mer 7 Mar 2012 Scritto da Pierinux AGGIUNGI COMMENTO

Carissimi, la quaresima ci richiama a divenire liberi. Nel cammino della libertà, la lettera in allegato può esservi un fraterno incoraggiamento.

L’11 marzo è l’anniversario dello tsunami in Giappone. Vi invito a visitare i disegni degli alunni della Scuola elementare De Amicis di Melzo (Milano).

p.Luciano


lettera

Vangelo e Zen

Vangelo secondo Matteo 4, 1-11
26 febbraio 2012

“Poi lo Spirito di Dio fece andare Gesù nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Per quaranta giorni e quaranta notti Gesù rimase là, e non mangiava né beveva. Alla fine ebbe fame. Allora il diavolo tentatore si avvicinò a lui e gli disse: – Se tu sei il Figlio di Dio, comanda a queste pietre di diventare pane! Ma Gesù rispose: – Sta scritto: Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che viene da Dio. Allora il diavolo lo portò a Gerusalemme, la città santa; lo mise sul punto più alto del tempio, poi gli disse: – Se tu sei il Figlio di Dio, buttati giù; perché sta scritto: Dio comanderà ai suoi angeli. Essi ti sorreggeranno con le loro mani e così tu non inciamperai contro alcuna pietra. Gesù gli rispose: – Ma sta scritto anche: “Non tentare il Signore, tuo Dio”. Il diavolo lo portò ancora su una montagna molto alta, gli fece vedere tutti i regni del mondo e il loro splendore, poi gli disse: – Io ti darò tutto questo, se in ginocchio mi adorerai.Ma Gesù disse a lui: – Vattene via, Satana! Perché sta scritto: Adora il Signore, tuo Dio; a lui solo rivolgi la tua preghiera. Allora il diavolo si allontanò da lui, e subito alcuni angeli vennero a servire Gesù.”

Ricordo una predica sulle tentazioni di Gesù sentita in Seminario. Il sacerdote diceva a noi giovani seminaristi che Gesù non fu realmente tentato, ma semplicemente si era comportato come se lo fosse per darci l’esempio. In altre parole: Gesù avrebbe solo recitato. A fin di bene s’ntende!

Don Alessandro, il parroco di San Babila dove settimanalmente io presto il servizio delle confessioni e della messa, mi ha raccontato che Lucio Dalla amava sostare in quella chiesa quando veniva a Milano. Chiedeva il sacramento del perdono e poi restata seduto in un banco, silenzioso, a lungo. Dal web riprendo una testimonianza del cantante sulla preghiera dei salmi. “La cosa che mi ha colpito dei Salmi è la grande forza dirompente delle parole. Noi abbiamo oggi, in una società che si sta trasformando praticamente da società della parola a società dell’immagine, uno scadimento della forza protettiva della parola e credo che i Salmi siano l’opposto di questa mancanza di energia. Nei Salmi la parola è dinamite pura, è proprio costruzione, la fondazione della parola stessa. Quindi mi sono avvicinato ai Salmi in maniera laica, da artista, per avere la conferma della grandissima esistenza, a livello di comunicazione, della forza del credere”.

“Gesù ha solo recitato”! “Nei Salmi la parola è dinamite pura”! Tra questi due posizioni opposte sta il tentatore.

Il tentatore non induce a lasciare la religione e scegliere l’ateismo. Piuttosato tenta per indurre sia la religione, sia l’atesimo a semplice recita. A fin di bene, s’intende! Ossia, garantisce sia al religioso sia all’ateo una vita senza fastidi, a patto che non guardino un po’ più in là dei loro steccati. In altre parole, induce a recitare la scelta di una posizione, religiosa o atea, per gustarsi una vita senza molte noie. Praticamente il tentatore induce a svuotare la tentazione, garantendo una vita senza tentazioni, portati sulle mani degli angeli. Gli angeli per alcuni sono presenze spirituali, per altri le proprie idee.

Gesù non sarebbe stato tentato realmente, ma soltanto avrebbe recitato per darci l’esempio. Da Gesù ai discepoli, da questi a noi: una generazione trasmette all’altra come recitare! “Se sei figlio di Dio, gettati giù; sta scritto infatti: ‘Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra’”. Il tentatore sollecitò Gesù ad approfittare di Dio, fondando sul suo rapporto con Dio la pretesa di essere portato sulle mani degli angeli. La risposta di Gesù fu netta: “Non tenterai il Signore tuo Dio”. Non approfittare di Dio!

Ultimamente ho letto un libretto molto interessante. Il titolo è “Processo a Dio” (Piemme) e riporta un dialogo fra Christopher Hitchens e Tony Blair. C. Hitchens è presentato come l’ateo più convinto e coerente del mondo, mentre T. Blair, già primo ministro del Governo del Regno Unito, da alcuni anni, come è noto, si è convertito alla Chiesa Cattolica. Quindi, un ateo radicale e un neofita ancora fresco conversione. Hitchens pronuncia un’arringa terribile verso le religioni; in particolare, stando la controparte, contro la Chiesa Cattolica. Blair risponde attenuando la veemenza atea di Hitchens evidenziando sia il balsamo che gli uomini e le donne di religione hanno riversato sulle ferite dell’umanità, sia l’ispirazione artistica che hanno seminato nelle culture dei popoli. Ai duemilatrecento che avevano presenziato alla disputa fra Hitchens e Bair fu chiesto quale delle due posizioni ritenevano più convincente. Il 61% rispose a favore della tesi atea, il 37% a favore di quella religiosa. Vito Mancuso, in “Io e Dio” afferma che la questione religiosa va risvegliandosi nel mondo moderno.

