|
La stella del mattino, cammino religioso Vangelo e Zen
Milano, 16 maggio 2026
|
|
|
Il godimento del dono
後の味 – ato no aji
|
|
|
Un sorso d’acqua sorgiva scalando una montagna, o di tè o caffè caldo in una uggiosa giornata invernale, oppure di prosecco in ogni stagione, viene spontaneo sostare un attimo immobili e silenziosi. Il dizionario del rito del tè lo chiama “ato no aji” ( 後の味): ossia il sapore di dopo.
|
|
|
E’ l’attimo del godimento nel dono.
|
|
|
E’ legge naturale che mentre cresce nella quantità il frutto rimane acerbo; solo quando cessa di crescere fuori matura dentro il suo sapore ed emana il suo profumo.
|
|
|
Così è dello sviluppo umano: non è quando uno è sulla cresta dell’onda del proprio attivismo, ma piuttosto è nella vita quotidiana e feriale che il grado di maturità di una persona emana, in silenzio, sapore e profumo.
|
|
|
Così è anche in Dio. Ilario, un giovane filosofo dell’inizio del quarto secolo (anni 300 – 350 d. C.) conobbe il Vangelo e nel Vangelo battezzò la sua ricerca di senso. Il giovane Martino – futuro San Martino di Tour – fu suo discepolo. Ilario era sposato e padre quando fu acclamato vescovo di Poitiers, la sua città (Francia).
|
|
|
Ilario immagina e in un suo scritto descrive Dio con questi slanci verbali:
|
|
|
“Tutto è secondo le sue virtù e i suoi meriti;
una la potenza da cui tutto procede;
una la prole per la quale tutto è stato fatto;
uno il dono della perfetta speranza.
|
|
|
Non si troverà nulla che manchi ad una perfezione infinita… Padre, Figlio e Spirito Santo, tutto è perfettissimo:
|
|
|
l’immensità nell’eterno,
la manifestazione nell’immagine,
il godimento nel dono”.
|
|
|
Noi forse tracciamo il segno della croce sul nostro corpo pronunciando quei tre nomi di Dio senza commuoverci. Ilario quei tre nomi li sentiva come uno squarcio nel mistero del suo essere e del suo non essere. Il Padre: l’immensità nell’eterno; il Figlio: la manifestazione nell’immagine; lo Spirito: il godimento nel dono.
|
|
|
E’ commovente ascoltare come un cristiano dei primi secoli gustava la visione di Dio e delle relazioni divine. Queste, le persone divine del Padre, del Figlio e dello Spirito tessono la trama, l’ordito e la policromia dell’universo essendo radicate nell’UNO divino che è la NATURA da cui tutto viene e a cui tutto ritorna.
|
|
|
Si tramanda che Ilario ritornando dalla Siria a Poitiers si sia fermato a Parma. Un ciabattino notò i suoi sandali consunti e sfilacciati e subito si accinse a costruirne un paio nuovo. Donò i sandali nuovi a Ilario e trattenne quelli consunti. Ilario ringraziò e partì. La leggenda dice che il ciabattino trovò i sandali fuori uso diventati un dolce prelibato. Alla festa di Sant’Ilario a Parma (14 gennaio) si preparano e si gustano le squisite scarpette di Sant’Ilario e se ne fa dono ai viandanti e ai senzatetto.
|
|
|

|
La stella del mattino / cammino religioso Vangelo e Zen
Milano, 16 maggio 2026
|
|
|
Nessun tag per questo post.