Ven 13 Mar 2020 Scritto da Pierinux AGGIUNGI COMMENTO

Carissimi, ancora una lettera, “sull’orlo dell’impotenza, il sentore della libertà… 3”, ascoltando la richiesta di molti che mi chiedono, in questo momento di isolamento, di intensificare questo piccolo servizio, per loro prezioso. Le mie scuse a chi invece potesse risultare di disturbo. Vedi allegato.

1) 13 marzo. Al telefono una voce femminile: “Sono medico. L’ultimo nostro incontro circa dieci anni fa, nella chiesetta dietro il Duomo. Leggo sempre le sue lettere. Nell’ultima scrive che tutti gli incontri Vangelo e Zen sono sospesi, ma che accoglie chi vuole farle visita in forma privata. Le telefono per chiederle di evitare anche le visite private. Glielo raccomando come medico, ma anche per il beneficio che ricevo dalle lettere…. “.

Gentilissima Dottoressa: Grazie! Ascolto la raccomandazione e fino al 3 aprile (o oltre se necessario) interrompo il mio servizio in San Babila continuato fino al 12 marzo. Anche il cellulare riposa: accoglie eventuali telefonate nello stesso orario del servizio in San Babila: 16:00 – 18:00. Ogni sera mi premunisco di rispondere ai messaggi email.

Vicini soprattutto agli anziani che finiscono il viaggio della vita, vicini ai bambini che nascono e alle loro mamme che devono trattenersi dallo stringerseli al cuore, vicini agli operatori sanitari – a quelli dell’igiene pubblica – ai profughi siriani … Con la preghiera, con il silenzio, con qualche lettera… nella distanza che ci fa sentire vicini…  

2) Il 5to incontro del corso su Ildegarda del 21 marzo è cancellato. In cambio gli iscritti riceveranno il link della registrazione-video che la relatrice Marie Noelle ci farà avere. Qualora qualcuna/o non iscritta/o volesse ricevere il link, lo comunichi via email alla segreteria: <giovanna48colombo@libero.it>. Viene richiesto via bonifico il consueto contributo per la partecipazione sporadica, che sarà devoluto alle spese della registrazione e altro. IBAN: Credito Valtellinese: Vangelo e zen  IT79R0521601631000000002353

3) La febbre e il soffocamento hanno accompagnato nelle misteriose braccia di Dio un caro confratello della comunità di Desio, p. Enrico, fino all’ultimo dedito alla sua missione sacerdotale missionaria. Laureato in filosofia alla Statale di Milano, i suoi passi e le sue considerazioni prendevano forma nel dialogo tra fede e ragione. “Credo et intellego: credo e ragiono”: diceva Tommaso d’Aquino. Tra fede e ragione, quella ”e” che congiunge e tiene separato, lascia comprendere e cela, altrimenti il polmone della vita non ha più il vuoto per continuare a respirare. P. Enrico: GRAZIE! REQUIEM!

p. Luciano


sull’orlo dell’impotenza, il sentore della libertà… 3

…per annullare la distanza proprio mentre la stiamo tenendo.

“Curiosamente ieri più persone, da Bologna, mi hanno mandato un sonoro delle campane delle sette di sera, come per propagarlo, per annullare la distanza proprio mentre la stiamo tenendo”. Così scrive Gabriele Romagnoli in “La prima cosa bella di giovedì 2020- Repubblica”. Oggi ho ascoltato già due volte il concerto delle campane che annula le distanze mentre le stiamo tenendo. Mi ha ricordato anche il concerto delle campane di Desio che, come mi disse uno degli ultimi campanari desiani, attira fan di campane fino dall’Australia.

Molti strumenti musicali chiedono uno spazio chiuso per non disperdere la delicatezza del loro suono, le campane vogliono invece l’ampiezza del cielo. Mentre il suono del violino come quello del pianoforte è sempre una combinazione dello strumento e del violinista o del pianista, il suono della campana è tutto della campana. La campana incute timore e vuole la distanza, altrimenti il timpano dell’orecchio potrebbe rimanere leso. Gelosa; tuttavia suona per tutta la città. Individualità austera su alti campanili, e abbraccio panoramico di tutto il villaggio.

Il suono delle campane effonde in tutta la parrocchia o rione la gioia che straripa dal cuore di due giovani che hanno appena detto il loro sì, come pure la contenuta mestizia per la morte di qualcuno della comunità. Al sopraggiungere della sera, le campane chiamano le persone a far ritorno alla propria casa. Le campane della sera hanno un chè di materno. Mia madre le chiamava le campne dell’Ave Maria.

L’atmosfera oggi, 12 marzo, a Milano è stata surreale. La vita sopravvive solo frammentata negli individui ritirati nelle loro paure. La vita non è più flusso e le gocce sparse qua e là temono l’essicamento. Ho aperto il link della prima cosa bella di giovedì 20 marzo 2020 (riportato sotto) e ho ascoltato il concerto delle quattro campane della cattedrale di Bologna. Ogni campana ha il suo suono, la sua individualità, e il nome del suo ruolo: piccola, mezzanella, mezzana, grossa… Mi sono fermato a contemplare i quattro giovani campanari che roteavano ciascuno la propria campana. Quando è la mano dell’uomo che tira il battacchio per farlo battere, il suono sa di pomodoro fatto maturare con degli stimolanti. In questo caso si parla di scampanio e non di concerto di campane. Le campane sono usate. Vino innafiato! I quattro giovani campanari semplicemente trattenevano la campana roteata verso l’alto per lasciarla poi cascare e roteare nel vuoto, libera nella sua spontanea individualità, diffondendo dappertutto il suo suono netto e robusto. Riflettevo sulla situazione in cui siamo ridotti e mi chiedevo come mai il flusso della vita, oggi, è mortificato proprio là dove l’uomo fino a qualche mese fa ha celebrato il suo più eccellente progresso industriale? Cos’è che è andato nel verso sbagliato? Che sia perché adesso molti non hanno più il tempo di fermarsi ad ad ascoltare il suono delle campane, e preferiscono ascoltare musica con cuffiette agli orecchi mentre frettolosamente corrono? Ma dove corrono? Che sia proprio questo nostro progresso l’utero cancrenoso dove s’è prodotto il virus che ora lo mortifica? L’idea di progresso che ci ha guidati è quella dell’accumulo di potere economico, politico e militare. Brama del dominio. Il suono robusto e delicato della campana si dà dall’armonica proporzione dei suoi elementi. Dal vuoto e dal pieno, la sua vigorosa e delicata vibrazione.

Il coronavirus sta azzerando molto del pieno su cui fino a ieri abbiamo basato le nostre sicurezze. Questo momento è arrivato dal passato che noi abbiamo vissuto. E’ il suo momento, è il nostro momento. Viverlo annullando la distanza tenendola è lo zazen reale, è la quaresima reale. L’errore sarebbe riempirci di più meditazioni e di più preghiere per sfuggire questo momento. Un giorno, ci scopriremo tutti più poveri. E più liberi. “ Si è fatto povero per arricchirci della sua povertà” (2Cor 8,9). La nostra povertà in concerto! Din, don, dan!

Togliamoci le cuffiette dagli orecchi e ascoltiamo il concerto del pieno e del vuoto delle campane della cattedrale di Bologna. L’armonia! Di nuovo un GRAZIE alle operatrici e operatori della sanità che non hanno il tempo per scrivere lettere! p. Luciano

https://rep.repubblica.it/pwa/rubrica/la-prima-cosa-bella/2020/03/12/news/ la_prima_cosa_bella_di_giovedi_12_marzo_2020-250984611/

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