dom 21 Feb 2010 Scritto da Pierinux 3 COMMENTI

lettera

Vangelo e Zen

21 febbraio 2010

Vangelo secondo Luca, 4,1-11

Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo». Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto: Adora Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto».

  • La tentazione

Non pochi teologi hanno sostenuto che la tentazione di Gesù sia stata solo virtuale perché, uomo perfetto e divino, non poteva prestare il fianco al tentatore. Quindi, Gesù avrebbe solo recitato o, meglio, avrebbe finto di essere tentato senza esserlo, per darci l’esempio di come dobbiamo reagire alla tentazione. Pare un discorso sciocco, consequente le interpretazioni sciocche di teologi sciocchi. Ma così non è, sia perché quelli che nella storia hanno interpretato in questo modo sono tanti, sia perché questa è una tentazione con cui tutti abbiamo a che fare. Sì, perché quando parliamo di verità divina, di illuminazione perfetta, di giustizia equanime, ossia dell’Assoluto, ci aggredisce la tentazione di mistificare l’Assoluto come altro dalla realtà e declassare la realtà come altro dall’Assoluto. Quindi, l’Assoluto e la realtà come nemici inconciliabili fra loro. Dal cedimento a questa tentazione consegue la religiosità della fuga, del vittimismo, dell’illusione. Un esempio concreto: ciascuno di noi può amare di più l’immagine di se stesso confezionata dalla sua brama di appariscente bellezza, che il se stesso reale, quello regalatogli da sua madre e dalla natura. Il se stesso immaginato, essendo irreale, non è disturbato dalle prove né dalle sofferenze; quello reale sì. La tentazione sempre in agguato nelle religioni è proprio questa: disaffezionare dalla realtà e affezionare all’immaginario. Così è nata la teologia di quel Gesù della tentazione, ritenuto più santo se la tentazione fu virtuale e meno santo se invece fu reale. Così pullulano le religioni che promettono benessere e miracoli, ed è impopolare la religiosità che distilla il vigore dell’esistenza dalla fatica della vita ordinaria condotta nella fede che non necessita di vedere.

Alla tentazione reale nel deserto reale, Gesù fu condotto dallo Spirito Santo. Così afferma il Vangelo sopra riportato. Lo Spirito Santo è il regista della tentazione, i diavoli ne sono gli esecutori: “Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo”. Gesù ci ha insegnato a pregare: “Non ci indurre in tentazione”. “Non ci indurre”, ossia “Non ci far – lasciar annegare nella tentazione.” Se l’albero potesse pregare consapevolmente come l’uomo, domanderebbe sì di non essere lasciato soccombere alle intemperie delle stagioni, ma mai chiederebbe di essere trapiantato dal campo aperto in una serra chiusa dove i venti non disturbano. La via non è la fuga verso un luogo virtuale, immaginato perfetto, ma quella dell’approfondimento delle proprie radici. L’albero dalle radici profonde non teme il vento né la tempesta. La tentazione esige la libertà di pensiero, come il vento esige il campo aperto. L’urto del vento stimola l’albero ad approfondire sempre più le radici e a irrobustire sempre più i suoi rami. Le tentazioni corroborano la fortezza dell’uomo forte. Elevo la preghiera che io sia un prete forte, e che le prove della vita mi corroborino nella fede, nella speranza e nell’amore. Elevo la stessa preghiera per la Chiesa, spesso così facile alla fuga davanti alle critiche che le sono rivolte, schermendosi dietro espressioni virtuali: l’infallibilità, la devozione verso l’autorità del papa ecc. Nella storia lo Spirito Santo, ripetute volte, ha condotto la chiesa nel deserto e l’ha affidata al tentatore. Nel deserto, sta in piedi solo ciò che ha l’ energia per stare in piedi. Non ci si può distrarre; bisogna stare ai fatti.

La tentazione alletta l’uomo a fingere. Nel suo messaggio all’inizio della quaresima Benedetto XVI ha ribadito che mentire e rubare non sono la natura originaria dell’uomo. La natura originaria dell’uomo, afferma il papa, è nobile: è rispetto, fedeltà, onestà. Il tentatore, invece, alletta a riconoscere la finzione come la propria natura. Ogni stelo d’erba, ogni foglia, ogni granellino di sabbia lo disdice: essendo uno stelo, una foglia, un granellino le cose sono nobili, sono se stesse. La tentazione è la maschera dell’inganno. Quando è scoperta, si copre aggiungendo altra maschera a maschera. A vincerla è solo il rimpianto di aria fresca, limpida, come quella che possiamo respirare oggi – 20 febbraio – dopo tante giornate grigie. Il nostro Parlamento intende votare due provvedimenti: 1) per i corrotti che si candidano ai ruoli politici e pubblici l’inasprimento della legge, 2) per se stessi – parlamentari in carica – l’immunità contro ogni critica su loro eventuali corruzioni. Maschera che copre maschera. Signore, in questa quaresima, mettici addosso tanta voglia di aria fresca e limpida da non poterne più, mascherati…

p. Luciano Mazzocchi

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3 commenti

  1. Patrizia ha detto:

    “Maschera che copre maschera” ma è così malfatta e scandalosa da rivelare, anzichè celare, quanto nemmeno si cura di nascondere, visto che in realtà chi la indossa se ne fa vanto!

