ven 1 Mag 2009 Scritto da Pierinux AGGIUNGI COMMENTO

lettera

Vangelo e Zen

Vangelo secondo Giovanni 10, 27-30

3 maggio 2009

La brevità del Vangelo di questa domenica mi permette di riportarlo al completo in questa lettera:

Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola.

In queste poche parole balzano evidenti due profonde convinzioni: 1) Gesù percepisce la sua esistenza e la sua opera come cuore della volontà divina che fonda l’universo, e chiama quella volontà “padre mio”; 2) Gesù si percepisce un solo corpo e un solo destino coi suoi discepoli: quel legame corporeo è il voto della vita eterna

In un’epoca in cui tanti intendono la religione come una passerella per sperimentare un benessere individuale di natura psichica, ottenuto proprio grazie all’evasione dalla faticosa realtà quotidiana, il Vangelo di Gesù risuona osceno. Il laboratorio del Vangelo è, infatti, il corpo e non la psiche; non è la sensazione ma la realtà cruda. Al punto che prima di morire Gesù raccoglierà tutto il Vangelo nel “tradere” (consegnare) il suo corpo e il suo sangue. Nella storia cristiana si contrappongono due comprensioni: 1) quella intellettuale che racchiude il Vangelo nella “Parola”, 2) e quella corporea che racchiude il Vangelo nell’esperienza corporea. La prima è teologica, la seconda è mistica. La chiesa occidentale ha sponsorizzato il cristianesimo della Parola: nel Cattolicesimo la catechesi dei dogmi e nel Protestantesimo l’osservanza biblica. Eppure il Cristianesimo non è nato né dai dogmi né dalla Bibbia, ma dall’esperienza del legame corporeo dei discepoli con Gesù. L’introduzione alla comprensione della Bibbia fu l’ultimo gesto compiuto da Gesù prima di salire al cielo, quando i suoi discepoli erano già divenuti un solo corpo con lui: “Allora aprì la loro mente all’intelligenza delle Scritture e disse: “Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati” (Lc 24,45-47). Le Scritture dispiegano il loro senso quando il corpo già vive quel senso. Le Scritture sono spiegate dall’esperienza. Nessun discepolo ha imparato dalle Scritture a credere in Gesù, perché il Vangelo non è deduzione logica, ma è conversione (cambiamento reale di vita) e perdono (liberazione reale dalla paura).

Il breve Vangelo di oggi è tratto dalla parabola in cui Gesù dice di essere il pastore che dà la vita per le pecore. La parabola mi rievoca un avvenimento in cui fui coinvolto quando ero in Sicilia. Un giovane terzomondiale per Lire 500.000 al mese pascolava un grosso gregge. Quell’inverno fu rigido e il giovane pastore, rimanendo ore e ore in campo aperto calzando semplici stivali di gomma, senza accorgersene, ebbe un congelamento ai piedi. Si temeva la necessità dell’amputazione di ambedue i piedi. Il giovane dall’ospedale fu accolto nella comunità dei missionari saveriani e curato. La circolazione del sangue riprese e i piedi furono salvi. Il papà venne dalla Tunisia a prelevare il figlio e ci portò in dono il corano. Noi gli abbiamo donato il Vangelo in arabo. Nei tre mesi in cui il giovane rimase con noi, il padrone del gregge, un italiano, non venne mai a trovarlo. I ruoli descritti nella parabola del Vangelo sono capovolti: il mercenario mussulmano era (di) Cristo, il padrone cristiano non lo era. Perché di Cristo e con Cristo si è attraverso il corpo.

Incontri

  • Sabato 02 maggionon si tiene il ritiro a Desio, per partecipare al matrimonio di Koretoki e Tomolo. Koretoki è figlio della coppia Suzuki, frequentatori assidui dei ritiri di Desio.
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