dom 14 Dic 2008 Scritto da Pierinux 1 COMMENTO

lettera

Vangelo e Zen

15-12-2008

dal Vangelo di Giovanni 1,19-27

In questo brano di Vangelo compare Giovanni detto il Battista, perché dopo anni trascorsi nella solitudine del deserto era rientrato tra la gente e predicava a tutti di “girare la mente”, ossia di librarsi dalle fissazioni e guardare altrove; poi invitava a scendere nell’acqua del Giordano e immergersi nella corrente per assaporare quanto è bello lasciarsi purificare dall’acqua pura. Come si vede, ovunque i maestri dello Spirito hanno insegnato la via del distacco dagli attaccamenti, sia in occidente che in oriente. Come dicessero a chi beve acque impure: prova a gustare l’acqua limpida e fresca di sorgente. Del resto anche l’acqua di sorgente altro non è che acqua che si è intorpidita nei tanti usi e che rientra nel ventre della montagna dove rimane silenziosa a lungo, finché sgorga limpida e fresca. Senza il nascondimento e il silenzio non c’è ritornare puri.

Giovanni fa poca fortuna con la sua predicazione, non diventa popolare come chi promette un mondo di balocchi. Dice di se stesso: “voce di uno che grida nel deserto”. Com’è profonda e rigorosamente bella questa espressione. Le voci che allettano risuonano dappertutto: televisione, bar, e anche negli ambienti religiosi. Ma la voce che indica la verità riverbera solitaria nel deserto. In nessun altro posto le voci si percepiscono come nel deserto. La cammella che vaga lontano in cerca di qualche arbusto da brucare ode il sibilo del suo piccolo che la chiama per una poppata di latte, a chilometri di distanza. Nel deserto si odono i suoni sottili e delicati.

Anche noi abbiamo la vocazione a udire la voce nel deserto della nostra anima. E quindi anche la vocazione a essere a nostra volta voce nel deserto. L’augurio quindi di farne esperienza, stando in silenzio quando non abbiamo nulla da dire, perché non sappiamo che dire. Qualcuno pensa che sia un disonore. Allora provoca i rumori. Qualcuno non riesce a dormire senza accendere la televisione. Ci stiamo perdendo i riverberi più puri. Tacere perché non si sa cosa dire è più vero che tacere per prepararsi a dire ciò che sappiamo. Eppure, l’acqua di sorgente, che non si sapeva, è la più fresca. Già sappiamo! Forse una minestra riscaldata.

Ho iniziato la lettura dell’ultimo libro del cardinal Martini: Conversazioni notturne a Gerusalemme (Mondatori). Lo consiglio molto.

Incontri ambito cristiano

  • domenica 14 dicembre, ore 17.00-21.00.
    Ritiro a Roma presso i Camaldolesi di San Gregorio al Celio. E’ il ritiro natalizio, l’occasione di udire la voce nel deserto. Tel 347.4076704 Rosario.
    lunedì 15 dicembre ore 16.30 – 19.30 ritiro a Firenze Tel 333.7032255
  • venerdì 19 dic., 19.00-21.00,
    ritiro natalizio nella nostra chiesa in P.zza Duomo 18 Milano
  • giovedì 18 e sabato 20 sera,
    composizione del presepio in origami e bonsai nella nostra chiesa (vedi sotto)
  • domenica 21 dic., ore 16.00 concerto natalizio. Vedi sotto

Prima di terminare questa breve lettera, a cui allego il programma del concerto natalizio, mi piace far circolare anche a voi due espressioni che Roberto Benigni ha detto in una intervista. Parlando della povertà, con riferimento anche a Francesco d’Assisi, disse: LA POVERTA’ E’ LA MADRE DI TUTTE LE RICCHEZZE. Poi aggiunse un’espressione molto fine, forse non sua, ma una citazione. ALCUNI PRETENDONO DI SAPERE TUTTO, E QUESTO E’ TUTTO CIO’ CHE SANNO.

Auguri. P. Luciano

Programma del Concerto

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Un commento

  1. nando.atram ha detto:

    Talvolta i rumori e le voci sono un segnale del bisogno dell’ uomo di non sentirsi solo, anzi isolato. Se non riesce nel silenzio o nella solitudine percepire la Presenza, non è capace di rimanere solo ha bisogno quondi di un tu a volte (o spesso) anche effimero.
    Il nostro vivere quotidiano è spesso immerso (volenti o nolenti) nel “rumore” non solo fisico, ma anche emotivo, cognitivo…e pur talvolta anche nella consapevolezza della perdita della possibilità di ascolto reale,sembra di vivere in circolo vizioso. E, paradossalmente, si può avvertire la sensazione, che creando dei piccoli spazi di “pratica” si ha ha solo l’ illusione di una “sistemazione” (che termine orribile) della realtà. Ma … chissà forse il deserto dei nostri giorni è questo rumore in cui collocare qualche silenzio fuori del coro, ma…

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