni uomo di ogni appartenenza, lungo il suo cammino alla verità e alla pace. Così come la testimonianza del Budda non è esclusiva dei buddisti, ma è esperienza di armonia interiore ed esteriore, proposta a tutti lungo il sentiero della vita. Don Luigi è stato per anni presidente dell’associazione che raggruppa i teologi cattolici italiani, contemporaneamente amato e stimato dai teologi protestanti. Fu forse nell’anno 1999 che invitò Jiso e il sottoscritto a tenere una giornata di lezioni sul dialogo Vangelo e Zen all’Istituto di Teologia di Padova.

E’ bello ricordare questa figura così umana, e insieme così seriamente “teologale” da parlare di Dio con il pudore delle realtà profonde! Don Luigi, grazie per l’esempio e anche per aver stralciato un po’ di tempo dai tuoi tantissimi impegni per leggere anche i nostri libri attorno al Vangelo e allo Zen! Eri un teologo che con il gusto dell’ascolto.

p. Luciano

p. Agostino, un mio confratello, mi hato la notizia della morte di don Luigi con le parole che seguono.

Cari amici, mi sembra giusto ricordare Luigi Sartori, famoso teologo ecumenico, tornato alla casa del padre. Su «Avvenire» del 5.5.07, Piero Coda, presidente dell’Ati (Ass.teologi ital.), dice che “era innamorato di una Chiesa che cammina nella storia, lasciandosi costruire dallo Spirito Santo come sinodo, come comunione, come comunità che testimonia l’amore di Cristo in mezzo alla gente…”

Per lui la teologia deve essere “teologia di popolo, una teologia fatta nella comunione tra i teologi con tutta la Chiesa, nella Chiesa, per la Chiesa e per il mondo. L’ultima parola, come la prima della teologia e della fede, è l’amore”. Tra le ultime righe del testo da lui curato e parzialmente composto, Per una metafisica dell’amore, Ise, Venezia 2005 (pp.384-387) incontriamo questa frase:

“Sogno una chiesa più umile, meno autoritaria, nel senso di più conscia della sua ‘umanità’ e che la fa vicina a tutti in quanto ‘sorella e discepola’ proprio per essere ‘mater et magistra’.

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