mar 27 Gen 2015 Scritto da Pierinux AGGIUNGI COMMENTO

Desio 25 gennaio 2015

A Raqqa, Iraq occupato dall’ISIS, 13 ragazzi furono giustiziati in pubblico per aver visto in televisione la partita della loro nazionale. Alla notizia di episodi così violenti e assurdi scatta in noi la reazione: Come mai degli esseri umani come noi hanno potuto compiere atti così terribili? Quelli sono veri terroristi!

Ma la violenza non risiede solo in Medio Oriente o in Africa. Ieri, sabato 24 gennaio, Cremona, la soave città del violino e del torrone, è stata un luogo di violenza tra fanatismi opposti. Nell’una e nell’altra fazione, solo italiani e loro compagni europei. La violenza si dischiude da una idea che al suo nascere può apparire sana e bella, ma che non mette radici nel terreno della realtà e quindi, non conoscendo la misura reale delle cose, svolazza nel vuoto gonfiandosi sempre più di orgoglio, di autosufficienza, di infallibilità. Al punto di giungere a proclamare l’ideale originario, sano e bello, in modo violento e distruttivo. In genere è proprio l’idea di libertà che, ignorando la misura del reale, si gonfia in prepotenza e oppressione.

L’incendio che distrugge una foresta può essere causato da un mozzicone acceso buttato, con disinvoltura, tra le foglie secche del sottobosco. Così alcuni anni fa è bruciata la secolare pineta di Classe, Ravenna. C’è una violenza nascosta che ciascuno di noi può perpetrare, protetto dall’anonimato. Ogni sacchetto della spazzatura buttato lungo la strada è un atto di violenza. Ogni sorpasso a velocità sconsiderata è un atto di violenza. Piccolo sì, ma anche il mozzicone di sigaretta buttato a casaccio è germe di violenza.

Nella storia la religione è stata un terreno fertile per la violenza. Nella religione di cui sono ministro, quella cattolica, ha prosperato per secoli la violenza dell’inquisizione. Oggi è particolarmente l’Islam fondamentalista a seminare violenza, ma ogni religione è sempre scoperta di fronte alla tentazione della violenza, e della violenza più grave, perché ogni religione detiene alcuni assoluti che, perdendo la misura del reale, sono micce pronte per esplodere in violenza. Un atto di violenza lo si compie soltanto se si adora un assoluto. Un ateo, per perpetrare le sue violenze, anzitutto assume comportamenti religiosi. Il comunismo ateo albanese, cinese, o di ovunque, ha decimato gli oppositori elevando il sistema comunista a culto assoluto. I rivoluzionari della libertée, fraternitée, egalitée inventarono la ghigliottina per immolare vittime alla dea ragione la cui statua era stata posta sull’altare di Nôtre Dame. Il capitalismo assurge il profitto a valore assoluto, e gli tributa come culto la sottomissione degli impoveriti. Per perpetrare atti di violenza l’uomo deve prima assurgere a valore assoluto le sue idee, le sue mire politiche o sociali. I mafiosi si ricoprono di immaginette sacre, e ciò non è una finta; anzi, in loro sono segni della religiosità che fa da supporto alla loro violenza.

“Beati i miti, perché erediteranno la terra” (Mt 5,5). Non è tanto la mitezza temperamentale, quella di cui parla la beatitudine evangelica. E’ la mitezza di posizione di vita, di pensiero, di fede, di esistenza. E’ la mitezza di non corazzarsi di assoluti a cui sacrificare vittime. E’ la mitezza di credere senza vedere, sentendo che proprio quel non vedere è beato, purificante, verificante. Del resto, l’esistere è in se stesso la condizione di non vedere Dio. “Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi” (1 Gv 4,12). Se si vedesse Dio, ci si prostrerebbe ad adorare, dimenticando di amarci gli uni gli altri.
Chi vede Dio nel fiore e fa di Dio un assoluto di bellezza, non lo vede più nell’escremento. Chi lo vede così nel bene, non lo vede più nel male. Chi lo vede così nella salute, non lo vede più nella malattia. Chi lo vede così nella vita, non lo vede più nella morte e Gesù, morendo, non avrebbe potuto gridare: “<Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito>. Detto questo spirò” (Lc 23,46). Chi vede Dio nella virtù e ne fa un assoluto, non lo vede più nel peccato e si unirebbe ai Giudei per criticare Gesù che stava coi peccatori.

Papa Francesco, attraverso la sua umanità che non ha corazzato di infallibilità, ci testimonia la fede che non fa dei dogmi essere degli assoluti, ma dei passi di cammino. La chiesa cresce e oggi riconosce ciò che ieri non poteva riconoscere. E, contemporaneamente, sa di non riconoscere ciò che solo domani potrà riconoscere. E ne gioisce!

L’albero di calicanto del nostro giardino, nascosto dal grande albero della magnolia, è in fiore. (cfr meditazione “Il calicanto” in Pensieri di vita pag. 52). Fiori quasi trasparenti e per nulla vistosi. Prima di vedere, ne senti il profumo.

La via della fede, seguendo il profumo di ciò che non si vede. . .

p. Luciano

calicanto

 

AVVISI

  1. Sabato 31 gennaio si terrà il terzo incontro del corso “Il pensiero e la grazia“. Il tema specifico dell’incontro: “Il LUOGO del soggetto nella
    prospettiva dello Zen”. Orario: 9,00 preparazione, 11,00 zazen ed eucaristia, 12,45 pranzo, 14,00 – 16,00 relazione di Marcello Ghilardi; pausa,
    16,45 – 18,00 riflessione comunitaria.
  2. Sabato 7 febbraio: ritiro del primo sabato, con inizio alle 05,00 e termine alle 17,00 (possibile venire la sera di venerdì e pernottare).
  3. Ricordo la possibilità di un breve ritiro ogni domenica: 10,30 zazen, 11,10 eucaristia.
  4. Un invito per gli amici di Parma e vicinanze: Martedì 10 febbraio, presso i Missionari Saveriani V.le San Martino 8, Parma, testimonianza sulla spiritualità famigliare nella tradizione buddista (Zen) tenuta da Kengiro Azuma. (ore 20,30)

Grazie. p. Luciano

 

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