mer 30 Gen 2008 Scritto da Pierinux 1 COMMENTO
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Gesù disse: “A Cesare ciò che è di Cesare, a Dio ciò che è di Dio“. Queste sante parole hanno inteso liberare l’uomo dal chiudersi dentro gli orizzonti del finito, del contigente, dello storico rappresentato soprattutto dall’ambito politico. Queste sante parole sono un invito a lasciarsi sempre interpellare e invitare dall’oltre i limiti delle nostre scelte storiche, che pur dobbiamo fare con molta diligenza e passione. Queste sante parole sono spesso abusate per provare che l’ambito politico e quello religioso sono due mondi separati, non intercomunicanti, dando il via libero da una parte all’assolutismo politico, dall’altra alla religione come facenda intimistica, consolatoria e avulsa dal reale storico.

Mi sono chiesto più volte quale pensiero, io pur sempre parte del clero anche se semplice prete, debba esternare davanti a ciò che è accaduto e tuttora accade nel mondo politico di questa Italia, mia patria. La lettera aperta di Mons. Bettazzi, presidente di Pax Christi, mi ha dato coraggio. Con le sue stesse parole esterno il mio pensiero. Il travolgere la politica, ambito pubblico, per motivi personali; come l’opposizione bieca che assolutizza se stesso e non può riconoscere alcunché di bene nell’altro, bramosa solo di capovolgere e ghermire, questi atteggiamenti politici – ambiti di Cesare – hanno a monte una radice malsana davanti a Dio e alla società. Sono malsani in correttezza, in equilibrio, in rispetto. Sono malsani di presunzione e carichi di pericolosità, come è tutto ciò che misconosce il giusto limite delle cose.

Saluti p. Luciano Mazzocchi

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categorie: Riflessioni

Un commento

  1. nando.atram ha detto:

    In questi ultimi tempi ( tempi personali, non sociali o politici che portano ad altre considerazioni ) mi sono ritrovata a considerare in modo diverso la difficoltà di affrontare alcuni ostacoli relazionali ( uomo-donna, genitore-figlio, educatore-bambino…) che mi hanno portato ad alcune riflessioni anche sul signicato di Dare a Cesare quello che è di Cesare e di dare a Dio quello che è di Dio.
    Le grandi scelte della vita ( a volte molto costose) sono quasi inevitabili all’ internoo di una determinata visione del mondo e pertanto possono essere più semolici nella loro radicalità.
    Le normali quotidiane attività “mondane” corrono invece ill rischio di essere, non luogo dell’ agire di Dio, ma quasi una zona franca, anche per chi, pur da laico, crede.
    Ogni piccola scelta, ogni piccolo atteggiamento, fatto anche in modo incosapevole e spontaneo( non so se questa sia sempre un’ attenuante) porta le cratteristiche delle grandi scelte, ma spesso noi ci ritroviamo ad essere, non strumenti di “pace”, ma strumenti che, quanto meno, perpetuano il ” così fan tutti.
    Quante volte nell’ affrontare una difficoltà, soprattutto relazionale ( mi soffermo su questa, perché mi sembra la più complessa e in cui ci si tende a giustificare maggiormente e dove sembra che valga sempre e comunque ” io ti dò nella misura in cui tu mi dai”) si tende a seguire criteri quasi esclusivamente ” mondani”, vedendo magari solo gli aspetti negativi e non cogliendo lo spazio ( per noi e per gli altri ) che è da Dio? Si tende o ad accettare tutto o ad allontanare tutto. ( in mille modi diversi ).
    Cogliere lo spazio di libertà come luogo possibile in cui l’ uomo e Dio agscono insieme, anche o soprattutto all’ interno di situazioni difficili, forse può indicare una direzione per affrontare, non dico risolvere, con più serenità i problemi che inevitabilmente si incontrano.
    Forse nella realtà non si può distinguere ciò che solo di Cesare e ciò che è solo di Dio, forse l’ uno non può vivere senza l’ altro, perciò mi sento in qualche modo chiamata a non cadere nella tentazione di dividere la normale vita in due dimensioni diverse: i momenti “religiosi” e i momenti “mondani”.
    Naturalmete ogni contesto di vita ha bisogno del suo linguaggio, dei suoi contenuti e delle sue modalità di comunicazione ( sappiamo quanto fastidioso è chi “ingloba” qualsiasi discorso nel “religioso” e viceversa )ma questo non dovrebbe risolversi in una frattura interna che mi fa leggere e vivere la realtà in modo schizofrenico.
    Un saluto

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