ven 11 Mag 2012 Scritto da Pierinux AGGIUNGI COMMENTO

lettera

Vangelo e Zen

Vangelo secondo Giovanni 17, 1 -11
13 maggio 2012

… “… E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse…”.

La breve citazione dal Vangelo di domenica 6 maggio, sopra riportata, è tratta dalla preghiera che Gesù, durante la cena d’addio (ultima cena), elevò al Padre davanti ai suoi discepoli. Chi, come il sottoscritto, ricorda le ultime parole di suo padre o di sua madre prima di lasciare questo mondo, può immaginare quanto profonda fosse la commozione sia di Gesù, sia dei discepoli. Davanti ai suoi amici più cari, prima di finire il pellegrinaggio terreno Gesù desiderò ardentemente di riprendere dimora dentro il pensiero in cui Dio lo generava e lo custodiva dall’eternità: niente in meno e niente in più. E’, questa, la preghiera che si fa sempre più forte nel cuore di ciascuno di noi, quando il pellegrinaggio terreno si inoltra nell’autunno. Ed è una preghiera entusiasmante, madida della fede che la propria esistenza ha un senso eterno, e che in quel senso è la propria dimora. Purché l’uomo muoia a ogni sua misura di quel senso, e risorga là dove il senso del suo esistere è gratuità e amore. Lo Zen, con le sue frasi incisive, direbbe: La dimora senza dimora! Le rose di plastica hanno solo petali coloratissimi e non hanno spine. Ma la spina, nella rosa che vive, è vera come il petalo.

L’uomo può sempre imbrogliarsi anche là dove dice di volersi liberare. Posso anch’io mistificare quanto detto sopra con quanto sto per dire sotto. Può essere così; ma dico.

Dal 30 maggio al 3 giugno a Milano la Chiesa cattolica celebra il 7mo congresso mondiale della famiglia. Il tema trattato nel congresso è “la famiglia: il lavoro e la festa”. Non c’è dubbio che il tema è attualissimo. La ricerca del lavoro, la sua conservazione, e inoltre la brama di carriera all’interno dell’ambiente di lavoro, tutto questo riduce talmente il tempo dato allo stare in casa, che la casa a sua volta si riduce a dormitorio. A tornare a casa dal lavoro per lo più sono corpi stanchi, disanimati dalla tensione e bisognosi solo di cibo e letto. Così la casa cessa di essere il luogo dove la nostra umanità si rigenera che sono sostituiti dai luoghi di relax a pagamento, anche questi programmati come propaggine del lavoro e non della casa. Molti, infatti, tacciono ai propri famigliari il dove e il come cercano il proprio relax. Senz’altro l’ondata di depressioni che dilaga nella gente, oggi, ha uno dei suoi motivi principali nello spegnimento della gratuità famigliare. Quindi, “Benvenuto” a questo momento di riflessione che è il congresso.

Detto questo, tuttavia in questi giorni mi sento porre da molti questa domanda: Questo congresso, in cui si riuniranno centinaia di migliaia di persone – alla messa col Papa forse un milione e mezzo – che rapporto ha con il recupero dell’anima smarrita delle nostre case? Che rapporto ha la somma ingente che verrà spesa alla venuta del Papa, con l’ansia del fine mese di tante e tante famiglie vittime della crisi economica? Che rapporto tra quei paludamenti dei cardinali, colorati con la carissima essenza di porpora, e le bollette della luce e del gas, che si accumulano inadempiute nei cassetti delle famiglie povere? E che rapporto con le famiglie dove il rapporto sponsale è ferito e geme? E’ a questa domanda che vorrei rispondere senza imbrogliarmi né imbrogliare. Anzitutto riconosco che la domanda freme anche dentro di me. Ciò non ostante, mi offro volentieri a fare da guida per coloro che me lo chiedono, sia per partecipare alla veglia di preghiera e di testimonianza che si terrà sabato pomeriggio 2 giugno, sia per partecipare alla messa la domenica mattina 3 giungo. Ambedue le celebrazioni si terranno all’aeroporto di Bresso, Parco Nord Milano, con la presenza di papa Benedetto XVI.