La disputa fra Hitchens e Balir, come fra un qualsiasi serio non credente e un qualsiasi serio credente, turba chi ascolta perché l’uno lo sobbalza dalle proprie posizioni e l’altro ve lo ripone. Spesso tutto finisce col recupero della propria posizione da parte di ciascuno. Sì, perché sia chi crede, sia chi non crede sembrano dare per scontato che uno dei due abbia ragione e l’altro torto. Il tentatore aveva istigato Gesù a concepire Dio come uno che sta da una parte, ovviamente dalla propria. Poi, dentro a questa idea di Dio, aveva suggerito a Gesù di approfittarne. Per cui l’uomo, anche quando dice Dio, di fatto rimane rinchiuso nei suoi interessi e calcoli. Quindi, anche quando dice: pace, giustizia, verità, di fatto solo ripete i suoi punti di vista. L’uomo è incapace di uscire dalla sua imamgine. Un portiere di calcio direbbe: Non dirò mai che il pallone è entrato, perché non posso tradire la mia squadra.

La vera tentazione è proprio questa: l’uomo è incapace di esssere vero! L’uomo può solo recitare! In questa incapacità, l’essere credente o ateo non fa differenza, perché le parole sono vacue. Le religioni hanno costruito le loro fortezze per suscitare l’impressione di verità. Chi si dice ateo ha i suoi fondatissimi motivi per dirsi ateo. Se il credere o il non credere conseguisse dai ragionamenti, basterebbe migliorare il sistema di verifica per discernere il ragionamento che tiene e quello che non tiene, come è stato nella disputa se è più veloce la luce o i neutrini. La tentazione del tentatore è proprio questa: far sentire soddisfazione al credente nel rinchiudersi nel proprio credere e ugualmente all’ateo nel suo fare l’ateo. Il tentatore riduce la tentazione reale fra credere e non credere a recita, riducendo lo stesso credere e non credere a recita.

Ho letto “Processo a Dio” e mi sono soffermato soprattutto sulle acute frecciate di Hitchens contro al religione. Dopo questa attenta lettura, cònstato che quelle affermazioni e le contro affermazioni non hanno cambiato nulla nella realtà in me e attorno a me. I motivi per cui uno non crede e l’altro crede restano tutti lì, come prima. E il tentatore è lì per suggerire l’astuzia di tirare fuori gli angeli, il miracolo, per chiudere la discussione a favore della riva dei credenti; oppure potrebbe giocare l’altra parte e tirare fuori la stessa carta, ma alla rovescia, ossia la constatazione che i miracoli sono frottole e così rasserenare l’ateo nel suo ateismo. Ma in realtà, che io mi posizioni su una sponda o sull’altra, non cambia nulla.

Un grande dono della vita, col suo procedere negli anni, è la sensazione di disgusto in questo interminabile recitare. La fede, quella che sposta le montagne ovviamente lasciandole al giusto posto in cui sono, non si distilla dai ragionamenti. Per credere, l’uomo deve credere. Ossia deve di proprio librarsi nel vuoto della sua libertà e creare di suo l’atto di fede. Il tentatore suggerisce di credere agli angeli che ti portano nelle loro mani. La fede vera, invece, liberamente crede di suo, sospesa nel vuoto. Non crede qualcosa su cui posarsi, siano pure le mani di angeli. Crede perché liberamente crede. La prova della sua fede è che la sua fede non ha alcuna prova, ma è un atto di suo, libero e creativo. Credere non è appoggiarsi, ma è essere credente. Credere è scorprirsi più profondi e preziosi delle risposte che abitualmente ci diamo, per restare tranquilli. Il tentatore tenta di indurre l’uomo a credere che la sua natura è una serie di risposte recitate. La fede invece lo sobbalza nella domanda che non ha risposte, perché ha la natura di non aver bisogno di risposte. Come l’amore vero tr due amanti veri.

Il tentatore tenta l’uomo a ridurre la religione a risposta alle sue domande. Tenta l’uomo a ridursi a oggetto, anziché soggetto della sua avventura esistenziale. Tenta la cultura a farsi serva dell’economia. Tenta la religione a rimanere folclore sacro della cultura. Senza sporgersi oltre, ma semplicemente rispondendo alle domande. Tenta l’uomo a ridurre la religione ad angeli che lo portano sulle loro mani. La religione può restare ammagliata dalla tentazione. La fede lo libera!

“Non tentare il Signore, tuo Dio”! La religione rimane una serie di risposte alle domande. In religione uno sa perché sta scritto o perché così è insegnato. Ma la fede da tutte le risposte genera nuova domanda, una domanda sempre più profonda e ampia. La fede conduce l’uomo a sentirsi a casa nel vuoto dalle risposte, senza il supporto degli angeli fatti di miracoli, rivelazioni, sacerdoti, illuminazioni, dogmi. La fede conduce a gustare la libertà di essere generazione divina: “… ma da Dio sono generati” (Gv 1,13). In quella libertà, l’uomo congiunge le mani e ringrazia le risposte fatte di rivelazioni, illuminazioni, dogmi, riti, sacerdoti ecc. che passo dopo passo l’hanno condotto al confine delle rispsote e da lì ha potuto librarsi in Dio, ldi suo, liberamente.

a domanda genera domanda. Quando un credente crede di suo, in libertà; e quando un non credente non crede di suo, in libertà, sono lontani l’uno dall’altro?

p.Luciano

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