mar 14 Set 2010 Scritto da Pierinux AGGIUNGI COMMENTO

lettera

Vangelo e Zen

12 settembre 2010

Vangelo secondo Matteo 21, 24-32

Entrato nel tempio, mentre insegnava gli si avvicinarono i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo e gli dissero: «Con quale autorità fai questo? Chi ti ha dato questa autorità?».
Gesù rispose: «Vi farò anch’io una domanda e se voi mi rispondete, vi dirò anche con quale autorità faccio questo.
Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?». Ed essi riflettevano tra sé dicendo: «Se diciamo: “dal Cielo”, ci risponderà: “perché dunque non gli avete creduto?”;
se diciamo “dagli uomini”, abbiamo timore della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta».
Rispondendo perciò a Gesù, dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch’egli disse loro: «Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose».
«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, va’ oggi a lavorare nella vigna.
Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò.
Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò.
Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L’ultimo». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.
É venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli.

«In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio». Queste parole di fuoco rivolte da Gesù «ai sommi sacerdoti e agli anziani del popolo» dei suoi tempi e di tutti i tempi, suonano come un vero scandalo ai nostri orecchi. I sommi sacerdoti e gli anziani del popolo non erano affatto dei criminali; anzi, facevano per bene il loro mestiere e la gente li seguiva. Quando i sommi sacerdoti e i capi del popolo, davanti a Pilato che tentennava se ratificare o no la condanna a morte di Gesù, stimolarono la gente a gridare «Sia crocefisso», la gente compatta coi capi gridò: «Sia crocefisso».Ma proprio qui, ossia che quei sommi sacerdoti e quei capi siamo tutti noi, c’è la potenza di quel «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio».

E’ possibile vivere la vita e svolgere un ruolo, compreso quello sacro di guida spirituale e religiosa, come si gioca a dama: ossia intessendo tutto attorno all’efficacia delle mosse che si compiono. Mosse ben riuscite, che portano al successo. Senz’altro meglio riuscite di chi il senso della vita lo butta nella passione di vivere, che, proprio perché ci mette passione, fa tanti e tanti errori di cui deve chiedere perdono. Per chi nella vita non ci mette passione, l’uso delle parole è tutto: la parola opportuna che garantisca benessere e guadagno. Parole adulatorie, ma anche minacciose; parole profane, ma anche sacre. Stando a casa mia, ossia della chiesa cattolica, un po’ come molti documenti ecclesiali. Dicono tutto: quindi niente di particolare, niente di appassionato. Ma il puntare il dito sulla chiesa è ancora un uso opportunistico delle parole: mi esenta dal guardare a me stesso. E qui ciascuno deve starci: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio».

Spesso noi pensiamo di essere quelli giusti e veri quando facciamo tutto per bene. Pensiamo che passeremo davanti agli altri in paradiso. Le parole di Gesù ci disincantano da questa droga delle mosse abili di cui intessiamo l’esistenza. Probabilmente abbiamo un atteggiamento più vero per conoscerci a fondo quando pecchiamo e non abbiamo a disposizione la maschera per camuffarci. Come quando qualcuno ci scopre nel bagno che noi avevamo dimenticato di chiudere a chiave. E’ proprio un carisma del Vangelo di Gesù di guidarci ad entrare non dalla cresta dell’onda delle nostre virtù, ma dall’umiltà dei nostri peccati. Guidarci dentro la santità della vita, che non è amare dal piedistallo dei propri meriti; ma coi piedi in terra dicendo: Grazie. Qualcuno, per modernizzare il Vangelo, vorrebbe tirarci via quel vocabolo: peccatori. Ma il Vangelo non ci sarebbe più. Non incomincia infatti con quel: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”?.
Grazie, Gesù!

Lunedì scorso ho fatto visita a una donna, ancora giovane, che lotta contro la forza distruttrice del tumore al fegato. Le ho portato la comunione eucaristica. Siamo stati assieme un’ora. Mi disse poche parole. Erano tutte vere. Non c’era nessun raggiro. Il momento della porta stretta, quando il superfluo decade.

p. Luciano

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