ven 7 Apr 2017 Scritto da Pierinux AGGIUNGI COMMENTO

Venerdì 31 marzo, papa Francesco visita i bambini ciechi del Centro Regionale Sant’Alessio, Roma. Una bambina, con le mani, tocca il volto di papa Francesco che non può vedere con gli occhi. La bambina sorride. Papa Francesco sorride.

E’ possibile rivedere la scena quì.


Desio, Vangelo e Zen, 5 aprile 2017

Titolo insolito per una lettera pasquale! Titolo fuori posto, dopo aver ammirato, sopra, la scena
commovente di un vecchio papa e di una bambina cieca che si accarezzano! Eppure consequenziale, attuale, in questo nostro oggi.

Ho udito questa espressione, insolita per una lettera pasquale, alcuni giorni fa dalla bocca di una maestra di Yoga che spiegava a un gruppo di anziani, fra cui il sottoscritto, che il vero Yoga è toccare la realtà senza filtro frammezzo: accarezzarla e lasciarsi accarezzare. Del tutto lontano dallo Yoga commerciale e illusorio che è forzare la natura a bloccarsi in un proprio compiacimento: uno Yoga che impedisca di accettare e amare le rughe quando è il tempo delle rughe, di accarezzarle e di lasciarsi accarezzare.

Oggi il profilattico è diventato cultura. Se ne parla nelle scuole superiori, lo si distribuisce gratuitamente al carnevale di Rio de Janeiro, lo si può comperare con pochi soldi ai distributori automatici posti all’ingresso delle farmacie. Una mamma mi ha confidato che il sabato sera ne mette una confezione nella tasca dei blue jeans di suo figlio, “affinché non mi combini guai!”, aggiunse. Sembra che nulla accada; invece accade un cambiamento enorme. E’ sovvertita l’esperienza dell'”intimità”: l’intimità tra donna e uomo, l’intimità tra l’essere umano e la natura.

La cultura del profilattico trattiene l’essere umano in una permanente anticamera della sua più profonda e bella maturazione. L’essere umano non matura a saper decidere, accettare, amare, perché lo strascico di qualche riserva lo disturba. Rimane come un frutto cresciuto nella penombra che, per l’intercettazione dalla luce e del calore, non matura al suo profumo e al suo sapore. Il sapore e il profumo dell’amore maturano là dove il rapporto donna – uomo è reciproca fiducia fino in fondo, è comunione corpo a corpo – cuore a cuore. Dal darsi e dall’accogliersi fino in fondo, il rapporto dal fondo rimbalza nella vita come l’onda dal seno del mare. Rimbalzando, crea forma, novità, vivacità, ardore, fantasia. Si genera l’arte.

Dove non c’è sapore, profumo, colore, non c’è arte. Questa maturazione senza riserve è il terreno estatico, direi anche estetico, dell’umano. Il profilattico trattiene l’uomo nella sua mascolinità e la donna nella sua femminilità. Trattiene l’uomo al livello industriale, commerciale. Trattiene ciascuno imbrigliato dentro sé stesso. Questo trattenersi sta diventando cultura, è diventato cultura. Non è più l’estasi dell’offerta di sé all’oltre sé che è l’altro.

Immaginiamo che un giorno diventi cultura deglutire il cibo e la bevanda con il sondino. In parte i liofilizzati sono già l’inizio di questo accadere così. Allora la nostra bocca non conoscerà più la carezza della mela renetta che si sfarina tra i denti, accarezzando la lingua e il palato. Avremmo perso l’esperienza dei sapori e dei profumi. Sarà un cambiamento enorme.

In certe zone delle metropoli giapponesi ho visto i ragazzi andare a scuola con la mascherina. Probabilmente seguivano l’ingiunzione data dalla scuola stessa: tutti con una mascherina bianca al posto del naso e del labbro superiore. Vedo spesso scene simili quando il telegiornale mostra la città di Shangai e altre metropoli del mondo. Tra il corpo umano e l’aria, il profilattico di una mascherina. L’uomo va disimparando l’esperienza della brezza che accarezza il suo volto. La vittima del profilattico è il tempo. Il tempo, trattenuto, non può scorrere a celebrare la sua ricca gamma di emozioni umane. Il profilattico impedisce al tempo di scorrere nelle stagioni. Il tempo resta uguale, ripetitivo e, credo, monotono. Che cosa ha da dare un amplesso con un profilattico tramezzo?

Si può vivere tutta la vita senza mai toccare la vita corpo a corpo, cuore a cuore. Tra la vita e sé, il profilattico. Che monotonia un rapporto donna – uomo senza che nulla di nuovo avvenga! Senza la sorpresa della meraviglia! Ricordo la mia prima messa e la settimana che la precedette. Ero come in una agitazione pacifica: sentivo che tutto mi stava cambiando e che io cambiavo mentre tutto mi stava cambiando. Toccavo corpo a corpo, cuore a cuore, che io stavo finendo e che io stavo incominciando. Toccavo il vecchio e il nuovo. Sentivo la potenza del flusso del tempo, tutta dentro l’attimo in cui fu letto il mio nome a presentarmi per l’ordinazione, e io risposi: “Eccomi”. Un’esperienza simile, che regala un affetto sviscerato all’esistenza e alla vita, non è data a chiquell’attimo non l’ha atteso, invocato, temuto, inumidito di gioia e di tremore. La convivenza regolata con il profilattico sacrifica quella prima celebrazione dell’amore, corpo a corpo, cuore a cuore, della prima notte dopo aver pronunciato il SI’ davanti a Dio e a tutto l’universo. Mentre dev’essere entusiasmante nel corpo e nello spirito quando l’uomo e la donna si abbracciano, senza remora frammezzo, sentendo che tutto l’universo li benedice. Sentendosi in comunione con gli alberi che, affidandosi senza remora al cielo e alla terra, dischiudono bellezza e maturano dolcezza.

Un grave problema dell’umanità oggi è la sovrappolazione, da cui la povertà e la fame. Il profilattico appare la soluzione a portata di mano. E’ una soluzione, ma pagando il prezzo dell’avvilimento. La violenza sessuale delle cronache quotidiane ne è una prima conseguenza. Gli adolescenti e i giovani sovente sanno della sessualità solo l’uso industriale, commerciale, ma non ne conoscono l’armonia delle stagioni. Non sanno che la sessualtà matura e, maturando, si insapora e si profuma.

L’uomo profilatizzato non conosce il vigore che fa attraversare le difficoltà della vita senza un continuo far ritorno indietro. Se la metà delle coppie oggi divorzia o si separa o si fa reciprocamente del male, è il segno di uno svigorimento nei rapporti umani. Qualcosa è perduto. Qualcosa di molto prezioso. E’ perduto il profumo e il sapore del rapporto. “Cristo fu risuscitato… così che anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Rom 6,3-6). E’ Pasqua! L’abitudine potrebbe portarci via questo momento di grazia: potremmo festeggiare la
risurrezione senza risorgere.

“… camminare in una vita nuova!” Eccomi! E’ Pasqua.

p. Luciano

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