Ven 17 Mar 2023 Scritto da Pierinux AGGIUNGI COMMENTO

La stella del mattino – cammino religioso Vangelo e Zen

Milano, 17 marzo 2023

In tempi convulsi come gli odierni, il declamare e ancor più il comporre uno haiku ha il valore di una pratica religiosa che purifica e rinvigorisce l’anima. Lo haiku? Evoco una breve presentazione che scrissi ad amici come prefazione ad un’opera sugli haiku da loro curata.

“Lo haiku è un grido di commosso stupore che invade il viandante umano a sorpresa quando posa il suo sguardo su un dettaglio del tutto, la sua solità umana a tu per tu con la solità di un effimero dettaglio, e lì il giubilo di un intimo incontro. Il grido esplode per lo stupore, e subito lo stupore stesso lo mozza nel silenzio, affinché lo stupore non si disperda nel rumore delle parole, ma pervada come la fragranza di un vino scelto dei colli italiani”[1].

Concretamente lo haiku è un brevissimo componimento di 5, 7, 5 sillabe, in cui Bashō e altri poeti e monaci giapponesi hanno infuso emozioni in pura essenzialità; come quando, dopo un lungo inverno nevoso, ci si imbatte nella prima primula che sbuca dalla neve e sorride al tenue sole di febbraio. Ovviamente ogni poesia svolge la stessa funzione di uno haiku, e anche ogni preghiera; ma spesso poetando e pregando si abbonda in parole a scapito dell’essenzialità e le tante parole disperdono l’emozione. Gesù ha ammonito: “Quando pregate non sprecate parole come quelli che pensano di essere esauditi a furia di parole!” (Mt 6,7). Lo haiku mette veramente alla prova: in 5 – 7 – 5 sillabe si devi contenere l’esperienza di un attimo immenso, ricorrendo all’espressione cara a Nietzsche per dire la sorpresa alla prima primula che sbuca dalla neve.

Il declamare e ancor più il comporre lo haiku ha il valore di una pratica religiosa che purifica e rinvigorisce l’anima. Lo haiku non è un prodotto della mente, indotto o dedotto tramite ragionamenti; ma scaturisce immediato da incontri che la vita offre. Diremmo, è suscitato dalle sorprese della provvidenza divina. Ed occorre un occhio limpido e un orecchio silenzioso per non passare sopra a ciò che accade semplicemente bisbigliando che già non cambia nulla. Lo haiku, come ogni preghiera e ogni poesia, germoglia dalla fede, quella che vigila attenta senza vedere.

All’improvviso si dà un accadimento, un fatto o una situazione. La mente balza in piedi e sistema l’accaduto dandogli il suo nome comune, quello riportato sui vocabolari. Tuttavia c’è un senso più fine della mente, un senso quasi spirituale, che si sgancia dalla regia della mente e pone lo sguardo su un dettaglio della scena globale, su un elemento solitario che la mente non ha notato e scatta una vibrazione che congiunge il senso fine quasi spirituale dell’uomo e l’elemento solitario. Un attimo immenso che, spogliato di ogni pur minimo sovrappiù, si offre in 5 – 7 – 5 sillabe: lo haiku!

La via dello haiku è la via del limite. Sì, solo conoscendo e osservando il limite che custodisce la propria identità, matura il senso fine, quasi spirituale, che qualifica la sensibilità di ciascuno, dotandola di un tocco unico, personalissimo. E’ il patrimonio della propria identità. Dalla dispersione dei social e di quant’altro della moda del momento, solo genericità e monotonia. Alcune tragedie di questi giorni feriscono profondamente l’anima umana. Sono le tragedie di bambini che annegano in mare e di adolescenti che trovano la morte sulla strada. Ogni tragedia  ferisce l’anima, ma nella morte di bambini e di adolescenti l’umanità vede morire se stessa, il suo futuro. Riflettere è doveroso. Perché la vita appena sbocciata è lasciata perire in mare? Perché i boccioli non possono dischiudere i loro petali? Perché gli adolescenti e i giovani muoiono per incidenti stradali nelle notti inoltrate del fine settimana? Cosa non è stato trasmesso loro che li lascia così labili a se stessi?

Limitless sta scritto con caratteri di un metro sulle vetrine del negozio prospiciente la fermata dell’autobus 94 che mi riporta a casa dopo il servizio liturgico nella chiesa di San Babila. “Limitless – Senza limiti!”: risuona come libertà illimitata, e invece non c’è libertà perché non c’è nessun sé personale che metti in atto la sua libertà. C’è invece andazzo generico, del tutti fanno così, e che mette in fila davanti al negozio dove acquistare l’ultimo prodotto degli spot commerciali.

La pratica dello Zazen e l’ascolto personalizzato del Vangelo sono una scuola che educa al senso fine, quasi spirituale, che è il terreno della preghiera, della poesia, dello haiku. Negli incontri di universitari della prima domenica del mese qui a Milano, dopo due sedute di Zazen e un breve studio, e prima della celebrazione della santa messa con gli amici giapponesi nella loro lingua, sostiamo a comporre qualche haiku che poi scambiamo fra di noi. Ciascuno rievoca una scena recente che lo ha emozionato e dà inizio al lavorio di contenere in 5 – 7 – 5 sillabe il tocco essenziale dell’esperienza. La potatura di sovrappiù può durare anche un’ora e, quindi, ecco lo haiku. Con il benevolo permesso degli autori trascrivo alcuni haiku maturati nell’incontro di domenica 5 marzo.

Anna, (Accademia di Belle Arti Brera) evocando la scena di un prato con il primo fiore sbocciato a fine febbraio in una atmosfera umida di rugiada:

Sboccia il fiore
al vento di rugiada
danza il prato.

Camilla (Accademia di Belle Arti Brera) ha sostato ad osservare un albero dal fusto ferito da cui si distillavano gocce:

Cola resina
da taglio di corteccia
ambra diviene.

Alessio (Politecnico) evoca un tramonto infuocato tra pale eoliche in Puglia:

Tramonto del Sud
balenii nel cielo
pale d’acciaio.

Dedico anch’io uno haiku evocando il naufragio di Cutro, dove molta compassione recitata da persone ragguardevoli concerne fino al crimine degli scaffisti, ma non fino a toccare la miseria e l’oppressione da cui i naufraghi fuggivano. Umana invece la compassione della gente comune locale.

Su bianche bare
dal limitless welfare
fredde lacrime.

Un invito: al ritiro di silenzio, digiuno, ascolto e preghiera del sabato santo, 8 aprile, al Carmelo di Concenedo. Negli spazi personali, scrivendo una preghiera, o uno haiku…

p. Luciano


[1] M. Beggio – S. Kimmich, Fukuda Chiyo-ni una donna nella via dell’haiku, Gabrielli editore.

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