mer 21 Set 2011 Scritto da Pierinux AGGIUNGI COMMENTO

lettera

Vangelo e Zen

Vangelo secondo Luca 9, 18-22
18 Settembre 2011

Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: «Chi sono io secondo la gente?». Essi risposero: «Per alcuni Giovanni il Battista, per altri Elia, per altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò: «Ma voi chi dite che io sia?». Pietro, prendendo la parola, rispose: «Il Cristo di Dio». Egli allora ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno. «Il Figlio dell’uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno»

Noi riteniamo essere un gesto civile che due persone, incontrandosi per la prima volta, si presentino dicendosi vicendevolmente il proprio nome e spesso anche la propria professione. Per facilitare ciò, è invalso l’uso del biglietto da visita. San Benedetto, nella sua regola monastica, prescrive che l’ospite al suo arrivo chieda soltanto l’ospitalità, ma non si presenti con i dettagli della sua vita. Lo farà soltanto dopo che ha trascorso un certo tempo nel monastero, perché – scrive Benedetto – se li presentasse subito all’arrivo direbbe molte cose in più del necessario. Chissà quante cose in più avrebbero detto e scritto gli apostoli nel Vangelo, se Gesù severamente non avesse loro comandato di non dire. “Egli allora ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno.”. Il discorso, come l’acqua, anzitutto va taciuto, affinché sedimentino le impurità.

Ho ascoltato per pochi minuti un dibattito televisivo sulla corruzione dei partiti. Un giovane di una fazione intervenne compiaciutissimo di poter affermare che l’altra fazione è corrotta come la sua e, quindi, nessuno osi fare da maestro all’altro. Un battimano a non finire, evidentemente da parte del coro di giovani della sua stessa appartenenza presenti al dibattito. Come battere le mani e compiacersi al reperto medico che anche il polmone sinistro è cancerogeno come quello destro! Tristi questi dibattiti in cui nessuno mai e poi mai riconosce, grazie alle critiche dell’altro, qualcosa da cambiare! In cui, l’unico sprizzo di gioia è quando si trova un appiglio per denigrare l’altro. Quante impurità nel nostro parlare! Anche nella chiesa, soprattutto noi preti, si fatica ad accettare una critica che è mossa dall’esterno. Casomai, la stessa critica che non accettiamo dagli altri, in un secondo momento ce la rivolgiamo noi stessi in forma di auto critica, cosicché, criticandoci da soli, contemporaneamente mettiamo in rilievo di non avere bisogno delle critiche degli altri. In conclusione, noi spesso, pur parlando molto, non diciamo.

Ci fa meraviglia che Gesù abbia chiesto ai discepoli: «Ma voi chi dite che io sia?». L’episodio è riportato nel capitolo 9 del Vangelo secondo Luca (in Matteo nel capitolo 16) e dalla stessa posizione che occupa nel Vangelo si deduce che era già passato il primo dei 3 anni di sequela dei discepoli. Quindi, per un anno i discepoli hanno seguito un uomo che non sapevano chiaramente chi fosse. Anche dopo la risposta magistrale di Pietro continueranno a chiedersi chi sia l’uomo con cui giravano la Palestina da villaggio in villaggio, senza una dimora dove sostare la notte. Avevano abbandonato la professione e la famiglia per seguire uno di cui non avevano ancora chiara l’identità. Ovviamente ad attrarli in quell’avventura era il profumo umano di quell’uomo. Prima del suono delle parole, è il silenzio che parla. La parola altro non è che il riverbero sonoro del silenzio.

Molti studiosi biblici riconoscono che Gesù stesso all’inizio non aveva chiara la sua vocazione. Il Vangelo afferma, infatti, che cresceva in età, sapienza e grazia davanti a Dio e agli uomini (Lc 2,52). Eppure questo Gesù, ancora in crescita lui stesso in età sapienza e grazia, attraeva gli altri e questi lo seguivano senza sapere chiaramente chi fosse. Seguendo l’interpretazione degli studiosi biblici sopra accennati, l’identità di Gesù si è chiarita attraverso la comprensione dei discepoli. La risposta di Pietro e dei discepoli fu per Gesù la conferma che la sua strada è quella del Cristo. Così avviene in famiglia: ogni bimbo che nasce dice ai genitori qual’è la loro via. Così pure una comunità cristiana dice al sacerdote la sua via. Così, un giovane e una giovane si esprimono di essere diventati fidanzati dall’assenso che si scambiano con lo sguardo. Reciprocamente si costituiscono fidanzati. Questa è la parola vera, che si fa suono dopo essere stata portata a maturazione nella gravidanza del silenzio.

La gente su Gesù se la raccontava baldanzosamente: è la reicarnazione di Giovanni il Battista, o di Elia o di un altro profeta. E così spegneva la domanda che il passaggio di quell’uomo suscitava in loro. Quante parole frivole e sterili che spengono il pensiero! E’ parola potente quella che è stata silenzio potente. Le parole altisonanti spengono; quelle gravide di silenzio parlano. Lo penso quando vedo in Piazza Duomo qualche gruppo che, con l’altoparlante fra le mani, grida che Gesù è l’unico salvatore. Anche le prediche di noi preti possono essere suono ampliato dagli strumenti tecnologici.

Quando ci muore una persona veramente cara, il suo ricordo ci rimane profondamente impresso e ci accompagna ovunque. Ci parla più di quando era vivo in mezzo a noi. Quel ricordo è la eco della sua parola che riverbera in noi. Quel ricordo teniamolo caro, e lasciamolo agire dentro di noi. Pietro, che pure aveva risposto a Gesù: “Tu sei il Cristo di Dio”, comprese veramente Gesù quando lo vide morire per il Vangelo che gli aveva annunciato. Così Gesù, come Pietro lo riconosce il Cristo, subito parla della sua morte. La morte è il filtro finissimo che preserva e trasmette ciò che è veramente genuino della vita di ognuno. Il nostro ricevere con riconoscente gioia la parola genuina che una persona cara ci ha lasciato detta con la sua vita, restituisce alla persona cara che non è più tra noi la stessa gioia riconoscente per averci potuto dire quella parola genuina. La parola vera, prima che suono, è memoria che non si cancella.

Cliccando www.torinospiritualita.org, troverete l’elenco dei vari incontri programmati per l’edizione di quest’anno (la settima) che si terrà dal 29 settembre al 2 ottobre 2011. Gli argomenti possono interessare vari di voi. Il giorno 1 ottobre comprende anche l’incontro di cui riporto sotto:

21.30 – Cavallerizza Reale, Maneggio

VISIONI DAL QUOTIDIANO

MAURO BERGONZI, VITO MANCUSO, padre LUCIANO MAZZOCCHI

Essere goccia o corrente

Chi sono io? Davanti all’impertinenza esistenziale di questa domanda, l’occidentale e l’orientale si inoltrano lungo sentieri opposti: il primo si mette in cammino per consolida- re se stesso, il secondo si immerge nella mutevolezza. Se per millenni le due risposte hanno evitato di scontrarsi, oggi il loro dialogo può rivelarsi fecondo, aiutandoci a esplorare il misterioso sguardo con cui la coscienza apre l’orizzonte di ciò che chiamiamo realtà.

P.Luciano

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