dom 10 Mag 2009 Scritto da Pierinux AGGIUNGI COMMENTO

lettera

Vangelo e Zen

Vangelo secondo Giovanni 11,1-11

10 maggio 2009

Raccolgo un’espressione di Gesù dal Vangelo di questa domenica e la propongo anche a voi come spunto di riflessione. Il brano di Vangelo è tratto dal discorso di Gesù all’ultima cena, quindi poche ore prima della sua condanna a morte. “E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse”. Più volte nel brano di Vangelo in questione Gesù evoca la parola: gloria. Lo fa con molta pacatezza, senza il minimo astio per la sorte che gli sovrasta o verso coloro che gliel’hanno procurata. Per Gesù la morte, che può avvenire in tanti modi: accidentale o per malattia o perché qualcuno te l’ha procurata, è comunque una tappa intrinseca all’esistenza: pregna, sì, di profondo significato, ma avvenimento ordinario, che deve avvenire. Anche Paolo, già apostolo di Gesù, continuò a parlare della morte come nemica della vita; poi si convertì alla santità della morte: “nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso” (Rm 14, 7). Per l’uomo del mondo la morte è la nemica della vita, perché egli esaurisce il concetto di vita alla cronaca del suo privato muoversi su questo pianeta Terra e rimane chiuso nel se stesso chiuso. Gesù, quando pronunciava la parola “vita”, sentiva quella parola vibrare grande, eterna. Si percepiva, nel tempo, vita eterna; e come distillazione di vita eterna comprendeva il suo destino a esistere sulla terra e il suo destino a morire dall’esistenza sulla terra. Gesù conservava come radice del senso del suo esistere e come riferimento della sua libertà e della sua obbedienza la gloria che aveva presso Dio (il Padre) prima che il mondo fosse. Se tra i miei amici che hanno la bontà di leggere queste righe c’è qualche ateo, intendo dirgli lo stesso pensiero con il suo vocabolario: Gesù trovava il senso del suo esistere e il riferimento della sua libertà e della sua obbedienza credendo la gloria del suo Sé, quel Sé che è gloria di tutto ciò che esiste e di tutto ciò che non esiste e che tutto ciò che esiste e non esiste gli chiede di essere. Chissà cosa chiede a questo piccolo e breve essere umano che sono io, l’ennesima stella dell’ennesima galassia! Una bella espressione biblica del libro di Giobbe dice che le stelle si rallegrano quando compare un figlio di Dio.

Mi convinco sempre più che la vera fede è credere Se stesso e che la cosiddetta fede in Dio è un valico necessario da attraversare per approdare alla sponda dove il Sé è glorioso. L’uso più banale e nocivo della religione è quando, dicendo di credere in Dio, si confessa di non credere il proprio Sé glorioso. Le foglie degli alberi, una a una, credono la propria gloria e la testimoniano con il loro colore e, una volta seccate, lasciando trasparire la tela delle proprie arterie e vene. La vita è un pellegrinaggio al Sé di gloria eternamente conservato in Dio (Dio il cuore del rapporto vitale del nascere, del crescere, del morire…). Quel Sé è me stesso, mentre è costituito dall’armonia e dalla pace di tutto ciò che nasce, cresce, muore… Io lo sperimento quando perdono il mio fratello, perché anch’io sono perdonato. Ossia, quando Io ci sono tutto perché l’altro c’è tutto e il mio perdonare è l’essere perdonato. Il raggio di sole si posa sulla rosa: la rosa dà gloria al sole e il sole dà gloria alla rosa. Una donna eritrea anziana si accosta al mio confessionale in duomo; tiene tra le mani la corona del rosario. “Padre, ho lavorato 22 anni in Italia come badante e ho mandato i soldi in Eritrea. Adesso il padrone non mi ha rinnovato il contratto perché mi ha detto che sono vecchia. Così non posso più prendere il permesso di soggiorno. In questi giorni vado al dormitorio pubblico, ma non so se mi prenderanno ancora…”. Il telegiornale annunciò che il preventivo per la reggia che doveva sorgere alla Maddalena per accogliere gli incontri G8 è di oltre un miliardo di Euro.

Criticando “gli altri” potrei approfittarne per eludere la vera domanda, che attraversa anche il rinnovamento degli altri: Sto pellegrinando verso la gloria del mio Sé? “E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse”.

Questo Vangelo ci converta come popolo italiano, oggi tentato a idolatrare la bruttezza delle chiusure!

Incontri

  • Lunedì 11 maggio, ore 16.00 – 19.30 ritiro a Firenze, Tel 333.7032255; 21.00 – 22.30 meditazione sulla spiritualità paolina presso la chiesa San Martino a Mensola.
  • Sabato 16 maggio, ore 9.00 – 12.00: ritiro a Desio.
    Villa Vangelo e Zen Via Achille Grandi 41, Desio Tel 0362.300350/338.1011101
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