Sono convinto che il cambiamento di cui tutti avvertiamo il profondo bisogno, quello individuale quanto quello famigliare, passa anzitutto attraverso la conversione personale al pensiero eterno che custodisce il senso vero dell’esistenza di ciascuno di noi. Ce lo predicano tutti i vegetali che rallegrano la superficie terrestre. Herman Hesse afferma che l’albero è il più autentico predicatore. Ogni albero si radica nella vita, grazie le proprie radici. Eppure gli alberi istintivamente si raccolgono in compagnia e formano il bosco, e i boschi formano la foresta. L’uomo è individualità e socievolezza. So che, oggi, nell’ambiente italiano sia civile che religioso è da recuperare anzitutto la dignità personale. Come gli alberi, dobbiamo librarci nel cielo sostenendoci sulle proprie radici. Dobbiamo maturare alla dignità di poter testimoniare la propria convinzione, senza fare la vittima di quella degli altri. Né parlare male degli altri per parlare bene di sé. Dobbiamo crescere a stare in piedi, senza il bisogno del contrafforte degli sbagli altrui. Ciascuno deve ritrovare la propria anima.

Credo che l’autentico recupero della responsabilità personale non lede minimamente il bisogno dell’uomo a radunarsi assieme, soprattutto con chi differisce dal proprio pensiero e dalle proprie scelte di vita. La folla che assieperà l’aeroporto di Bresso il 3 giugno non è la mia priorità, oggi. Ma so che quella messa, dove si radunerà oltre un milione di persone, sarà un momento di profonda commozione per tanti immigrati dalle Filippine, dall’America Latina e anche dall’Italia. Sarà una gioia per quegli sposi che hanno sfidato l’avarizia della nostra situazione economica e sono stati generosi nel trasmettere la vita, eventualmente tagliando vacanze esotiche per aggiungere un altro piatto alla loro tavola. Ne ho conosciuti tanti al confessionale in duomo e intimamente mi unisco alla loro festa. Sarà un momento particolarmente prezioso per i giapponesi cattolici, proprio perché integra la loro tendenza che preferisce il wabi del rito del tè, mentre fuori il vento bisbiglia accarezzando le cime dei bambù. Stare con tanti e restare solo con se stesso! Offrire se stesso agli altri e accogliere gli altri, uno a uno!

Forse quanto ho scritto è più un monologo, rivolto più a me per convincere me stesso a tuffarsi nella folla che gremirà l’aeroporto di Bresso, piuttosto che rivolto agli amici di Vangelo e Zen, i quali sono meno complicati di me. Infatti, molti amano andare a teatro, o agli stadi, oppure amano passeggiare ai Navigli, o anche viaggiare ai templi indiani o giapponesi, gremiti di pellegrini che accendono stecchetti d’incenso o candeline. Nel Paese del Sol Levante, alle feste dette MATSURI, i giapponesi si radunano a nuvole e i turisti occidentali impazziscono a prendere foto coi loro cellulari. Allegramente. Poi ritornano al wabi della loro casetta fra i bambù.

Gesù ritornò al Padre e nel cuore portava tutti.

p.Luciano

Chi vuole aggiungersi al gruppo della Cappellania giapponese di Milano, da me guidato, per partecipare alla veglia e/o alla messa del Papa in occasione del Congresso, mi comunichi via email:

cognome, nome, età, cellulare.

Provvederò io all’iscrizione (gratuita). Oltre quella individuale, è benvenuta la partecipazione di tutta la famiglia! A suo tempo verranno comunicati dove e quando radunarci. Da lì un pullman ci porterà a Bresso.

La prenotazione mi deve essere comunicata entro giovedì 17 maggio. Attendo. Grazie.

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