dom 6 Mag 2018 Scritto da Pierinux AGGIUNGI COMMENTO

Vangelo e Zen, Desio, 20 aprile 2018

“Se musulmani e cristiani muoiono assieme,
anche possono vivere assieme” (Suor Leonella)

Sabato 26 maggio, nella cattedrale di Piacenza sarà riconosciuta beata suor Rosa Sgorbati, familiarmente chiamata Leonella, forse perché trascorse oltre la metà della sua vita, dal 1972 al 2006, nella terra dei leoni, Kenya e Somalia. A Mogadiscio aprì una scuola per la formazione di giovani somale alla professione di infermiere specializzate. Il clima in Somalia era caotico e violento, ma suor Leonella non si lasciò prendere dalla paura. “La scuola ha aperto nel 2002, con l’operato di suor Leonella. Le prime 34 infermiere si sono diplomate nel 2006, certificate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, poiché la Somalia è priva di governo dal 1991… (suo Leonella) il 17 settembre è stata uccisa a colpi d’arma da fuoco all’esterno dell’ospedale pediatrico, assieme alla guardia del corpo” (da Wikipedia). Suor Leonella e la sua guardia del corpo Mohamed Mahamud, padre di quattro figli, avevano lavorato assieme e morirono assieme.

Suor Leonella nacque nel 1970 in un villaggio della Val Tidone, Piacenza, che fu anche la mia terra natale. I valligiani della Val Tidone, anche quelli che per lavoro scendono in città, vivono un rapporto familiare con le colline sui cui pendii sorge la loro casa e spendono le ore di tempo libero, che il lavoro professionale permette, per curare un orticello, un piccolo vigneto e qualche albero da frutta. L’uomo coltiva la terra e la terra coltiva nell’uomo l’affetto alla vita. Le culture e le religioni dividono, anche contrappongono; la terra unisce. A tutti ricorda che da lei, dalla terra, sono nutriti e a lei, alla terra, tutti affideranno le proprie spoglie a fine cammino: tutti fratelli e sorelle.

Da http://leonellasgorbati.blogspot.it/p/la-vita.html traggo alcune frasi che evocano il martirio di fraternità compiuto da suor Leonella in terra somala.

“Era domenica, un ordinario giorno della settimana, in terra somala. Suor Leonella, come al solito, uscì presto per recarsi alla scuola per infermieri; le sorelle erano rimaste a casa, perché avevano lavorato il venerdì, sostituendo il personale musulmano che celebrava il giorno festivo. Il percorso era breve, ma rischioso, così pericoloso che per compierlo era necessaria una guardia del corpo. Si trattava di lasciare il villaggio SOS, attraversare la strada, ed entrare nella sede della scuola: pochi metri che – in altre parti del mondo – sarebbero stati un dettaglio insignificante, ma non lì, a Mogadiscio.
Alla fine delle lezioni, Suor Leonella uscì dall’edificio, sorrise a Mohamed, che la stava aspettando per accompagnarla e proteggerla, e si avviò verso casa. Dopo pochi passi, forse cinque metri, si udì uno sparo: un proiettile aveva raggiunto la sorella.  La guardia cercò di reagire, ma anche lui fu colpito… La gente che si trovava sul luogo la prese e la portò dentro l’ospedale… Lì trovarono un via vai febbrile di infermiere e dottoresse che tentavano in tutti i modi di salvarla con ossigeno e trasfusioni, mentre gli studenti offrivano il loro sangue… Suor Gianna Irene ricorda: “Non c’era segno di paura o di tensione, nemmeno ansia, ma una grande pace si vedeva che voleva dire una cosa importante che le stava a cuore e con un fil di voce  disse:“Perdono, perdono, perdono”.

Migliaia di somali furono vittime dell’invasione italiana, dal 1989 alla seconda guerra mondiale. Suor Leonella e altri italiani, laici e religiosi, hanno dedicato la loro vita a ricomporre il rapporto umano. E gli studenti musulmani offrivano il loro sangue per salvare la loro insegnate cristiana, suor Leonella.

Il 23 marzo scorso a Trèbes, Francia, Arnaud Beltrame, tenete della Gendarmeria nazionale francese, gridò al terrorista che teneva in ostaggio una donna: “Lascia andare lei e prendi me!”. Interpretò il suo ruolo di gendarme fino a offrire la vita per salvare un cittadino in pericolo. Gravemente ferito dai colpi d’arma da fuoco del terrorista, alcune ore prima di morire ha celebrato il matrimonio religioso con Mirelle, la donna che amava. Chiese anche di essere unto con l’olio d’oliva per varcare la soglia della vita senza alcun rancore.

E’ doveroso fare memoria di questi nostri fratelli in umanità, che hanno vinto la cultura della paura, liberi anche davanti alla morte, e che morirono perché liberi. E’ bello fare memoria che siamo nobili!

p. Luciano Mazzocchi

 

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