sab 7 Feb 2009 Scritto da Pierinux AGGIUNGI COMMENTO

lettera

Vangelo e Zen

8 febbraio 2009

dal Vangelo di Matteo 15, 21-28

Il Vangelo letto questa domenica a Milano, secondo il rito ambrosiano, è proprio scandaloso. Gesù chiamò “cagnolini” i figli dei non ebrei, ossia dei palestinesi. Ma la donna cananea, una palestinese forte e umile, gli insegnò a vedere tutti i bambini con tenerezza, anche i bambini degli altri che gli ebrei chiamano cagnolini. “E’ vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”. La risposta della donna liberò Gesù dalla catena della sua cultura ebraica e lo educò all’universalità. Un giorno Gesù, cresciuto a Cristo anche grazie alla donna cananea, insegnerà che nel regno di Dio il più piccolo è il più grande. Come può il figlio di Dio avere qualcosa da imparare dagli altri? E’ uno scandalo per chi ambisce a un Cristo e a una chiesa cristiana autosufficiente e potente. I primi cristiani, invece, si gustavano la fisionomia di Gesù che cresceva nel tempo attraverso l’esperienza. In quella crescita scorgevano il rivelarsi della figliolanza divina. “Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” (Lc 2,52): il giorno prima era meno in età, sapienza e grazia davanti a Dio e agli uomini; il giorno dopo era un grado in più. Di lui scrissero ancora i primi cristiani: “pur essendo figlio, imparò l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza…”. La figliolanza divina di Gesù fu perfezionata dalla storia, obbedendo “alle cose che patì”.

In questi giorni siamo tutti amareggiati da una situazione incresciosa: l’accanimento politico e religioso attorno al caso Eluana. Che possa trapassare alla pace in pace! Da dove viene tanta assolutezza e rigidità? Viene dal fraintendimento della verità intesa come fosse qualcosa che né cresce né ha da crescere. Gesù colloca la verità nel bel mezzo fra la via e la vita: “Io sono la via, la verità e la vita (Gv 14,6)”. La verità nasce dalla via e si offre alla vita. Se si blocca nello stadio di verità, è un falso.

Nell’ultima lettera ho annunciato che nella seguente, quindi in questa, avrei dato testimonianza del carisma cristiano. Dovrei accingermi ora ad eseguire questa promessa, ma gli episodi di questi giorni mi hanno così turbato che difficilmente stento a dire. Dissento così radicalmente da quanto viene presentato come posizione cattolica, che descrivere il carisma cattolico in un frangente così agitato mi è difficoltoso. Dissento radicalmente, ossia proprio a livello di comprensione del carisma cattolico, dall’atteggiamento che prelati della chiesa manifestano o ostentano verso la morte. Dissento radicalmente, ossia proprio a livello di comprensione del carisma cattolico, dal fondamentalismo delle loro sentenze e dal loro uso dell’assetto politico al servizio delle loro posizioni. Sono così convinto che il carisma cattolico rende “sorella” la morte, pur dolorosa. Sono convinto che la verità che scorre nel carisma cattolico è storica, amica del dialogo, del rispetto, della varietà di opinioni. Sono convinto che il carisma cattolico è l’esistenza, confluenza del perfetto e dell’imperfetto, del cielo e della terra, dello spirito e della materia, di Dio e dell’uomo. Così convinto, che gli stessi concetti di essere e di non essere mi appaiono come passaggi della mia mente per giungere a risiedere finalmente nell’esistenza.

Cos’è il carisma cristiano o cattolico? Non è ciò che oggi sui giornali è additato come cristiano o cattolico. L’articolo di Vito Mancuso su Repubblica (3 febbraio) dal titolo “Simone Weil la ragazza che sfidò il tiranno”, riporta alcune delle ultime sue parole. Disse: “Credo in Dio, nella Trinità, nell’Incarnazione, nella Redenzione, nell’Eucaristia, negli insegnamenti dei Vangeli”. Quindi la Weil fu radicalmente cattolica. Aggiunse: “Non riconosco alla chiesa alcun diritto di limitare le operazioni dell’intelligenza o le illuminazioni dell’amore”. La Weil non entrò formalmente nella chiesa cattolica perché non vi riconobbe il carisma cattolico. Non vi trovò il profumo e il sapore che promana dall’intimo dell’esistenza; ma piuttosto uno schema per un paradigma cattolico importato da fuori, da difendere con i con le prescrizioni e l’autorità della gerachia, appunto perché non nativo ma alieno.

Ho spedito a Vito Mancuso una mia riflessione che egli inviò a Repubblica. Non è stata pubblicata. Chi vuole, la trova su questa stessa pagina.

Incontri

  • Sabato 7 feb. Ore 09.00-12.00 ritiro settimanale a Desio Tel 0362.300350/338.1011101
  • Lunedì 9 feb. ore 16.00 – 19.30 ritiro a Firenze Tel 333.7032255; 21.00 – 22.30 meditazione sulla spiritualità paolina presso la chiesa San Martino a mensola.
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