dom 25 Lug 2010 Scritto da Pierinux 1 COMMENTO

lettera

Vangelo e Zen

25 luglio 2010

Vangelo secondo Matteo 22, 41-46

41 Una volta molti farisei si erano riuniti e Gesù fece loro questa domanda:
42 Ditemi il vostro parere sul Messia. Di chi sarà discendente? Quelli risposero: – Sarà un discendente del re Davide.
43 E Gesù continuò: – In questo caso come si spiega che Davide stesso, guidato dallo Spirito di Dio, dice in un salmo che il Messia è il suo Signore? Egli ha scritto:
44 Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io metterò i tuoi nemici come sgabello sotto i tuoi piedi.
45 Dunque, se Davide lo chiama Signore, può il Messia essere un discendente di Davide?
46 Nessuno era capace di rispondere, di dire anche solo una parola. E a partire da quel giorno nessuno aveva più il coraggio di fare domande a Gesù.

Sembra una delle tante beghe religiose: se il Cristo è figlio di Davide, come mai Davide lo chiama Signore? Ovviamente qui Davide significa tutto il popolo ebraico; per estensione possiamo dire che rappresenta ogni popolo, oppure tutti i popoli. Non solo! Qui Davide significa l’apparato religioso di ciascun uomo, il suo cammino di ricerca, la sua teologia ecc. Come mai il Cristo, che è figlio della nostra fede, è Signore della nostra fede? Nasce dalla nostra fede, eppure la supera continuamente? “La tua fede ti ha salvata, ti ha salvato” diceva Gesù alle persone che guariva. Gesù non si è proclamato Cristo: è stato proclamato Cristo dalla fede della gente. “Tu sei il Cristo”, gli disse Pietro, voce dell’uomo che si unisce alla voce di Dio. Dal Vangelo è evidente che Gesù sentiva quasi un tremore, quando gli proclamavano che è il Cristo; per cui comandava di non dirlo a nessuno. Senza l’umanità con la sua storia di ricerca e di smarrimenti, Gesù non sarebbe stato né riconosciuto né proclamato il Cristo. Senza la passione e la morte, non ci sarebbe stata la risurrezione.

Il Cristo è il figlio che nasce nella fede di ciascuno di noi. Così il Cristo assume tanti lineamenti, tante sfumature. Proprio come un bravo medico nasce nuovamente come medico ogni volta che cura un malato, che non è mai uguale a quelli precedenti. Ogni malato partorisce la professionalità di medico. Paolo nella lettera agli Efesini parla della piena statura del Cristo che si attua nella storia. Nella lettera ai Colossesi afferma anche che lui, Paolo, completa ciò che manca alla passione di Gesù. Il Cristo di cui Gesù fu incarnazione continua a crescere nella carne di Paolo. A un certo punto, soprattutto negli ultimi 5 secoli, un violento retromarcia ha devastato l’umore cristiano originale, che nei secoli aveva continuato a generare nuovi lineamenti del Cristo. Quando la fede non suscita più dubbi, e il Cristo creduto coincide perfettamente con le nostre opinioni o definizioni, quel Cristo non è Signore.

Il Cristo nasce da noi, ci è figlio; e insieme ci è Signore! La domanda ritorna sull’uomo. Che è l’uomo? Che è ciascuno di noi? Che è questa mia esperienza esistenziale? Che faccio quando prego? Quando ricerco? Quando cado? Quando mi rialzo? Dove mi conduce il Cristo che, nato nella mia fede, mi è Signore? E tutto avviene dentro l’esperienza umana, terreno dove il chicco di grano germoglia e dove la spiga matura.

Per i farisei era scandaloso che il Cristo fosse Signore di Davide. Anche per noi può essere scandaloso che il Cristo sia più grande delle nostre idee, delle nostre preghiere, dei nostri programmi. Eppure quel Cristo l’abbiamo generato e riconosciuto noi nella fede. Beato l’uomo che, in ciò che genera con le sue idee, ricerche, preghiere o lavoro, intravede il Signore che lo guida oltre le sue idee, ricerche, preghiere o lavoro. Di per sé, non è così anche per ogni figlio che nasce? Figlio e Signore! C’è in noi ciò che nasce da noi ed è più grande di noi. La sua gravidanza è il cammino di fede.

Avviso

  1. 6 persone hanno aderito alla settimana Vangelo e Zen, dal 2 al 7 (8) agosto. C’è posto anche per te, se veramente lo vuoi.

p.Luciano

Un commento

  1. Maria ha detto:

    Trovo molto sensato quello che dice circa il pericolo di ridurre Cristo alla limitata e opaca immagine che ciascuno di noi può partorire. Alcune volte cerco d’immaginarlo e di rivivere la sua presenza fisica attraverso il Vangelo per comprendere meglio il messaggio ma ogni volta trovo l’immagine mutata e così quello che vuole dirmi come se Egli si plasmasse all’istante per comunicare con me ora in questo momento.

    Concepisco la fede come ricerca e quando Dio si fa sapienza provo una profonda gioia e quando inaspettatamente risponde esattamente alla domanda che mi sto ponendo la felicità raggiunge il culmine. Un autore africano afferma in conclusione alla poesia “Prigione” Avere uno solo corpo – un solo pensiero – una sola conoscenza- una sola essenza – avere un solo essere è prigione. Aggiungerei avere una sola visione di Dio …. è prigione … Egli sa essere stupefacente …e io credo nel Dio che mi supera sempre e meno male!

    Sono in attesa delle vacanze e non solo. Vorrei proprio che Gesù mi dicesse: “Vai la tua fede ti ha guarita” per riprendere il pellegrinare con rinnovate energie. A presto e spero di leggerla ancora.

    I più cordiali saluti.
    Maria

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