Ven 8 Dic 2023 Scritto da Pierinux AGGIUNGI COMMENTO

Un gruppo di giovani ha programmato di trascorrere assieme i quattro giorni del ponte dell’Immacolata (7-10 dicembre) per scoprire il volto, i volti.  Il luogo è l’agriturismo “Fattoria Sant’Andrea” che si estende su una amena collina di San Geminiano, Siena, gestito da Brando, uno dei giovani stessi. Il programma elenca alcuni momenti principali: il silenzio dello Zazen, l’ascolto del Vangelo, la preghiera, la condivisione di esperienze, qualche camminata nel verde sulle tracce della Via Francigena. Momento tutto particolare è l’erezione di una tenda stabile nell’insenatura di una verde collina. Rimarrà come un eremo al soffio del vento per gli ospiti dell’agriturismo, i quali vi potranno sostare nel silenzio dello Zazen, nell’ascolto del Vangelo, nella contemplazione orante.

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    I giovani, una ventina, sono universitari e lavoratori. Ad invitarli a convenire assieme è Isacco, uno di loro, il quale da universitario per due anni ha condiviso il silenzio dello Zazen e l’ascolto del Vangelo nella comunità di Desio. Per lo più non sono giovani che provengono da ambienti parrocchiali che, piuttosto, hanno cessato di frequentare raggiunta la maggior età. Studio, qualche lavoro che provveda un gruzzolo di denaro per qualche acquisto senza appesantire il budget famigliare e, in caso di inondazioni, stivali e una pala in mano ed eccoli correre a spalare fango. Così sono tanti dei nostri giovani che non vanno più in chiesa.  

   Molte coppie confidano a me prete il disappunto che i loro figli già assidui all’oratorio, alla celebrazione eucaristica domenicale e ai sacramenti, tutto d’un tratto al termine dell’adolescenza non frequentano più la chiesa. A queste coppie offro una mia interpretazione del fenomeno, come la colgo dai tanti incontri e conversazioni con i giovani d’oggi. Riassumo la mia comprensione in una breve frase: i giovani d’oggi alla soglia tra adolescenza e giovinezza sperimentano in modo intenso la natura esistenziale della vita umana che si sviluppa in loro. Si scoprono gettati nel tempo e nello spazio con tutto ciò che è loro. Il proprio nome e le tendenze personali sono la loro barchetta con cui si inoltrano nel mare dell’immensità cosmica. Li attrae fare scelte e cose concrete che sentono vibrare nel proprio fisico e nella propria psiche, ma senza apporvi alcun punto finale. Anzi, amano gettare le loro iniziative nel tempo e nello spazio in cui loro stessi si scoprono gettati. A questi giovani il catechismo che dà risposte perfino alle domande che uno non ha ancora percepito, questo catechismo che sa già tutto senza navigare, a loro non parla. Appare come uno stampo a cui dovrebbero conformarsi e in cui acquietarsi. Non amano salire sul barcone, preferiscono rimanere sulla barchetta del loro nome e delle loro tendenze.

   La giovane filosofa Simon Weil desiderò fortemente il battesimo e soprattutto la comunione eucaristica, ma vi fu impedita dalla pesantezza che riscontrava nella chiesa. Eppure negli oratori delle nostre parrocchie quante occasioni di sano divertimento! Ciò non ostante molti giovani cessano di andare in chiesa.

  “Io sono la via, la verità e la vita”, Lui disse. I giovani che, raggiunta la maturità, abbandonano la chiesa, interpellano me sacerdote se non abbia invertito il rapporto tra via, verità e vita, ponendo la verità prima della via. Quindi una chiesa che già prima di camminare, prima di ascoltare, prima di sperimentare, conosce di suo la verità e le sue risposte.  Con le vere risposte già pronte, si atteggia come ascoltasse, ma di un ascolto che semplicemente intende condurre a un punto predefinito. La sensibilità dei giovani al riguardo è molto fine. Capiscono subito se il prete sta ascoltando oppure studiando le mosse.

   Anche nella società si creano prodotti per bisogni che non sono mai nati come bisogni naturali, appunto quelli che nascono percorrendo la via. La società odierna è appesantita dal suo progresso artificiale. Durante l’Avvento a Milano si suole compiere il rito della benedizione delle case. Richiesto anche a me un contributo, ogni giorno vi dedico una mezza-giornata. Evoco un incontro: ad aprirmi la porta è un giovane che subito mi sfreccia un saluto simile: “Sono ateo e non voglio alcuna benedizione da un prete!”. “Va bene! Metto da parte l’essere prete, e come anziano vorrei benedire la tua giovinezza e chiedere a te, giovane, di benedire i miei 84 anni!”. Il giovane non disse nulla e nel silenzio ci separammo. Finito il turno delle benedizioni in quel palazzo, salutai il portinaio. “Don, un inquilino ha telefonato chiedendo se può ripassare!”.  Quell’inquilino: il giovane.

   Fuori dalla via e dall’esperienza del cammino, anche la Bibbia, anche la Chiesa, anche la stessa persona di Gesù rimangono prodotti industriali. Forme senza la vitalità della fede. Gesù lo si incontra lungo la strada, forse quando si inciampa e ci si guarda intorno se qualcuno abbia visto; ed, ecco, quel qualcuno era Lui che ci tendeva la mano. Quanto Egli ha inveito contro quelli che predicano la religione, cacciano demoni e fanno miracoli stando seduti nelle loro sicurezze!

   Domenica 10 dicembre i giovani della tenda sulla collina verde di San Geminiano accoglieranno un prete ottantaquattrenne. L’anziano prete benedirà la loro giovinezza e a loro chiederà di benedire la sua età anziana. Insieme siederemo nel silenzio dello Zazen e quindi condivideremo la comunione eucaristica. Il volto! I volti! Mai un volto identico a un altro! Ogni volto una sorpresa!

   Dalla verità dogmatica alla verità che si rivela camminando! Due giovani sposi andavano a campi e trovarono una capanna. Nacque un bambino: Dio con noi!

Luciano

 N.B. La tenda fu offerta dall’associazione Vangelo e Zen. Un richiamo per chi ama camminare!

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