La stella del mattino – cammino religioso Vangelo e Zen
Milano 10 agosto 2028 – San Lorenzo
Anno 258. Per ordine dell’imperatore Valeriano la nascente comunità cristiana di Roma con il suo vescovo, papa Sisto II, subì il martirio. Solo al diacono Lorenzo fu concesso di sopravvivere tre giorni per raccogliere e quindi consegnare i vasi d’oro della chiesa. Il terzo giorno Lorenzo si presentò all’ufficiale dell’imperatore accerchiato da una fila di poveri. Quindi si offrì al martirio. Era il 10 agosto.
Circa 100 anni dopo Sant’Ambrogio rammentò l’episodio con queste parole: “Lorenzo amministrava il denaro della chiesa; per questo fu risparmiato, nella speranza di avere da lui informazioni sui beni della comunità. Ma Lorenzo, dopo aver distribuito ai poveri i pochi averi di cui la chiesa allora disponeva, si presentò all’autorità romana accerchiato da una folla numerosissima di poveri, storpi e ciechi dicendo: Questi sono i tesori della chiesa!”
Vendere i vasi sacri per soccorrere i poveri? Sant’Ambrogio raccomanda: “Bisogna che non esca di chiesa il vaso sacro nella sua forma, perché la funzione del sacro calice non si trasformi in usi empi. Perciò, prima di tutto, si cercano nell’ambito della chiesa vasi non consacrati; poi ridotti in pezzi, infine fusi, furono distribuiti ai bisognosi in particelle e servirono anche al riscatto dei prigionieri. Se poi mancano vasi nuovi e sicuramente non consacrati, penso che tutti possano essere trasformati senza offesa di Dio, …anche se già consacrati”
Vendere i vasi sacri per soccorrere i poveri? Sant’Ambrogio ammonisce: “Quali tesori più preziosi ha Cristo di quelli in cui ha detto di trovarsi? Così infatti sta scritto: «Ho avuto fame, e mi avete dato da mangiare; ho avuto sete, e mi avete dato da bere; ero pellegrino e mi avete ospitato» (Mt 25,35). E più sotto: «Ciò che avete fatto ad uno di questi, l’avete fatto a me» (Mt 15,40). Quali tesori più preziosi ha Gesù di quelli nei quali ama mostrarsi?”
Le suddette citazioni sono dallo scritto di Ambrogio “I doveri”, riportate nell’ufficio delle letture della festa di San Lorenzo.
Quindi, che il povero, quello vero che ha fame e sete, che dorme sul marciapiede, che è appena uscito dal carcere, il povero che entra in chiesa brancolando, che un tale povero annunci il Vangelo di Gesù più del calice dorato che io sacerdote tengo tra le mani dicendo messa?
C’è una lega di metalli che sembra oro, ma non è oro. È l’ottone. Che molto cristianesimo sia ottone, e non oro? Infatti, ci si posiziona come coloro che si consacrano ad aiutare i poveri; ma non si è i poveri! Chi semplicemente aiuta i poveri non testimonia la radicalità del Vangelo che è: “Beati i poveri, perché di essi è il regno dei cieli” (Mt 5,3).
Esco dal sacro recinto dei vasi sacri e ascolto il Vangelo che è gridato dall’affamato, da chi vive sotto l’incubo delle bombe, da chi consegna il sogno di trovare un lavoro a uno scafista criminale. È il grido che anela alla giustizia, alla pace e alla gioia del regno di Dio, regno sempre invocato ma che appare non avvenire. Ascolto il Vangelo che è grido soffocato di chi giace nella solitudine degli altri e perfino di sé stesso. Mi scopro povero. Sono povero!
È la notte di San Lorenzo! Sul balconcino un alberello di kinkan (è il nome giapponese di questi piccoli agrumi) in fiore. Il profumo delicato di un povero alberello sotto l’immenso cielo stellato!
P.Luciano
Avviso: 27 pm (giovedì) – 30 pm (domenica) agosto si terrà la tradizionale convivenza Vangelo e Zen. Per informazioni:
https://www.vangeloezen.org/2026/07/lettera-vangelo-e-zen-e-iscrizione-alla-convivenza/

Foto di L. Mazzocchi
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