ven 27 Mar 2009 Scritto da Pierinux Commenti disabilitati su Lettera Vangelo e Zen

lettera

Vangelo e Zen

Vangelo secondo Giovanni 11, 1-53

29 marzo 2009

Giacchino da Fiore afferma che il valore dei testi sacri non è la scrittura, ma l’interpretazione della stessa. In altre parole, che vale conoscere la lettera di una scrittura se non si sa filtrare il senso che contiene? Il lungo racconto della risurrezione di Lazzaro, il Vangelo di questa domenica, ci sfida proprio circa questa capacità interpretativa. Infatti, è questo un brano piuttosto lungo e pesante; e non vi appare dove vuole condurre. Subito viene da interpretare che Gesù ha la facoltà divina di far risorgere un amico morto; ma non si capisce come ciò sia Vangelo, ossia lieta notizia per ogni uomo. In particolare per quelle giovani madri da me conosciute, che volevano ancora vivere qualche anno per finire il dovere di allattare i bambini, ma il tumore inesorabilmente le ha falciate via. Un piacere fatto ad un amico perché amico, nel caso Lazzaro, e negato a quelle mamme, o ai bambini affetti da leucemia, sa di qualcosa ben lontano dal Vangelo. Giovanni che dedica tutto il capitolo 11 del suo Vangelo alla risurrezione di Lazzaro, nel capitolo 12 afferma parole che scendono nel cuore come balsamo che allieta il destino di morire. “In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna” (Gv 12,24-25). Come mai Gesù, che davanti alla sua morte ha esclamato: “E’ giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’Uomo”, ha fatto risorgere il suo amico Lazzaro, destinato a morire una seconda volta? Come interpretare questo Vangelo?

Tutti concordiamo che questo Vangelo sia un insegnamento sulla risurrezione. Molti pensano che riveli ciò che la risurrezione è: ossia un atto dell’onnipotenza di Dio, un miracolo, possibile a Gesù figlio di Dio. Ricordo, invece, che l’amico e monaco dello Zen Jiso vi interpretava proprio il contrario: questo Vangelo ci dice che cosa non è la risurrezione. Probabilmente gli veniva in aiuto la credenza diffusa nelle culture religiose orientali, secondo cui la risurrezione o la rinascita a come si era prima di morire è la disgrazia che spetta a chi è morto non ancora verificato per la vita eterna. Certamente la risurrezione che è il perno che tiene assieme tutti i messaggi del Vangelo non è quella di Lazzaro. E’, invece, quel morire tutto del seme che cade nella terra e quindi risorge come una spiga piena di tanti frutti tutti nuovi. Anche Lutero riconosce che il Vangelo ci comanda delle virtù che l’uomo non riesce a mettere in pratica, affinché dall’esperienza del peccato l’uomo giri di 180 gradi la sua visione di fondo: dalla filosofia dei 99 giusti così perfetti che non hanno nessun errore da riparare, all’umile fede del peccatore che ogni giorno si converte. Il peccatore convertito è, nel Vangelo, l’uomo che ha la qualità più nobile, vera, umana, profumata. Tra peccato e grazia avviene la risurrezione.

Già nel 1100 Gioacchino da Fiore diceva che il testo evangelico va “evacuato” affinché l’energia evangelica venga assorbita. Certamente oggi chi ha la sua sede nella chiesa, come il sottoscritto, avverte enormemente il peso di tante forme e scritture (dogmi) che non sono state evacuate, per cui oggi si cammina pesanti, costipati. Una chiesa che non sa morire non sa risorgere. Oppure risorge sempre la stessa, non a vita nuova. E’ il dramma di tutto il Cristianesimo in tutte le sue forme: ortodosso, protestante, cattolico. In crisi c’è la struttura di fondo su cui abbiamo appeso i messaggi evangelici. Abbiamo appeso il Vangelo alla struttura che tutto “struttura” per la visione del profitto materiale e spirituale. In questa visione la risurrezione è il raggiungimento di un merito e di un premio. C’è un’altra visione: la risurrezione come la fisionomia ordinaria di tutto ciò che esiste: la risurrezione come l’anima intrinseca che conduce ogni esistente a nascere, crescere e morire, obbedendo alla sua legge interiore a non esistere per se stessa. Allora, la morte è l’altro modo per dire risurrezione e viceversa. L’episodio di Lazzaro conduce a interpretare la risurrezione come un miracolo. Eppure Paolo scrive: “Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato” (1 Corinzi 15,13). Adduce la risurrezione sempre in atto in tutto ciò che esiste come prova della risurrezione di Gesù.

Silenziosi osserviamo il dramma di oggi, così intensamente da percepire dentro la legge che tutto conduce a morire la vibrazione della risurrezione che sta avvenendo, dentro di noi, nel mondo. Sarà ovvio credere la risurrezione di Gesù. Come Paolo!

Incontri

  • 20 marzo in un parrocchia di città, 21 marzo al Santuario di Mote Berico Vicenza, testimonianza sulla spiritualità dei martiri cristiani giapponesi (p. Luciano) Tel 0444.288399
  • sabato 28 marzo: ritiro del Sabato a Desio , eucaristia ore 09.00-12.00
  • sabato 28 marzo, nel duomo San Lorenzo di Mestre (piazza Ferretto) ore 20.45 testimonianza sul Cristianesimo in Giappone (p. Luciano)

ritiro del sabato santo a Desio (11 aprile)

Il sabato santo è il giorno propizio per meditare il mistero pasquale – il passaggio – che permea la nostra esistenza nel legame vita e morte. A tutti l’invito a partecipare al ritiro organizzato nella Villa Vangelo e Zen di Desio, con inizio alle 08.00 e termine alle 18.00. La mattinata sarà dedicata allo zazen, il mezzogiorno al lavoro nel giardino, il pomeriggio alla meditazione sul vangelo. Durante il ritiro sarà praticato il digiuno.

E’ possibile arrivare il venerdì sera e rimanere anche la domenica e il lunedì di Pasqua, pernottando nella Villa. Nelle lettere settimanali seguenti saranno date informazioni più precise.

Questo avviso perché anche tu possa verificare la tua partecipazione.

p.Luciano

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