mar 29 Mar 2011 Scritto da Pierinux AGGIUNGI COMMENTO

lettera

Vangelo e Zen

27 marzo 2011

Vangelo secondo Giovanni 8,31-59

“Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: “Se rimarrete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. (31-32)

Del lungo brano del Vangelo letto oggi mi fermo su questi due primi versetti, ai quali accosto un altra espressione rivolta da Gesù agli stessi Giudei:

“E come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene da Dio solo?” (Gv 5,44).

Quando ci capita di comperare delle mele che figurano ottime ma che, messe in bocca, non hanno né sapore né aroma, proviamo un senso di indignazione, di disgusto. E’ disgustoso l’apparire senza essere, nelle cose. E’ disgustosissimo l’apparire senza essere, nelle persone umane. Apparire, ma non essere sposi! Apparire, ma non essere medico, agricoltore, panettiere, sarto, muratore… ! Apparire, ma non essere amico, sacerdote! Apparire, ma non essere uomo! A un certa età, quando la chioma biancheggia, di tanto in tanto s’affaccia una domanda che si ritorce verso la persona stessa: Tu, la vita la stai vivendo, oppure la stai barando? Fai figura di essere, oppure sei realmente il tuo sapore e il tuo aroma?

Oggi (28 marzo) una folla di fan gremiva il piazzale del Palazzo di Giustizia in Viale Porta Vittoria a Milano per osannare il loro idolo: un uomo querelato ufficialmente per truffa e corruzione da parte dello Stato Italiano attraverso l’organismo preposto a ciò. L’essere di destra o di sinistra non incide per nulla sulla domanda. La domanda rimane tutta: C’è verità in quella scena? Davanti a un provato sospetto, si balla o si china il capo? Dopo la nobile chiarezza con cui democristiani e comunisti si contrapponevano nei decenni del dopo guerra, questo clima di imperturbabilità spensierata anche davanti ai sospetti più gravi, in cui l’unico criterio di giustizia di riferimento e l’unica attività razionale messa in moto si riducono a ricercare trovate astute: la riduzione della decorrenza, oppure lo spessore politico se la minorenne era o no nipote di Mubarak, ebbene questo clima è proprio greve! Sì, è greve il dover accettare che la propria nazione è governata da alcuni personaggi su cui la nazione stessa, attraverso l’organismo preposto a ciò, ha esposto sospetti gravi! Le lotte fra democristiani e comunisti ci hanno regalato i film di Guareschi con Peppone e don Camillo: allegria pura assaporata più intensamente proprio dai democristiani e dai comunisti che si erano combattuti. Si combattevano, ma volevano da punti di vista differenti il bene dell’unica nazione, per cui, alla fine, anche i comunisti andavano alla processione della Madonna e i democristiani andavano alla festa dell’Unità, quando questa era ancora una festa vera. Che bei ricordi il sottoscritto porta con sé dalla pianura parmense, la terra del regista Guareschi!

La ricerca sincera della verità comporta la premessa di una convinzione: che la verità è sempre più grande della nostra conoscenza della verità, per cui noi ne custodiamo la briciola che abbiamo compreso, con cura, con pudore, con umiltà, sempre disposti ad approfondirla maggiormente anche attraverso chi ci fa contro. Meglio, attraverso chi ci fa contro, perché ascoltando chi ci dà ragione, non facciamo altro che ristagnare nel ripeterci. La verità, prima di essere una testimonianza che si dice con le parole, è una disposizione di fondo che si testimonia con la fede. La fede è credere, senza mai assolutizzare, perché Dio è sempre più grande del nostro cuore, della nostra esperienza, del nostro modo di testimoniare la verità. Questa considerazione, però, deve restare onesta, perché può subito intorpidirsi. Leggo su La Repubblica una lettera al giornale inviata da G. M. che dice: “… Io ho imparato un metodo quando studiavo all’Università Cattolica da don Luigi Giussani. Diceva che per capire un fenomeno bisogna andare a vedere dove sia vissuto veramente… Io cristiano non sono ingabbiato nelle logiche di potere, ma neanche smarrito…”. Chi scrive la lettera vuole dare ragione per cui una certa gerarchia della Chiesa e certi cristiani non si pronunciano troppo chiaramente davanti a specifiche situazioni di ingiustizia e di immoralità, perché – si dice – il cristiano deve sì confrontarsi con il Vangelo, ma anche con la realtà. E’ lo stesso concetto della contestualizzazione circa la bestemmia pronunciata da Berlusconi. La storia della Chiesa cattolica è intrisa di contestualizzazioni, al punto da cedere ai re e imperatori il diritto di eleggere i vescovi, ovviamente in cambio di altri favori. Mi diceva un giovane militante in un movimento cattolico: “Dopo tutto il bene che questo governo fa alla Chiesa è ben più ponderoso del male”! Ripeto che occorre essere proprio onesti quando giochiamo a delineare il confine se un comportamento sia limpido e vero, oppure inquinato di compromesso, oppure tendenzialmente fondamentalistico. Attorno al confine che separa la verità dalla impostura occorre molta serietà e trepidazione. Certamente occorre l’opposto della tracotante baldoria dei nostri giorni.

Come sono attuali le poche parole di Gesù riportate all’inizio del Vangelo di oggi!

“Se rimarrete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”

. Alla conoscenza della verità, ossia di quella briciola che ci è dato di conoscere con la ragione (alla profondità della verità accediamo tuffandoci in essa con la fede incondizionata da attaccamenti e interessi), si accede solo attraverso la fedeltà. In altre parole noi conosciamo solo ciò in cui sappiamo andare fino in fondo. Per 8 anni in Giappone ho frequentato la scuola del tè: praticamente anni e anni di apprendimento per preparare una tazza di tè! Il tè in Giappone è la bevanda più ordinaria: quindi equivale a dire 8 anni per imparare a svolgere una funzione essenziale della vita come è quella di preparare e condividere la bevanda. La maestra del tè ci diceva: Imparate fino in fondo anche una sola cosa della vita, e quella diventerà la palestra per vivere tutta la vita così. Gesù chiedeva a chi lo seguiva di continuare a seguirlo fedelmente fino in fondo. Quando si giunge in fondo, si tocca la verità. Sì, perché si tocca quell’aspetto della verità per cui si è andati fino in fondo. La verità rimane universale e sempre più grande della nostra conoscenza.

La fedeltà che va fino in fondo, attraverso la fatica, i sacrifici, le scoperte, le cadute, le ripartenze ecc. conduce a comunicare con la verità. La conoscenza della verità rende liberi. Non mi soffermo su questa ultima affermazione di Gesù per lasciare a ciascuno di assaporarla dentro di sé, nella sua esperienza di vita. Soltanto aggiungo una riflessione di cui tutti, credo, siamo esperti. Mai l’uomo si sente libero, come quando si sente vero! Quando si rende conto che non sta manipolando, o barando, o fingendo, o facendo il prepotente… per darsi ragione; ma è ciò che è, che gli dà ragione, e sente venire fuori da dentro l’approvazione dei suoi comportamenti. Gesù sulla croce si sentì vero: “Tutto è compiuto!”. E si sentì libero: “Padre nelle tue mani affido il mio spirito”. L’avevano abbandonato. Un giorno aveva detto ai Giudei:

“E come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene da Dio solo?”

Chi cerca favori non accede alla verità, perché alla verità si accede dalla porta principale: la ricerca sincera. E la gioia di assaporare una briciola di verità è così intensa che non si sente il bisogno di nessun surrogato da fuori. Ci si sente liberi! Liberi anche dal necessitare il plauso dei propri amici.

p.Luciano

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