dom 12 Ago 2007 Scritto da Pierinux AGGIUNGI COMMENTO

Il tesoro è più grande

«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno. Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i la­dri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il pa­drone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! Sappiate bene questo: se il pa­drone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scas­sinare la casa. Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Qual è dunque l’amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo la­voro. In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e comin­ciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubria­carsi, il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l’a­spetta e in un’ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del pa­drone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse, quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto, a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

* Il tesoro e il cuore

«Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore». Evidente­mente c’è un rapporto intimo tra cuore e tesoro. Nulla è tesoro se il cuore non lo riconosce tale; nulla è cuore se non cerca il tesoro. Inse­parabili, tuttavia cuore e tesoro sono molto distinti e soltanto nel ri­spetto della loro distinzione il cuore svolge la funzione del cuore e il tesoro quella del tesoro. Soltanto se il tesoro è al suo posto e il cuore al suo, c’è verità, c’è Vangelo.

Qual è il posto del cuore? Qual è il posto del tesoro? Gesù af­ferma che «là dov’è il tesoro è anche il cuore». Secondo il Vangelo è il cuore che abita là dov’è il tesoro; e non viceversa. Ma qual è il no­stro modo ordinario di pensare? Non è forse il contrario? Infatti noi abitualmente chiamiamo tesoro ciò che abita nel nostro cuore, ciò che è l’oggetto dei nostri desideri. Se è il cuore che definisce il te­soro, allora probabilmente tesoro è ciò che bolle dentro l’uomo: le sue opinioni, i suoi interessi, le sue smanie, i suoi affetti e attacca­menti. Dopo tutto il tesoro è una produzione del cuore o, se si vuole, è la sublimazione di quanto il cuore desidera. A seconda del cuore, il tesoro cambia. Il tesoro quindi è come un boomerang che il cuore lancia, ma che inesorabilmente fa ritorno al cuore che l’ha lanciato. Il ricco chiama tesoro gli affari che gli aumentano i conti in banca, l’atleta chiama tesoro la vittoria sportiva che lo rende famoso, il su­perbo chiama tesoro il primeggiare sugli altri, l’ingordo chiama te­soro il gozzovigliare e l’uomo di religione chiama tesoro l’esaudi­mento delle proprie aspettative spirituali.

Ma il tesoro è tale soltanto se è più grande del cuore. È tesoro ciò che apre il cuore a qualcosa di più vero e profondo di se stessi. Altrimenti, se è la sola proiezione di ciò che sta a cuore al cuore, è ri­petizione, è amore ripiegato su di sé. Chi persegue un tesoro che di fatto altro non è che la proiezione del proprio cuore, è come chi, rin­chiuso in una stanza angusta, respira la propria stessa aria che ha espirato. E’ noia, è apatia. Angustia attira angustia: e il cuore si irrigi­disce, atrofizzandosi nel fondamentalismo. Disilluso o fondamentali­sta; una cosa è certa: colui che si accontenta di un tesoro che comba­cia col proprio cuore non prova stupore, né sorriso. «Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore». Quando il tesoro non è una mia proiezione, ma è quella forza reale che mette in moto il mio cuore, allora è incontaminato perché puro dai miei condizionamenti. Al­lora il tesoro è stabile, perché non è in balia dei mutamenti del mio cuore e il mio cuore mutevole può fare affidamento su quel tesoro. Allora il tesoro è veramente l’àncora che salva la barca agitata dalle onde. Allora Dio è Dio e non un idolo del mio cuore.

«Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dov’è il vostro tesoro, là è anche il vostro cuore». Non c’è che una via per pellegrinare al tesoro che at­tira, sveglia, mette in moto il nostro cuore. E non c’è che una via affinché il cuore ascolti, ricerchi, scopra e indichi dov’è il tesoro. Que­sta via che va e viene è il silenzio come sfondo del vivere la vita. Lo zazen è sacramento di questo silenzio religioso, silenzio che ha av­volto la maggior parte della vita terrena di Cristo e che avvolge la sua presenza eucaristica nel pane e nel vino.

