dom 2 Ott 2011 Scritto da Pierinux AGGIUNGI COMMENTO

lettera

Vangelo e Zen

Vangelo secondo Matteo 22,34-40
2 Ottobre 2011

Allora i farisei, udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?».
Gli rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti.
E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

L’altro giorno viaggiavo in metropolitana, quando un adolescente in piedi come me fece cenno all’amico seduto di cedermi il posto. Sorridendo dissi grazie ma non fu il bel sorriso compiaciuto che so regalare alle persone e soprattutto a me stesso quando sono io, prete, che do l’esempio della carità agli altri. Come a un docente è più cara l’arte di insegnare agli altri che quella di imparare da loro, per un prete è più spontaneo posizionarsi per dare l’esempio agli altri che per riceverlo da loro. Per lo meno, il grado di gratitudine interiore provato è differente.

Il dare amore è genuino soltanto quando è genuino il ricevere amore. Evocando un’espressione orientale, è come il battito delle due mani. Se una mano batte più o meno dell’altra, il battito è scomposto, senza vigore. Chi di noi non ha provato la nausea verso la mole di amore che qualcuno vuole buttargli addosso come ripiego perché è scontento di se stesso? O, ancor più, di chi ci tempesta d’amore perché così può celebrare il suo protagonismo? Amare senza finzioni è un tesoro raro. “La carità non abbia finzioni”, raccomanda l’apostolo Paolo (Rm 12, 9).

Interrogato su quale è il più grande comandamento, Gesù rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore… Amerai il prossimo tuo come te stesso”. Due amori sono l’unico grande comandamento; però la porta d’accesso è amare Dio con tutto il cuore. Perché? Amare Dio con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze non significa riempire così la giornata di devozioni, o di ansie spirituali, o di discorsi religiosi, un po’ alla Radio Mariae. Nemmeno è, per la chiesa, voler mettere la mano su tutte le questioni, occupare tutti gli ambiti della vita, appunto per portarvi l’amore di Dio sopra ogni cosa. Nemmeno è, tra fidanzati o coniugi l’assillo di messaggini o coccole vicendevoli. L’amore non è protagonismo, nemmeno protagonismo d’amore.

Amare Dio con tutto il cuore, tutta la mente e tutte le forze significa che il nostro amore, tutto intero, deve anzitutto essere offerto oltre ciò che noi vediamo, sentiamo e tocchiamo. Deve essere un amore senza oggetto, ossia gratuità pura che scaturisce da riconoscenza pura. Rieccoci al punto di partenza: sa amare con gioia chi sa essere amato con gioia. L’amore senza finzioni scaturisce dalla fede di sentirci viventi dentro un amore originario che ci previene. Il vero amore nasce come “grazie”. L’invisibilità e l’infinità di Dio disperde le impurità del nostro amare, riduce al silenzio i nostri tornaconti, scioglie i nostri interessi. L’amore che ci ritorna dall’invisibile e dall’infinito di Dio noi lo riversiamo verso gli altri. L’amore, come l’acqua, per ritornare puro deve ritornare nel seno della montagna.

Nel giardino di Desio in questi giorni è fiorita una rosa dal colore delicatissimo. Le cose fuori stagione, come un bicchiere d’acqua fresca nell’estate torrida, noi le ammiriamo ancora di più e così anch’io mi fermo e m’incanto davanti alla rosa ottobrina. Avendo per la testa la domanda che cosa devo scrivere agli amici sul messaggio dell’amore del vangelo di questa domenica, la rosa mi ha regalato un suo suggerimento. Ho pensato alla linfa che circola nella pianticella della rosa. Questa è una e fluisce dalle radici ai petali. Mi è parso che il comportamento della linfa sia il vero amore. La stessa linfa, circolando, si posa tanto nei petali, anzi ne crea i delicatissimi colori, come sulle punte delle spine e le indurisce affinché pungano bene, come nelle umili radici che si sprofondano sempre più nel terreno. Potessi anch’io vivere la vita ugualmente disposto al compito che la vita mi chiede: comparire e scomparire, abbellirmi e abbruttirmi, accumulare meriti e demeriti, sorridere e piangere, vivere e morire, … purché in ogni cosa non ci sia inquinamento di mio attaccamento o volontà, ma solo l’amore di compiere quella parte che è vera e benefica nel regno di Dio. Foss’anche la spina della rosa, mentre altri miei fratelli ne sono i delicatissimi petali! Che possa dimenticarmi, per accedere al mio senso eterno! Così Gesù si è lasciato tradire, così Giuda ha tradito e Gesù disse: “Si adempiono le Scritture” (Mc 14,49). Che tristezza quando si sente qualche super-devoto che bestemmia Giuda!

L’espressione biblica che maggiormente mi rivela il significato dell’amore verso Dio con tutto il cuore e verso il prossimo come me stesso è nella lettera di Paolo ai Romani. “Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo viviamo per il Signore, se noi moriamo moriamo per il Signore… “ (Rm 14,7-8). Amen!

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