Mer 23 Set 2026 Scritto da Maurizio Lari AGGIUNGI COMMENTO

La stella del mattino, cammino religioso Vangelo e Zen

Milano, 11 settembre 2026

 

 

Prendere il largo per localizzare Dio…
in punta di piedi”

 

 

Agostino, il confratello con cui ho condiviso la vita e il servizio missionario negli anni 1988-92 a Reggio Calabria e a Mazara del Vallo, mi ha condiviso la sua riflessione al 50mo anniversario della sua prima professione religiosa (1 settembre 1976). Ha intitolato la sua riflessione: “Prendere il largo per localizzare Dio… in punta di piedi”. A Mazara del Vallo, la cura del rapporto umano e religioso tra la comunità locale cattolica e la numerosa comunità ospite tunisina mussulmana, maturò convivenza rispettosa e creativa. Scuole elementari e medie: un’ala dell’edificio ai figli degli ospiti con insegnanti inviati da Tunisi, tre lati dell’edificio per i figli della comunità italiana locale, alla stessa ora interruzione delle lezioni e tutti gli alunni e studenti nello stesso cortile a giocare assieme. Dall’UE il ci giunse il riconoscimento di migliore integrazione europea – nordafricana del continente.

 

 

Dopo Mazara e dopo un breve tempo sabbatico sulle orme di De Foucauld, Agostino prese il largo per localizzare Dio nei campi Rom e Sinti… in punta di piedi. Da circa 25 anni la sua vita in una roulotte, vagando insieme con chi vaga, capelli e barba incolti, abbozzando un imperturbato sorriso.

 

 

Don Agostino, il nomade di Nazareth che non aveva un sasso su cui posare il capo, benedica te e il campo Rom. Luciano

 

 

Dalla riflessione di don Agostino

 

 

Sono 50 gli anni dalla mia prima professione religiosa. 50 anni è un arco di tempo breve, confrontato con il cammino dell’umanità, solo un soffio come recitano diversi salmi (90, 144, 39). Siamo come un granello di polvere che si è deposto su questa terra, una piccolezza ma che la rende più completa e bella… Sento questo anniversario come un’occasione importante, da vivere in “punta di piedi” (silenzio-preghiera-Grazia) per saper leggere, anzi rileggere questo cammino.

 

 

Riconosco che in questi anni mi sono sentito più “religioso” che sacerdote. Ho sempre avvertito questa consacrazione, non tanto come un porto sicuro (casa religiosa, convento, parrocchia), ma come l’invito che Gesù rivolge a Pietro di “prendere il largo” (Lc 5, 4), come una porta che si apre sulla strada. “Prendere il largo”, ma per fare che cosa di preciso? Pietro lo fece sperando di pescare dei pesci prima, poi per trasformarsi in “pescatore di uomini”. Mi domando per me oggi, dopo 50 anni cosa significa l’invito a “prendere il largo”? Penso a diversi miei compagni di noviziato e di teologia (missionari Saveriani) che stanno in Giappone, Cina, Asia, Africa, America Latina, Europa, loro fisicamente hanno preso il largo, per annunciare la parola del Regno e vivere la propria vocazione. Credo sia fondamentale per tutti, poter vivere questo “prendere il largo” per localizzare Dio. Una missione che può essere vissuta in ogni spazio, negli agglomerati urbani, nei villaggi sperduti, lungo le strade, nelle metro cittadine, come nelle case, nei campi Sinti e Rom, nei monasteri di clausura, nei luoghi sacri di ogni fede, nelle periferie, come negli accampamenti dei migranti…sui barconi carichi di volti e storie che solcano i nostri mari, appunto quasi ogni giorno “prendono il largo”, anche loro, inviati a noi.

 

 

Per localizzare Dio non servono GPS particolari, ma un cuore attento e sveglio sì, capace di captare i suoi movimenti, a volte silenziosi e furtivi, lui lascia sempre delle tracce che possono essere identificate, soprattutto da chi ha avuto il coraggio e la fortuna di “prendere il largo”. Tracce discrete e silenziose e che difficilmente avremmo immaginato, che proprio lì ci fossero.

 

 

Ebbene, rendo grazie a Dio per questi 50 anni di “navigazione al largo”, anche con i miei limiti ed errori, non tanto per le opere realizzate, quasi del tutto assenti, cercando di far tesoro anche di questa “inutilità”, confidando sulla abilità di Dio perché continui a tenere a galla la mia piccola barchetta e mi aiuti a vivere l’intensità della esistenza, anche attraverso questa “inutilità” apparente.

 

 

Grazie a tutti, don Ago.

 

 

6 Settembre 2026 – campo Rom – Coltano (PI)

 

 

La vita che fluisce dal riconoscere la propria vocazione e dal far voto di offrirsi ad essa, tale vita in fedeltà e libertà è nobile. La fedeltà e la libertà sono le due ali del voto. Il voto di chi si consacra, il voto di chi si sposa, il voto libera dal genericismo e dall’apatia. Il voto battezza il sacrificio nella corrente della gioia.

 

 

Oggi per caso in internet ho notato un post su Facebook. Riproduce la chiesetta costruita (ambito manovalanza, mentre ambito tecnico da agenzia edile) dai cristiani e loro amici shintoisti e buddhisti insieme con il missionario (il sottoscritto) nell’isola Tanegashima, Giappone. Anno 2025: il governo giapponese ha riconosciuta la chiesetta Patrimonio culturale nazionale. Quel sacrificio, quella gioia, quel voto!

 

 

 

 
 
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