Quale pace profonda, col passare degli anni, dal percepire nella parte più silenziosa di sé che il tesoro presso cui ha preso dimora il proprio cuore non è un mio colpo di testa, ma è inverato da ciò che accade!

p.Luciano

* Il cuore nel tesoro

Nel corso della vita ci imbattiamo a volte in espressioni che ri­mangono impresse per sempre. Quelle parole, che ad altre orecchie non assumono significato particolare, per noi risultano così significa­tive da rappresentare un punto di svolta, o quantomeno un punto di riferimento nella nostra vita. Sono parole che udiamo nel momento giusto poiché sbocciano presso di noi nella pienezza del loro intendi­mento, e che poi continuano a lavorare, che ci accompagnano nella nostra vita. Nella maggior parte della letteratura Zen, questo è il senso dell’uso delle parole, che ci giungono sotto forma di brevi dia­loghi o espressioni sintetiche (koan) che sono cariche di significato così come sono, indipendentemente da chi le ha pronunciate e da quando sono state dette. Diversa è invece la forma del Vangelo, che si presenta anche come narrazione storica di fatti consequenziali, in cui i fatti accaduti in quel particolare momento sono parte inte­grante del significato universale trasmesso. Ciò non toglie che, anche nel Vangelo, vi siano molte espressioni illuminate e illuminanti nel senso appena detto: parole svincolate dal tempo e dallo spazio, che agiscono nel tempo e nello spazio come luce d’orientamento.

Ecco, nel Vangelo di oggi c’è una di queste espressioni che per me ha rappresentato e rappresenta un punto di svolta: «Perché là dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore». La prima volta che ho udito queste parole, intendo dire la prima volta che le ho ascoltate davvero, perché fino ad allora le avevo sentite molte altre volte ma mi erano scivolate addosso, mi sono accorto che le avevo sempre intese a rovescio, come dicessero: là dove è il tuo cuore, là è anche il tuo tesoro. Sembra la stessa cosa, e invece la differenza è abissale. Accortomi che avevo invertito i termini, mi sono allora reso conto che, in quel particolare momento della mia vita, io riponevo il mio tesoro nel posto sbagliato, e quindi anche il mio cuore era nel posto sbagliato: accortomi di questo si è reso per me possibile un mutamento di rotta.

Di solito noi pensiamo che il cuore venga prima, preceda il te­soro e sia più importante. Convinti di questo, siamo in balìa, del cuore, delle sue emozioni e dei suoi sentimenti. Anche in campo reli­gioso poniamo il cuore al centro, e la nostra religiosità diventa senti­mentale, il che significa devota al nostro cuore. Se il cuore muta, la nostra vita muta. Invece Gesù ci dice che il tesoro viene prima e il cuore segue. Ciò che conta non è quello che il cuore prova, ma dove riponiamo il tesoro. Che cosa è il tesoro? Qual è il nostro vero, unico tesoro? t la nostra vita, il mio essere vivo: senza di esso, non c’è nes­sun cuore che palpita. Dove è la mia vita, là batte il mio cuore. La vita, il tesoro, viene prima del cuore. Se lo comprendo, sono libero dalla tirannia del cuore, posso cercare la direzione della mia vita, il luogo dove mettere il tesoro, non più solo in base ai sussulti delle emozioni e dei sentimenti del cuore: il mio piccolo cuore non è più il centro del mondo, ma segue, a volte magari a mal-in-cuore, un crite­rio più grande che orienta la vita. Il tesoro, la vita, è tutto ciò che compone il mio essere vivo:

«Essere inverato da tutte le cose è libertà nell’abbandonare corpo e spirito di se stesso e corpo e spirito altrui

il tesoro, è la vita, sono le cose che compongono la mia vita che mi rendono vero, che mi fanno quello che sono: per questo è così im­portante sapere dove si trova il nostro tesoro, dove lo mettiamo. Se lo mettiamo nell’accumulare denaro, vivremo la vita di un accumula­tore di denaro e il nostro cuore sarà là, nell’accumulare denaro. Se lo mettiamo nella ricerca del piacere, del profitto, del benessere, della felicità, vivremo la vita alla ricerca di quei traguardi, e là, in quella ri­cerca, sarà il nostro cuore. Come che sia, per poter decidere dove mettere il tesoro, dobbiamo innanzitutto renderci conto di dove si trova realmente ora. Spesso inganniamo noi stessi a questo propo­sito: raccontando a noi stessi che il nostro tesoro è là dove vorremmo che fosse, mentre in realtà è altrove. Anche in questo caso diamo il predominio al cuore sulla vita: ci convinciamo di essere dediti a qual­cosa che soddisfa il nostro sentimento riguardo a noi stessi, mentre dal nostro comportamento, dal modo in cui viviamo, traspare che in realtà siamo altrove.

Impariamo a far tacere almeno un poco il cuore e ad ascoltare le cose della nostra stessa vita, che ci raccontano dove si trova, adesso, il nostro tesoro. Saremo allora più liberi di decidere dove inten­diamo metterlo veramente, questo nostro prezioso tesoro, dove vo­gliamo davvero che vada a battere questo nostro cuore.

Jiso

[1] E. DOGHEN, Divenire l’essere, EDB, 19.

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