dom 8 Mag 2011 Scritto da Pierinux AGGIUNGI COMMENTO

7 maggio 2011 – terza domenica del tempo di pasqua

Carissimi, una signora di origine pugliese a Pasqua mi ha consegnato questo agnello di pane da lei preparato, perpetrando una tradizione diffusa nel Sud Italia. L’agnello di pane, oleato con olio d’oliva, è un simbolo adattissimo per indicare il significato della Pasqua. Nemmeno dire che la tradizione dell’agnello è di origine biblica. L’allevamento del gregge era una risorsa primaria per il popolo d’Israele. Una abitudine del mondo della pastorizia vuole che la maggior parte degli agnelli maschi nati durante l’inverno, quando il gregge stazione nell’ovile, alla primavera proprio quando pieni di vigore e di vivacità salterellano nei prati, siano condotti dal pastore al macello. Le femmine, invece, dovendo produrre latte e figli, vengano risparmiate. Qualora il pastore non provvedesse a ridurre il numero degli agnelli maschi, questi, una volta cresciuti, fra di loro si sfiderebbero a sangue per il predominio sul gregge. L’equilibrio naturale vuole che in un gregge di 100 pecore i maschi siano solo pochi. Il pastore biblico era cosciente che, immolando l’agnello, compiva un atto sacro, sia perché obbediva alla selezione voluta dalla natura, sia perché la carne dell’agnello immolato avrebbe nutrito la sua famiglia. A volte, poi, prima di immolare l’agnello gli metteva la mano sul capo come per scaricare sull’animale tenero e innocente i propri peccati, affinché fossero cancellati insieme con la vita dell’agnello. Un giorno, quel rude eremita cresciuto nel deserto che fu Giovanni il Battista, quando si vide davanti agli occhi il giovane falegname di nome Gesù venuto da Nazaret per ricevere il battesimo, colpito dalla mitezza del suo volto e comportamento, esclamò: “Ecco l’agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo…”

Se penso a tutte le forme di vita che sono state e sono sacrificate per sostenere la mia esistenza, fosse anche una semplice foglia di lattuga, non posso che commuovermi, chiedere scusa e ringraziare. Qualcuno si rifugia nel vegetarianesimo, forse per discolparsi dal procurare il sacrificio della morte di altri esseri viventi. Ma la grande legge rimane tutta: l’uomo che si ciba di vegetali lo può perché gli uccelli si nutrono di insetti, altrimenti nessuna foglia di lattuga resterebbe a sua disposizione. Del resto il metabolismo del nostro corpo consiste nel consumo di cellule viventi e nella generazione di nuove. Il palpito della vita è il sacrificio della morte.

L’immagine dell’agnello immolato suscita in modo immediato il richiamo della morte di Gesù in croce. La Bibbia è ricolma di fatti violenti e anche Dio è inteso spesso come l’onnipotente che, grazie alla sua onnipotenza, può permettersi di essere violento senza dover rendere ragione a nessuno. Poi, in mezzo a tanto marasma, ecco i raggi di luce. Detto ciò, mi sorgono nuove domande. Mi chiedo perché limitiamo a Gesù che muore in croce la nostra venerazione e ringraziamento. Quanti sono stati sacrificati sulla croce! Uomini che lottavano per la liberazione dalla schiavitù, oppure persone che per debolezza, ignoranza o malizia avevano commesso qualche delitto. Gesù aveva una grande fede e soprattutto un grande cuore che gli davano un senso alla sua croce, ma questi schiavi condannati a morte non avevano questo immenso dono. Perché noi onoriamo solo Dio che soffre e non onoriamo tutte le creature che soffrono? Come mai, quando portiamo alla bocca un boccone di carne, forse diciamo grazie a Dio, ma non lo diciamo all’animale sacrificato?

La dittatura della ragione, del culto della persona intesa come ente razionale, ci ha fatto bistrattare la vita animale e vegetale. E l’immagine dell’agnello che toglie il peccato del mondo ci conduce solo a Gesù, lasciando indietro quel tenero e giulivo animaletto che salterellava sull’erba e che fu trascinato alla morte. L’adorazione del Dio solo ha inaridito la commozione fra le creature.

“Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo…”. Grazie a Gesù, all’agnello, a tutto ciò che morendo sostiene la mia vita; la quale a sua volta ha la stessa vocazione a morire sostenendo la vita altrui. E’ la Pasqua – il Passaggio della vita eterna!

p.Luciano

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