Dom 27 Nov 2022 Scritto da Pierinux AGGIUNGI COMMENTO

Sabato 19 di questo mese, sulla piattaforma 3 della stazione di Vicenza, aspettavo il treno regionale che mi avrebbe riportato a Milano. Un giovane seduto su una carrozzella a motore elettrico attendeva di fianco a me. Vigorosa la parte superiore del corpo, aveva le gambe non completamente sviluppate e alquanto contorte, e subito la scena mise in moto il mio zelo sacerdotale a salutarlo amorevolmente e rivolgergli una parola di conforto. “E’ stato un incidente a costringerti in carrozzella?”. “Non è stato alcun incidente! La mia mamma mi ha fatto così, e non mi manca nulla. Mi ha fatto bello, non è vero?”, rispose. Il mio zelo sacerdotale di volergli dire una parola di conforto si trovò in braghe di tela. Espressione colorita, questa, nata proprio in terra veneta. Nel mentre, in silenzio ammiravo il volto composto e sereno di quel giovane.

“Il mondo sta scoprendo i valori positivi dell’ateismo”. Così scrive Raimon Panikkar1 (1928- 2010), filosofo, membro dell’UNESCO per il dialogo interculturale, sacerdote cattolico. L’affermazione di Panikkar sui valori dell’ateismo, trattandosi di un sacerdote, sulle prime risuona dissacrante; eppure, a una riflessione seria e non prevenuta, non vi si può contraddire. Quanta disumanizzazione abusando del nome di Dio! Non ostante l’antico comandamento: “Non nominare il nome di Dio invano”, noi ricorriamo troppo spesso e facilmente a quel nome come rifugio delle nostre inadempienze. Le sicurezze religiose come rifugio, prima o poi, allo scontro con la realtà si ritrovano in braghe di tela. Perdono la potenza della convinzione. Panikkar scrive: “I valori religiosi, presentati troppo spesso senza un riferimento sufficiente con la totalità del mistero, sembrano rimedi ingannevoli e mediocri, validi solo per mentalità immature e poco evolute”2.

Il dissacrante teologo R. Panikkar nutriva un vero e profondo rispetto verso una veggente, una donna del popolo, Angela Voltini (Pavia)3, nelle cui visioni e messaggi riconosceva il palpito della vita non addomesticata al bavaglio delle categorie mentali, scontate e tranquillizzanti. L’ateismo, quello dei valori positivi, è intimo alla natura stessa della vita, la quale resiste ai compromessi orchestrati dalla mente per accomodare la realtà dentro misure alla portata della mente stessa. Solo dal pudore di non accomodare alla propria misura, la mente umana può aprirsi all’immisurabile senza profanazione. L’immisurabile, visitato senza profanazione, risponde svelandosi alla vita senza ferirne e senza umiliarne la condizione della finitudine che le è propria, ma facendo vibrare ciò che è finito nell’immensità dell’infinito e punteggiando l’infinito di punti finiti come un cielo notturno costellato di stelle.
L’ateismo dei valori positivi dice anche il pudore di Dio, l’incommensurabile, verso la misura finita in cui sussiste l’uomo. Il finito e l’infinito in dialogo dialogico, creativo, dice Raimon Panikkar; ossia dialogo in cui il finito della creatura dota di finito l’infinito del creatore e l’infinito del creatore dota di infinito il finito della creatura. Dio si fa figlio dell’uomo e l’uomo figlio di Dio, senza profanazione. Questa creativa relazione ci fa riscoprire il titolo con cui Gesù soleva presentarsi alle sorelle e ai fratelli umani: “Sono il figlio dell’uomo”. La riduzione dell’umanità di Gesù a inferiore in confronto alla sua natura divina ha svigorito la sua potente dignità cristica, al punto che alcuni canti natalizi lo vogliono consolare perché la notte che è nato nella stalla faceva freddo, mentre migliaia di bambini sopportano il freddo sotto le bombe della crudeltà umana, nel buio, piangendo in silenzio.

Oggi non è il discorso su Dio che manca; manca il discorso sull’uomo, dell’uomo. Il nome stesso di Dio sulla terra fu pronunciato la prima volta quando un mammifero evolse in uomo dotato di quella profondità interiore che chiamiamo coscienza. L’umanità ha partorito Dio nel tempo e Maria ne è il simbolo per eccellenza. Orbene, la coscienza umana custodisce una voce che nulla riesce a relegare nel silenzio, un raggio di luce che nessun nirvana può spegnere. Davanti al neonato di dieci giorni distrutto dai ruderi della clinica che doveva proteggerlo, a sua volta distrutta dalla disumanità, non ho che questa voce radicata nel mistero del mio essere che grida giustizia, pace e gioia per quel neonato. Come? Non lo so e non m’interessa. So solo che dentro di me quel grido non si spegnerà mai. Con quel grido nel cuore, Etty Hillesum, ad Auschwitz, con la sua preghiera aiutava Dio a fare la parte di Dio.

I nostri incontri mensili, di cui allego il libretto-volantino e la locandina, iniziano con la pratica del silenzio (Zazen), continuano approfondendo la conoscenza dell’uomo sulle tracce della visione cosmoteandrica di Raimon Panikkar, e si completano nella celebrazione eucaristica in cui lo Spirito, la materia del pane, del vino e di alcune gocce d’acqua, e l’uomo celebrante attuano la comunione eucaristica.
p. Luciano


1 R. Panikkar, Visione trinitaria e cosmoteandrica, p. 122, Jaca Book, 2010
2 ibidem
3 “Visione mistica – Raimon Panikkar dialoga con Angela Voltini”, Jaka Book, 2016

Nessun tag per questo post.
categorie: In evidenza, lettere

Lascia una risposta