    Caro padre Luciano, tra qualche tempo sarò chiamata, insieme a tanti altri, a compiere quello che ho sempre sentito come un dovere civico a cui non mancare mai, tracciando un piccolo segno per manifestare, in modo umile, almeno una minima parte di ciò in cui credo.
    Fino a qualche anno fa, tornandocene a casa, commentavamo con mio marito la situazione, sempre con la speranza che finalmente fosse la volta buona, che – date le premesse – saremmo alla fine stati in tanti a voler cambiare qualcosa davvero…..ed ogni volta, a risultati decretati, vedevo al contrario scendere sempre più giù quella rappresentanza… fino a che non è sparita del tutto!

    Oggi al disincanto si somma la mancanza di rappresentatività politica, almeno per me e per quei pochi che ci hanno creduto con forza e onestà. Come compirò il mio piccolo atto di democrazia?

    Prego, prego e gioisco della bellezza di quest’aria fresca che ha regalato alla mia cara città un po’ di respiro. Ho quasi imparato, finalmente, a lasciar riposare in pace le domande, affidandole a Chi ci ama per primo e non ci abbandona al silenzio, ma nel silenzio ci risponde.

    Grazie per la cara lettera e buon inizio di quaresima, purificandoci gioiosamente, come desidera Lui!

    Cari saluti, Patrizia

  2. Elia ha detto:

    Caro Don Luciano,
    ho letto con grande interesse e condivisione il commento fatto da lei a riguardo del vangelo di Luca di domenica 20.
    Concordo con lei quando parla di una tendenza dell’uomo a divinizzare Gesù staccandolo e dividendolo dalla condizione umana.
    Ciò probabilmente accade per una profonda mancanza di fede al di la della credenza. All’uomo manca la profonda interiorità Divina.
    Concordo con un grande maestro buddhista quando dice che la realtà data dallo ZAZEN per un buddhista è la manifestazione di Buddha ma per un Cristiano è la manifestazione dello SPIRITO SANTO, manifestazione che da luce a CRISTO in noi. Personalmente al termine della mia seduta di ZAZEN metto un bastoncino d’incenso acceso fuori dalla finestra congiungo le mani e sciolgo il mio essere nel fumo che accarezza l’infinito (dalle galassie a un filo d’erba) rendendo ciò preghiera a Dio Padre Onnipotente che fa vivere e Santifica L’universo.
    Si caro Padre Luciano la Trinità è la forza della vita e per vederne le fondamenta dobbiamo annullarci, dobbiamo svuotarci e così facendo Risorgeremmo vedendo l’eterna danza Divina che tutto coinvolge.

    Lo ZAZEN è sicuramente la forma di Preghiera nata con l’uomo , nata nell’uomo, segno di unione intrinseca, cemento Divino e fonte di luce.
    Noi che ci professiamo Cristiani dobbiamo avere l’intelligenza e il coraggio di apprendere lo ZAZEN comprendendo che è una pratica che rende omaggio al buddismo (dal quale anche noi dobbiamo imparare) ma che è universale.

    Panikkar dice che nel nostro cammino dobbiamo restare radicati nella nostra tradizione e aperti agli altri i quali ci fanno capire che non siamo soli e ci consentono di acquistare una visione più ampia della realtà.
    Non è un paradosso, ma è dal buddhismo che ho scoperto il Divino.
    Sia lodato GESU’ CRISTO.

    Elia

  3. Giovanni ha detto:

    Caro Luciano
    Mi fa molto piacere ricevere le tue lettere che leggo e raccolgo. Mi piace sapere vivo questo contatto .
    La mia vita è piena di tante cose.Il lavoro sta prendendo una parte importante sicuramente di più di due o tre anni fa’.
    La difficile crisi economica ha riportato quelli come me della vecchia guardia in prima linea. Così i giovani sono a casa semi disoccupati, i vecchi da aiutare e noi mezzani…….. Comunque sto bene ,sono grato per le cose belle che ho: la famiglia, lo zazen , l’aikido e la tribù degli amici. Da un paio di mesi sono riuscito a organizzare lo zazen del sabato nel salone della società operaia di ciriè. Siamo solo in tre o quattro ma è bello. Spero che tu stia bene e in serenità.

    un abbraccio Giovanni

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