ven 11 Gen 2013 Scritto da Pierinux AGGIUNGI COMMENTO

In allegato l’ultima lettera settimanale che vi propongo come compagnia in un momento di silenzio e di meditazione. Inoltre vi informo che da domani, 10 gennaio, al 19 gennaio io mi trovo a Marsala (Sicilia) per un impegno di predicazione, richiestomi da quella chiesa che nel passato mi ha ospitato per 5 anni. Era un dovere rispondere di sì. Tuttavia i ritiri di sabato 12 e 19 gennaio si tengono regolarmente. Il primo sarà guidato da Alessio e il secondo da Raoul. Credo sia utile, oltre che piacevole, ascoltare la voce dei giovani. Alessio e Raoul vivono qui in comunità e credo a tutti sia comprensibile che a guidarli e a tenerli qui sia qualcosa di vero dentro di loro. Vi invito a partecipare numerosi. Intanto io vi saluterò gli amici siciliani. p. Luciano

Le giornate cominciano ad allungarsi e tutti noi già presentiamo la bella stagione che si avvicina. Commuove vedere le gemme già ingrossate sui rami degli alberi, a ricordarci che dopo la sosta del freddo tutto rivive.
Nell’Epifania, 6 gennaio, abbiamo ascoltato il Vangelo dei re magi. Alcuni cittadini di un lontano paese dell’oriente – la tradizione dice 3 – scrutando le stelle del cielo compresero quello che i sommi sacerdoti, esperti di Bibbia e di riti liturgici, non poterono comprendere.

Nella domenica 13 gennaio, detta “del battesimo”, abbiamo ascoltato il Vangelo del battesimo di Gesù impartito da Giovanni. Questi era un asceta appena rientrato dal deserto. La scena di Gesù immerso nella corrente con il capo chinato deve risultare impropria e irrispettosa a chi prima di tutto vuole vedere in Gesù la potenza divina, lasciando solo sullo sfondo la fisionomia umana. Molta religione è proprio così: culto di Dio inteso come quel lontano ente che l’uomo vorrebbe essere, ma che purtroppo non riesce a essere. Dio diviene la mistificazione della insoddisfazione dell’uomo. Forse questa è anche la nostra religiosità: preghiamo e meditiamo perché siamo insoddisfatti. Allora, più Dio è pensato trascendente e più ciò dà ragione alla nostra insoddisfazione, la giustifica. Allora nel cammino religioso assume grande valore, e forse l’unico valore, tutto ciò che sa di magico, ossia ciò che è alieno dalla vita quotidiana, come sono i riti e le scritture sacre. Naturalmente noi preti e i guru di ogni religione diventiamo coloro che detengono l’esclusiva dell’accesso al divino. Invece, dice il Vangelo, i sacerdoti del tempio di Gerusalemme non compresero nulla, mentre alcuni di un paese orientale guardando le stelle in una notte buia, compresero e andarono ad adorare un bambino nato nella capanna.

Giovedì 3 gennaio, come di consueto, in duomo ascoltavo le persone che venivano al confessionale per ricevere il perdono o per chiedere un consiglio. Verso le 8 del mattino per quasi mezz’ora venne meno la corrente elettrica e l’immenso vano del duomo cadde nel buio. Era la prima volta che vedevo l’interno del duomo non rischiarato dai fari appesi fra le colonne. Sulle prime un senso di smarrimento; ma subito la penombra lasciò filtrare dalle vetrate la luce diamantina del mattino invernale. Era come se l’alba fosse entrata in duomo. La luce rifratta attraverso le vetrate si posava sulle poche persone in preghiera e sulle cose, facendo fiorire tutto quanto in una miriade di colori. Ma soprattutto mi apparve la familiarità che l’ombra ha con la luce: infatti sembrava che l’ombra contenesse e abbracciasse la luce. Mi è venuto in uggia la luce diffusa dei fari che rende tutto uniforme e uccide il gioco della tenebra e della luce. La luce senza la tenebra appiattisce. Molta educazione religiosa è luce artificiale: può spegnere l’allegria della condizione umana fatta di tenebra e di luce, e ingenerare l’insoddisfazione esistenziale di essere umani. Senza le tenebre, i sapienti venuti dall’oriente a venerare Gesù bambino non avrebbero mai visto la stella!

