mar 1 Dic 2009 Scritto da Pierinux AGGIUNGI COMMENTO

lettera

Vangelo e Zen

29 Novembre

Vangelo secondo Luca 7, 18-28

Non ho visto nemmeno una puntata della fiction Don Matteo (RAI 1), ma sento dire che riscuote molto successo, audience 7.863.000. Il regista Luca Bernabei crede che il successo venga dal fatto che don Matteo incontra le persone non da quel che dovrebbero essere per giudicare quello che sono, ma da quello che sono per comprendere come dovrebbero essere. La differenza sembra minima; invece è abissale. Il vangelo di questa domenica ci presenta un grande asceta che viveva ai tempi di Gesù di nome Giovanni, a noi noto come Giovanni Battista, al cui nome sono dedicate molte città cominciando da quella che attende i mondiali di calcio: Johannesburg. Giovanni, ben presto aveva lasciato la casa paterna per aggiungersi al gruppo degli Esseni, asceti che vivevano nelle grotte presso il Mar Morto. Queste grotte, riscoperte a metà del secolo scorso, oggi sono una delle principali attrazioni per pellegrini, turisti o studiosi che visitano la Palestina. Gli Esseni ricercavano la giustizia e la pace dentro la più radicale negazione del mondo, convinti che il mondo è definitivamente perduto nella malizia e nella lussuria. Un giorno l’esseno Giovanni, probabilmente percependo insoddisfazione in quell’austerità misantropa, lasciò il deserto e si recò alle rive del fiume Giordano, una posizione geografica e morale equidistante sia dal deserto sia dalle città dove vivevano gli uomini. Quando al fiume ricorrevano i palestinesi, alla ricerca della frescura dell’acqua colà così rara e preziosa, Giovanni predicava loro la via della penitenza austera da lui praticata nel deserto. I penitenti scendevano nel fiume e Giovanni li battezzava nell’acqua; ma a quel battesimo mancava lo Spirito. Forse, immergendo nell’acqua quei corpi sudati, quelle mani e quei piedi incalliti nel lavoro e nel cammino, Giovanni aveva percepito un rimorso interiore per averli in precedenza disprezzati come corpi dediti agli affari di questa vita condannata alla perdizione. Decise, quindi, di mandare due suoi discepoli da quel Gesù, che egli aveva battezzato e che ora predicava come lui, ma non sulla riva del fiume, bensì nel bel mezzo delle città, circondato dalle folle. “Sei tu colui che viene o dobbiamo aspettare un altro?”, chiesero i due messaggeri. E Gesù: “Andate a riferire ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi vengono sanati sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunziata la buona novella. E beato è chiunque non sarà scandalizzato di me”. Scandalizzati erano gli Esseni e sono gli esseni di oggi: coloro che amano più l’irrealtà che la realtà, che si affezionano più al se stesso della loro proiezione mentale che al se stesso reale, forse cieco, sordo, zoppo, lebbroso e perfino morto.

Il Cristianesimo storico ha molte pecche, molte rughe, molte screpolature. Perfino conosce il tradimento del Cristo di cui si arroga il nome. Così fu l’inquisizione, così è l’arroganza dogmatica che umilia e mortifica il pensiero, il Logos incarnato. Eppure il Cristianesimo resta una esperienza religiosa che dà reale sollievo all’uomo e ai popoli di oggi, paradossalmente proprio per questa sua convivenza col destino di imperfezione dell’umanità. So che questa affermazione scorre sul filo del rasoio e la mia imperfezione ne può subito abusare per abbracciare la mediocrità come regola aurea della vita. Tuttavia, sento che il Cristianesimo è autentico. Lo sento nelle 12 ore che dedico ogni settimana al sacramento del perdono: quando fratelli e sorelle ti compaiono davanti dicendoti la loro condizione senza veli. Il missionario cristiano agli uomini di ogni cultura e religione ha senz’altro un tesoro da portare: l’esperienza della confessione e il sacramento del perdono. Sì, è cosa genuina potersi dire senza nascondersi, chinare il capo e ripartire. Gesù disse che 99 giusti che non hanno bisogno di confessione perché non hanno mai avuto bisogno di perdono, non portano gioia nei cieli; mentre un solo peccatore che realmente si converte ne porta molta.

Gesù esclamò: “Io vi dico, tra i nati di donna non c’è nessuno più grande di Giovanni; però il più piccolo nel regno i Dio è più grande di lui”. Quando gli uomini di chiesa tradiscono questa vocazione evangelica di abitare religiosamente la loro piccolezza e si gonfiano di potenza irreale, fastidiosa e nociva, immancabilmente accade qualcosa che strappa le maschere e lascia vedere la nudità. Perché la chiesa stessa abita dentro la storia di ciò che realmente accade, e nulla è più vicino alla verità che quanto realmente accade. E’ vicino sì; ma non è ancora la verità, senza l’amore per cui si ricerca indefessamente una perfezione irraggiungibile abitando questa imperfezione inguaribile. Sentendo pace, incantati davanti a un “piccolo” che dorme dentro la culla dell’esistenza.

18 Anche Giovanni fu informato dai suoi discepoli di tutti questi avvenimenti. Giovanni chiamò due di essi 19 e li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che viene, o dobbiamo aspettare un altro?». 20 Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: Sei tu colui che viene o dobbiamo aspettare un altro?». 21 In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. 22 Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi vengono sanati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunziata la buona novella. 23 E beato è chiunque non sarà scandalizzato di me!». 24 Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù cominciò a dire alla folla riguardo a Giovanni: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento? 25 E allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano vesti sontuose e vivono nella lussuria stanno nei palazzi dei re. 26 Allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, e più che un profeta. 27 Egli è colui del quale sta scritto: Ecco io mando davanti a te il mio messaggero, egli preparerà la via davanti a te. 28 Io vi dico, tra i nati di donna non c’è nessuno più grande di Giovanni, e il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui.

p. Luciano

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