gio 20 Lug 2017 Scritto da Pierinux AGGIUNGI COMMENTO

Auguro a ciascuno di voi e anche a me che la breve pausa estiva dal consueto impegno sia “come si recasse ad un intimo”, ad un intimo di sé e dell’universo.

Con l’espressione “come si recasse ad un intimo” Edith Stein registrò nel suo diario una scena molto umile, ma che aveva contribuito al suo radicale cambiamento di vita. Edith Stein era nei suoi anni di giovinezza matura, stretta collaboratrice di Husserl nella ricerca della conoscenza in assoluto della realtà che ai nostri occhi si distende nei fenomeni. Figlia di una famiglia ebrea ortodossa, aveva rotto il legame con la religione e gustava l’ebbrezza della laica conoscenza in assoluto, trovata attraverso gli studi filosofici. Fu in un giorno di quell’epoca che accadde un episodio molto umile che cambiò la sua vita. Osservò come una popolana, con la cesta della spesa, entrò nel Duomo di Francoforte e si soffermò per una preghiera. “Ciò fu per me qualcosa di completamente nuovo. Nelle sinagoghe e nelle chiese protestanti, che ho frequentato, i credenti si recano alle funzioni. Qui però entrò una persona nella chiesa deserta, come se si recasse ad un intimo”. Da allora, per Edith Stein la conoscenza in assoluto del maestro Husserl si trasformò in lei in pellegrinaggio a quell’intimo, di cui la conoscenza filosofica rimane ancora discorso fenomenologico. A quell’intimo si accede soli nella propria solità, in una chiesa deserta. Soli sulla barchetta della propria esistenza, in alto mare. Edith insieme con la sorelal Rosa il 2 agosto 1942 furono strappate dalla Gestapo mentre erano in preghiera nella cappella del Carmelo di Echt- Susteren (Olanda) e portate ad Auschwitz dove il 9 agosto morirono nella camera a gas. Come si recasse ad un intimo.

Come si recasse ad un intimo. E’ con questa espressione di Edith Stein che vi invito a partecipare al corso dei 6 ultimi sabati che abbiamo programmato per l’annata 2017-18, dal titolo: “La potenza e la grazia”. Per una preparazione adeguata, vi sollecito a far pervenire possibilmente in tempo breve la vostra iscrizione tramite bonifico bancario.

La testimonianza di tre giovani donne del secolo scorso: Simone Weil, Edith Stein, Etty Hillesum, insieme con quella di tante altre donne rimaste senza nome, sono fari di luce per l’umanità smarrita nel mare della modernità, senza una direzione verso cui remare alla ricerca di un porto dove trovare sollievo. Dove conduce questo frenetico progresso? Che cos’è questa pace che vogliamo proteggere elevando muri e recinti?
Weil, Stein e Hillesum sondarono il fondo della loro umanità e vi trovarono l’intimo di sé. Sondarono ancora e penetrando l’intimo di sé intravidero l’intimo dell’universo. A quell’intimo si consegnarono. Weil morì di tubercolosi, Edith e Hillesum nei campi di concentramento. Distrutte dai fenomeni storici, raccolte nella loro essenza, sono pacati raggi di luce sulla barchetta della nostra esistenzialità. Sono sprazzi di luce, ma niente più. A ciascuno di pellegrinare con la cesta della spesa della propria vita quotidiana dentro la cattedrale deserta dell’esistenza ed entrare, solo, nell’intimo.

p. Luciano

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