Dom 28 Feb 2021 Scritto da Pierinux AGGIUNGI COMMENTO

“Il regno di Dio è in mezzo a voi” (Lc 17, 21)

Ho partecipato on line – eppure cuore a cuore – all’Eucaristia di riconoscenza e di augurio di pace per l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci. Altrove e altrimenti, la stessa venerazione ed augurio per l’autista Mustaphà.

Nella vita, in cui si susseguono smarrimenti e paure, giungono alcuni momenti in cui tutto quanto è buio e mediocre si dilegua e, puro e sublime, il Regno di Dio si fa presente in mezzo a noi. Il Regno di Dio è “giustizia, pace e gioia nello Spirito santo” (Rm 14. 17).

Cose meravigliose accadono attraverso le persone semplici che ci stanno accanto, del tutto simili a noi. Giovani della nostra stessa terra, della nostra stessa cultura, giovani come tutti gli altri giovani, i quali lungo il sentiero della loro quotidianità hanno dischiuso l’alba del Regno di Dio, di quel regno che noi, nel buio e nella mediocrità, collochiamo in un irraggiungibile altrove, incatenato da elucubrazioni mentali.

“Il regno di Dio è in mezzo a voi”, disse Gesù.

Luca, un giovane cristiano cresciuto nei nostri oratori brianzoli, e Zakia, una giovane musulmana del Marocco, hanno infranto la barriera che separa le religioni e le etnie, e rimasero semplici, e rimasero se stessi. La barriera che contrappone religioni e culture fu infranta e nacque una famiglia, testimone dell’alba del Regno di Dio che realmente avviene. Dal loro affetto semplice sbocciarono tre fiori: nuova gioia del Regno di Dio che realmente avviene. Sposi, Luca cristiano e Zakia musulmana, si dedicarono a ciò che è più sublime delle religioni, per cui vi sono le religioni: a promuovere l’avvenire del Regno di Dio che è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo, nei luoghi dove in apparenza è ancora notte fonda. Alla notizia dell’uccisione, l’arcivescovo Delpini ricordò Luca così: “È stato ucciso un uomo buono, un diplomatico competente, un giovane intraprendente… il suo passato in oratorio, la sua educazione nella comunità cristiana, le radici della sua scelta professionale in una considerazione della fraternità universale che nella sua stessa famiglia si è realizzata… . Sublime normalità!”.

Il carabiniere Vittorio, rinviate le nozze con Domenica, la giovane che amava e da cui era amato, e dalla casa che aveva già predisposto per accoglliervi la futura sposa e con lei i loro futuri figlioli, senza il lamentio che connota tutti noi per il disappunto procurato dal covid, si recò in missione in un paese lontano dalla sua amata e dalla sua terra. Nel momento cruciale non ricorse all’arma, ma protesse l’ambasciatore Luca con il suo corpo. Fu ucciso. Al termine del rito funebre di stato celebrato nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, un giovane carabiniere collega di Vittorio elevò la preghiera del carabiniere:

“Dolcissima e gloriosissima Madre di Dio e nostra… suscita in ognuno di noi l’entusiasmo di testimoniare, con fedeltà sino alla morte,
l’amore a Dio e ai fratelli italiani”.

Cose meravigliose accadono attraverso le persone semplici che ci stanno accanto, del tutto simili a noi. Il Regno di Dio avviene.

Negli anni 1982-84 un neolaureato dottore in medicina, Carlo Urbani, frequentava ad Ancona gli incontri di spiritualità missionaria presso i Missionari Saveriani che a me spettava organizzare. Carlo partì, missionario del dono della salute, per le terre desolate dell’Indocina. Il 28 febbraio 2003, in Vietnam, nuovo luogo della sua volontaria missione, il Dott. Carlo diagnosticò in un paziente il germe dell’aviaria e lanciò l’allarme all’OMS, salvando così molte persone. Ma il germe aveva colpito il giovane dottore, il quale morì a Bangkok dove era volato per salvare altri. Il suo testamento: la sposa e i tre figlioli. Ai medici accorsi al suo capezzale disse di prelevare i tessuti dei suoi polmoni, per analizzarli e utilizzarli per la ricerca. Morì il 29 marzo 2003 a 47 anni.

Il Regno di Dio avviene veramente!

15 aprile 2011: nella Striscia di Gaza viene ucciso un volontario per la pace, Vittorio Arrigoni, trentasettenne. Brianzolo come l’ambasciatore Luca, Vittorio dedicò la sua vita alla nascita di due stati liberi, fondati sui reciproci diritti, là dove da anni si trascinava il conflitto tra i palestinesi autoctoni e gli israeliani rientrati dalla secolare diaspora. Vi si dedicò fino alla morte. Anche lui, un giovane della stessa nostra terra, un giovane come gli altri. “Restiamo umani!”, il suo vangelo.

Nella trasmissione dal titolo “Congo: tragico attacco” (TG2 Post del 22 febbraio) il giornalista del Corriere della sera Maurizio Caprara e Andrea Margelletti presidente del Centro Studi internazionali hanno espresso riflessioni, fra cui alcune che condivido profondamente. A modo mio le riassumo così: Non dobbiamo chiamare “eroi” coloro che come Luca e Vittorio fanno scelte così coinvolgenti, fino al sacrificio della vita. Li chiama “eroi” l’astuzia della nostra codardia che, in questo modo, allontanandoli da noi, ci evita il disturbo di confrontarci con loro. In realtà quelli che chiamiamo eroi sono giovani normali che si sono domandati cosa possono fare per un mondo giusto, bello e nella pace. Sono semplicemente giovani normali, e sono molto di più di quello che noi pensiamo. Non sono qualcosa di più di noi, ma siamo noi a essere qualcosa di meno di loro. A noi soddisfa limitarci a cercare e punire i colpevoli dell’accaduto. Compito ovviamente doveroso! Ma così continuiamo a considerarli soltanto come vittime della cattiveria di altri, ben lontani da noi. Ma essi, anche nella morte, furono se stessi, il loro proposito, il loro ideale, la loro preghiera:

“Dolcissima e gloriosissima Madre di Dio e nostra… suscita in ognuno di noi l’entusiasmo di testimoniare, con fedeltà sino alla morte …”.

Un giovane carabiniere ha chiesto di partire per il Congo ereditando la missione già di Vittorio.

Chinando il capo…!

p. Luciano

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