Ho terminato la lettura di un libro di 700 pagine, che mi rimane uno dei più cari fra i tanti letti. Il titolo è “Bonhoeffer – la vita del teologo che sfidò Hitler” di Eric Metaxas (Fazi editore). Interessante perché conduce a conoscere l’intricato snodo dell’ascesa al potere di un essere umano perfido quale fu Hitler, proprio nel paese amante della filosofia, la Germania. Ma soprattutto mi ha colpito l’umanità del cristiano Bonhoeffer, luterano, legato in amicizia con uomini di tradizione cattolica e anglicana pure profondamente umani. In questo libro la regina che risplende è l’umanità, e non la religione. Soprattutto commuove quanto Bonhoeffer scrisse dopo che il tentativo di uccidere Hitler fallì, da cui conseguì la sua condanna all’impiccagione, insieme con quella di tutti i cospiratori e di molte persone legate a loro. Bonhoeffer era convinto che era volontà di Dio che uomini di fede commettessero il peccato di uccidere il tiranno, perché a volte Dio vuole il peccato. Stauffenberg, prima di collocare la bomba sotto il tavolo di Hitler, aveva pregato in una cappella cattolica. Contemporaneamente in Germania molti che attendevano la notizia della morte di Hitler pregavano ardentemente. La bomba scoppiò uccidendo e ferendo molti, ma Hitler rimase illeso protetto dal metallico piedistallo del tavolo. Tutta la Germania nazista elevò riti di ringraziamento a Dio per aver salvato dalla cospirazione di gente empia il grande Fuhrer e la Gestapo, nel nome del Dio protettore del Fuhrer, continuò a incrudelire su milioni di esseri umani. Dov’è il Dio che premia i buoni e castiga i cattivi?

La fede che Bonhoeffer maturò negli ultimi mesi della sua vita nello squallore della prigione nazista sembra, la fede stessa, coincidere con Dio: la incarnazione di Dio nel destino dell’uomo. La sofferenza dell’umanità è la sofferenza di Dio: non c’è separazione tra Dio e la realtà, e la storia. Imprigionato, quando tutto avrebbe fatto bramare un altrove, scrisse le seguenti testimonianze:
“S’impara a credere solo nel pieno essere aldiquà della vita”.
“Nella fede cristiana è sempre presente la tentazione di diventare religiosi in modo deteriore, barthiano, di usare la fede cristiana come strumento per sfuggire alla vita…”
“…questo io chiamo essere aldiquà, cioè vivere nella pienezza degli impegni, dei problemi, dei successi e degli insuccessi, delle esperienze, delle perplessità; allora non si prendono più sul serio le proprie sofferenze, ma le sofferenze di Dio nel mondo, allora si veglia con Cristo nel Getsemani, e, io credo, questa è fede, questa è metanoia, e così si diventa uomini, si diventa cristiani”
“Nessuno apprende il segreto della libertà se non attraverso la disciplina… solo nell’azione è la libertà…”
“Sulla strada della libertà la morte è la festa suprema”.
Gli ultimi versi dell’ultima lettera che dal carcere scrisse alla fidanzata Maria:

Quando il silenzio profondo scende intorno a noi,
facci udire quel suono pieno
del mondo, che invisibile s’estende intorno a noi, l’alto canto di lode di tutti i tuoi figli.
Da potenze benigne meravigliosamente soccorsi, attendiamo consolati ogni futuro evento.
Dio è con noi alla sera e al mattino,
e senza fallo, in ogni giorno”

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