La stella del mattino / cammino religioso Vangelo e Zen
Milano, 4 novembre 2026
“Contro il caro vita, l’intelligente-ridente sobrietà?”
“Sì, intelligente-ridente perché radicale e semplice”
Radicale: perché germoglia dalla propria radice umana e non è tenuta su da paletti posticci.
Semplice: perché è alla portata di tutti.
Radicale e semplice come gli alberi che, senza sforzo, distendono i loro rami a dischiudere fiori e a maturare frutti.
La maggior parte dei popoli del mondo non protesta contro il caro vita, ma al contrario soffre la miseria che alla loro vita impedisce il dischiudere i fiori della conoscenza e il maturare i frutti di un vivere giusto, gioioso e pacifico.
Qual è il criterio di vita in base a cui distinguere e separare la vita cara e la vita misera?
*La dose di vita che sta in mezzo fra le due?
*NO!
La vita vera non un 50 e 50, un calcolo; ma è radicale: germoglia autentica dalla sua radice, originaria a se stessa. La sua radice: l’umanità originaria. E’ essere veramente se stessi. Il ciliegio dischiude migliaia di fiori. Lo stelo della viola dischiude un solo fiorellino.
Il dramma oggi per l’umanità è l’essicazione della sua radice umana, da cui la necessità di ricorrere a puntelli esteriori per farsi valere davanti agli altri, ma ancor prima davanti a sé stessi. Al vigore originario subentra la scontentezza di sé, quindi della società, quindi dell’universo, quindi di Dio. Al Dio che la propria radice umana ri-vela a ciascuno nel silenzio della sua coscienza, subentrano dei che fanno miracoli, che garantiscono successo, che fanno gonfiare la vita in caro-vita. “Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito” (Mt 23,4). Così Gesù agli scribi e farisei.
E’ la sobrietà intelligente-ridente che vince il dominio del caro-vita.
La sobrietà intelligente-ridente ci innamora della vita che ci è data, ci fa sentire fieri della propria libertà, ci concilia con la vita e con la morte. Sì perché è dalla propria radice umana che siamo condotti a vedere la morte come parte essenziale della vita, come un intimo del nostro intimo. Alessia – che nella mia precedente lettera per convenienza chiamai: Maria – martedì 27 ottobre, ridente nel cuore e anche nel volto, oltrepassò il valico del tempo. “Andiamo!” fu l’ultima sua parola.
“Don (così ci si rivolge al prete qui a Milano), chiedo se puoi comperare questi articoli che valgono molti soldi. Li ho presi dal negozio dei ricchi attraverso la vetrina rotta per darli ai poveri. Non conosci qualcuno che li comperi così che io possa dare i soldi ai poveri?”.
“Fratello maranza, il prendere dai ricchi per dare ai poveri ma ancora avendo bisogno dei ricchi, non è questa la via! Restituisci ai ricchi quanto hai loro tolto, perché con quello in mano anche tu sei diventato un ricco, per di più senza conoscere il sudore. E andiamo incontro ai poveri con la mano vuota. Dalla mano vuota del povero e quella pure vuota del sacerdote e del maranza che si stringono, da tale stretta nasce una società nuova. Non occorre distruggere ciò che crollerà di suo, perché la ricchezza non è l’anelito vero del cuore umano”.
Il maranza e il sacerdote, stringendosi la mano vuota, si salutarono.
(nella chiesa di San Babila).
p.Luciano



